Specchio, di fronte

Giulio Marzaioli

Nei suoi “quadri specchianti” Michelangelo Pistoletto azzarda il massimo grado di oggettività raggiungibile attraverso un’opera. L’immagine fotografica ricalcata o serigrafata su sfondo riflettente (quasi sempre acciaio inox lucidato) produce un’immersione dello spettatore (e quindi del presente) all’interno dell’opera che a sua volta offre prospettive di attraversamento ambigue (sospese tra realtà dell’osservatore e virtualità dell’immagine):

Su altro fronte leggiamo uno stralcio da un testo di poetica scritto da Alessandro De Francesco: “Mi sembra di poter dire che nei miei testi gli oggetti, i concetti e gli eventi vengono spostati ai limiti dello spazio, al di là delle loro funzioni simboliche e semantiche ordinarie, per differenza rispetto a una quotidianità che è comunque detta”. Nelle intenzioni, quindi, non è la metafora il meccansimo di trasfigurazione, bensì la modalità di riproposizione della realtà, la ri-codificazione di una sintassi che non inventa l’oggetto, bensì lo inquadra in una prospettiva ulteriore. La chiave per entrare nel corpo della realtà, senza doverne esumare la salma, è dunque la ri-nominazione. E in questo modo si investe la realtà di un credito, di una capacità creativa (ri-congiungendo il nome alla cosa, la cosa a sua volta reagisce al proprio nome):

viene dentro

forse negromanzie dai tubi del deumidificatore
ai piedi del letto

tessuto organico     si dilata
nella stanza                occupa spazio

L’esperienza (le cose di una vita) si compie nel testo, anzi il testo è l’esperienza dal momento che non c’è una realtà altra evocata né suggerita. E, in fin dei conti, non è la realtà ad interessare, bensì la/e possibilità di individuazione delle varie dimensioni che un dato può offrire oltre la sua mera definizione (il secondo libro di De Francesco, in fase di stampa, si intitola appunto Ridefinizione), esattamente come di fronte ad un quadro specchiante (il testo è in immagine per rispettare il formato voluto dall’autore):

In altre sedi si è scritto in merito all’aspetto formale dei testi di De rancesco. Qui si vuole solo notare come all’interno dello scarto (dell’a capo così come nello spazio bianco che separa parole sulla stessa riga) avviene qualcosa. E’ l’evento sottratto alla visione, ciò che nel montaggio filmico si intuisce e che produce la sequenza successiva (a tale proposito, anche in merito al legame di questa scrittura con il cinema di David Lynch si è già potuto argomentare) e che tuttavia, per mezzo della sua sottrazione, invita il lettore/spettatore a creare a sua volta la propria realtà all’interno del testo. Ancora una volta un quadro specchiante, quindi:

Giulio Marzaioli

[già su www.poesia2punto0.com]

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