Le tante strade della poesia dei marginali

Marco Giovenale

Avagliano ripubblica un’antologia ormai introvabile: Dal fondo. La poesia dei marginali, curata da Carlo Bordini e Antonio Veneziani (pp. 192, Euro 13). A distanza di trent’anni – tanti ne sono passati dalla prima edizione Savelli – va detto che poche cose come le parole del margine hanno altrettanto e anzi maggiore bisogno di essere cercate daccapo, (ri)ascoltate, diffuse, amplificate. Anche a contrasto con la stanchezza e la sordità sia dell’ambiente poetico sia del tessuto sociale aggredito e ridotto (proprio in questo trentennio) in brandelli isolati, muri muti.

È forte precisamente il valore politico di questa ristampa. È un libro necessario quanto la voce non corale né prevedibile dei molti che vi compaiono: innanzitutto gli autori (anonimi o chiusi in un nome di battesimo): tossici, folli, bambini, emarginati. Ed è sottoscrivibile l’analisi dei curatori, che firmano una prefazione da considerare ancora oggi un esempio di onestà, senza «esaltazione acritica» né «paternalistico compiacimento». La poesia dei marginali è «spesso povera di immagini e di musica» – scrivono – tanto quanto è «atto di vita» e «gesto», ovvero segno non vinto e insieme disperato di chi ha alle spalle le visioni del ’68, in frantumi, e si trova nel freddo della violenza, di quel veleno bianco che chiude gli anni ’70 e inaugura non a caso un decennio di restaurazione e Spettacolo.

Nelle pagine di Dal fondo, come in una serie di fotogrammi notturni, si leggono via via – divise in sezioni – poesie di omosessuali, eroinomani, prostitute/-i, carcerati, pazzi, militanti, donne, bambini, operai. Chiudono il libro alcune postfazioni o annotazioni di Renzo Paris, Laura Di Nola, Riccardo Reim, Ivana Nigris, Gino Scartaghiande, Enza Troianelli, Djami, Marzia Mealli, Roberto Roversi.

Questa molteplicità di voci riportate e di attenzioni critiche (o lampi informali di prosa) è un altro tratto specifico del libro. Così come è percettibile nei testi un elemento su cui si concentra la prefazione di Emanuele Trevi: il narcisismo inteso non come centralità di un ego viziato, ma come dispendio di tempo, cura ed eccellenza-eccedenza del corpo/individuo, forza verbale della vita singola, concreta, carnale. Diffratta in molte esperienze. La poesia dei marginali è una rete di vie: come Roma – nella poesia di un bambino – «ha tante / strade ma anche poche».

Marco Giovenale

[ recensione al libro Dal fondo. La poesia dei marginali (a cura di Carlo Bordini e Antonio Veneziani, Avagliano, 2008), uscita – con il titolo redaz. Voci marginali in una ristampa – in «il manifesto», 4 aprile 2008, p. 13 ]

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