Mese: gennaio 2012

Recensione a Nicola Ponzio, Gli ospiti e i luoghi (Nuova Editrice Magenta, 2005)

Giampiero Marano

 

Nicola Ponzio pubblica la sua raccolta d’esordio, Gli ospiti e i luoghi, all’età di quarantaquattro anni. In effetti, e sia detto prescindendo dal semplice dato biografico, una peculiarità certa di questo poeta è la paziente determinazione nell’attendere, o meglio nel costruirsi il momento indiscutibilmente giusto per parlare, soppesando in modo quasi ossessivo le parole, la loro collocazione nello spazio geometrico del verso. Continua a leggere “Recensione a Nicola Ponzio, Gli ospiti e i luoghi (Nuova Editrice Magenta, 2005)”

Recensione a Nicola Ponzio, Gli ospiti e i luoghi (Nuova Editrice Magenta, 2005)

Massimo Orgiazzi

Tra la considerevole produzione letteraria che ci è dato di affrontare, incontriamo pubblicazioni di poesia il cui percorso è fortemente intriso di citazione, recupero, trasposizione. Molte di esse sono concepite in questo modo per darne un aspetto colto e spesso vi si avverte una componente artificiale, di fattori giustapposti e non bene integrati. Poche altre sono le opere che sanno fare della scrittura un lavoro autentico e al contempo profondo, capace di ospitare; di essere plurali e di cogliere, con modestia ma onestà intellettuale, un respiro ampio di tematiche che rendono l’ensemble un proficuo grano di attualità dell’umano. Una di queste è senz’altro l’opera prima di Nicola Ponzio, poeta e artista visivo. Ne Gli ospiti e i luoghi questo accade attraverso un percorso che si arrischia nella proposizione di un lungo poemetto iniziale che occupa quasi metà raccolta. Già la forma ripropone formule che affondano nella tradizione e offrono una modalità, se pure in forma libera e spesso enigmatica, che consente di aprirsi nella lettura a interpretazioni potenzialmente narrative e per ciò stesso predisposte a raccogliere una pluralità di aspetti umani, artistici e creativi. Il poemetto è intitolato Il falegname Zimmer, chiaro riferimento (prudentemente richiamato da una nota al fondo della raccolta) al singolare “personaggio” che dal 1806 al 1843 ospitò nella sua casa, la celeberrima “torre” sul Neckar, Friederich Hölderlin. Come dice la stessa nota, nel poemetto in due parti vengono evocati i giorni della “trasparente follia” del poeta, in una sorta di immaginario dialogo tra la voce dell’autore, di Hölderlin e del suo ospite. Appare chiaro come la riflessione in versi di Ponzio vada a concentrarsi sì sull’esperienza del poeta trasposta nell’attualità, ma anche come questa apra una speculazione sul rapporto tra psicopatologia e creatività: un’indagine che affronta le tematiche del «destino, del senso dell’essere e dell’alterità» in un modo che lascia poco spazio a fraintendimenti. E’ l’uomo contemporaneo ad essere sotto esame, inseguito dall’arte come da una sua propria creazione sempre meno intermediata con le tecniche, sempre più singolarità alla quale è difficile sottrarsi senza compromettere il proprio rapporto con la realtà circostante. Continua a leggere “Recensione a Nicola Ponzio, Gli ospiti e i luoghi (Nuova Editrice Magenta, 2005)”

Recensione a "Materiali di un'identità" di Mario Benedetti (Transeuropa 2010)

di Massimo Gezzi

«L’esperienza è la messa in questione (alla prova), nella febbre e nell’angoscia, di ciò che un uomo sa del fatto di essere». Così scriveva Georges Bataille nelle prime pagine dell’Esperienza interiore (1943) e così, semplificando un po’, potremmo definire questi Materiali di un’identità di Mario Benedetti (Transeuropa 2010), libro spurio e composito che segue l’enigmatico Pitture nere su carta del 2008. Partendo dal pensiero di Bataille e dell’amato Michelstaedter, nonché dai versi e dalle esperienze umane e tragiche di Apollinaire, Rilke, Celan, Salvia, Benedetti compone in queste pagine un mosaico di riflessioni, versi inediti, prose o materiali ibridi come l’intervista, disponendoli in una forma al contempo conchiusa e inafferrabile, in un progetto che nega se stesso nel momento in cui si realizza. Lo sfondo teorico da cui emerge questo libro è da una parte, dunque, il concetto di dépense di Bataille (l’erotismo e la poesia – e per Benedetti tutti i Materiali che compongono questa opera – come sacrificio di sé o della parola nel dispendio improduttivo); dall’altra la «pretesa dell’assoluto» di Michaelstaedter che conduce alla persuasione, distruggendo le illusioni della rettorica, prima fra tutte l’«illusione della persuasione». Continua a leggere “Recensione a "Materiali di un'identità" di Mario Benedetti (Transeuropa 2010)”

I versi in sigla di Alessandra Cava


Niva Lorenzini

Mi si chiede di tanto in tanto di indicare quel che penso della poesia che si produce in questo difficile, protratto avvio degli anni 2000 (e siamo già al 2011, con un decennio abbondante alle spalle), e ogni volta mi trovo a rispondere che è la poesia dei giovani o giovanissimi quella che più mi interessa. Ne sono sempre più convinta.

Sufficientemente lontani dai nonni, dai padri, dai fratelli maggiori, che però hanno letto e metabolizzato a dovere, sufficientemente esperti di ciò che capita nell’orizzonte italiano e internazionale, sufficientemente pratici del rapporto tra diversi linguaggi espressivi, che spaziano dalla letteratura al cinema, dalla musica al fumetto, dalla filosofia alla scienza alle arti, la loro scrittura è spesso spiazzante rispetto a categorie in auge ancora a fine Novecento, e resta in buona parte da indagare. E’ una scrittura tutt’altro che naïve, tutt’altro che immediata e irriflessa, tutt’altro che ‘innamorata’ della parola, sia che interferisca con la prosa (non lo scrivo a caso, sto proprio pensando alla Prosa in prosa di Inglese, Bortolotti, Broggi, Giovenale, Zaffarano, Raos, e a molti tra i testi antologizzati nel recente spoglio dei Poeti degli Anno Zero presentato da Ostuni sul numero 30 della rivista “L’illuminista”), sia che si dia parcellizzata in versicoli mutili, in schemi contratti pronti a disgregarsi. Continua a leggere “I versi in sigla di Alessandra Cava”

Recensione a Gilda Policastro, “Antiprodigi e passi falsi” (Transeuropa, 2011)

 Antonio Loreto

È nella paralisi, in un tempo e in uno spazio impediti, che la poesia di Gilda Policastro proposta in Antiprodigi e passi falsi (per “Inaudita” di Transeuropa), trova la sua dimensione. Uno spazio bidimensionale e patologicamente ospitale, quello disteso di un corpo malato costretto a letto (M’ama non m’ama, tra le altre), o di un corpo d’inetto che sceglie – per sfuggire alle costrizioni sociali o biologiche, per non (saper) aderire alla vita comandata – di aderire immobile ad un pavimento (Hora). E il tempo, per parte sua, consiste nello scorrere molto rallentato del cursore: avanti e indietro a contemplare una pretesa reversibilità, dove le cose che accadono, i rapporti che si stringono, si percepiscono accaduti e stretti in un’ora magari dilazionata, come si legge, ma continuamente rovesciata, colma di “incontrarii”, e di umori – non diciamo quali – che ancora mentre inondano sono rappresi. Lassi di tempo che si contraggono così in un punto, cioè in uno spazio finalmente invivibile. Continua a leggere “Recensione a Gilda Policastro, “Antiprodigi e passi falsi” (Transeuropa, 2011)”

Recensione a Alessandro Broggi, "coffee-table book" (Transeuropa, 2011)

Marco Giovenale

Che cos’è un “coffee-table book”? Un libro assimilabile alle riviste da aeroporto, da sala d’aspetto, sostanzialmente l’equivalente del modo di essere di certa ambient music. Non proprio o non soltanto un “oggetto d’arredamento”, ma pure l’installazione di un concetto o di una procedura al posto di un textus, un’inclinazione o modo (appunto), invece di un oggetto, invece di una tessitura che si pretenda conclusa-profonda, durevole, complessa. Non sarà allora un… volume da scaffale-scrigno, ma una superficie da consumo veloce e distratto, da sfogliare al caffè, precisamente. È allora questo, anche, il senso del testo più recente di Alessandro Broggi, autore già noto per diverse avventure testuali nel campo di una sperimentazione che – in poesia come in prosa – abbassa a zero o sotto zero la temperatura narrativa, e al più mima una (apparenza di) lirica soltanto per mostrarne le nervature fragili, elevando al quadrato l’ironia dei versi, il tono neutro, la natura epidermica di opere all’apparenza non strutturate. “Mi piace l’idea che tu non debba raggiungere alcuna profondità per godere di qualcosa”, recita – fra l’altro – l’epigrafe da Tobias Rehberger che apre la sequenza di poesie coffee-table book, fascicolo di testi che proprio con questo titolo Broggi pubblica ora nella collana Inaudita, di Transeuropa (accompagnato da un geniale-giocoso cd di Gianluca Codeghini, There’s nothing better than producing sounds, in sintonia e dialogo – sul fronte sonoro – con le pagine del testo).

Quelle che Broggi propone sono “ventisei quartine regolari, costruite con versi stringa che sono sintagmi-stemmi Continua a leggere “Recensione a Alessandro Broggi, "coffee-table book" (Transeuropa, 2011)”

Note livide, tracce tecniche, nearly bgmole: Gherardo Bortolotti

Antonio Loreto

Per vivere molto, bisogna
vivere la vita altrui.
(C. Dossi, Note azzurre, 68)

opinioni differenti circa l’azzurro.
(G. Bortolotti, Tracce, 10635)

 

Il dinamico lavoro letterario di Gherardo Bortolotti, iniziato in rete una decina di anni fa e tuttora online[1], si concede di tanto in tanto qualche istantanea, di stabilirsi cioè nella forma del libro, come quando nel 2008 viene autoprodotto l’e-book Tracce, che trascrive i post pubblicati pressoché giornalmente dal luglio 2005 al settembre 2008 sul blog Canopo. La pagina si offre come una successione di brevi frasi perlopiù prive di autonomia sintattica[2] (ché di una frase di tal fatta consisteva il singolo post) progressivamente numerate a partire da 10067. Quelle che seguono rappresentano qualche caso esemplificativo:

10079. donne che attraversavano, come amazzoni, il mio campo visivo.
10442. guy debord.
10568. la realtà, i suoi operatori autorizzati.
10676. evergreen concettuali, standard di pensiero buoni per ogni occasione, come: «è colpa loro», «se potessi fare quello che voglio», «non meritavo di soffrire».[3]

Un linguaggio insolito per le lettere italiane, come si vedrà, che tuttavia rimanda – prima che ad altri più o meno recenti, in particolare di lingua inglese[4] – a un modello nostrano di un secolo, un secolo e mezzo fa, mostrando una somiglianza formale piuttosto sicura con qualche non rarissima nota azzurra di Carlo Dossi, di quelle che si sottraggono al predicato diaristico da una parte e aforistico dall’altra, risparmiando al lettore sia vicende strettamente particolari sia pretese di sapienze universali (con il loro valore di verità), per rimanere constatazioni, annotazioni, essenziali appunti di lettura e di scrittura ad uso dell’autore: Continua a leggere “Note livide, tracce tecniche, nearly bgmole: Gherardo Bortolotti”

Recensione a Giulio Marzaioli, "Voci di seconda fase" (Arcipelago, 2010)

Marco Giovenale

Il piccolo libro di prose che Giulio Marzaioli pubblica nella collana ChapBook delle edizioni Arcipelago, intitolato Voci di seconda fase, fa riferimento al progetto – appunto in “fasi” – iniziato dall’autore circa due anni fa con la plaquette Moduli di prima fase (La camera verde) e proseguito recentemente con un ulteriore segmento, non cartaceo ma online: Fusione di terza fase (http://www.fusionediterzafase.it), opera costituita da un video – a cura di Michele Zaffarano – in cui compaiono frammenti in asincrona lettura d’autore, provenienti dai precedenti passaggi della macro-opera testuale.

Come è esattamente configurato il progetto? Quello delle Fasi è un lavoro che si struttura (e destruttura – e riplasma) nel tempo. È un’installazione verbale che agisce sui propri elementi ricombinandoli, riconfigurando sé a ogni nuova uscita. Il primo libro, con le prose del citato Moduli, era costituito da frasi e cellule nominali ripetute, variate, mutanti. La seconda fase, quella appunto del libretto di nuove prose brevissime intitolato Voci, pubblicato da Arcipelago, ha portato Marzaioli a confrontarsi non più (non solo e non tanto) con le tecniche di cut-up e riscrittura che pure connotavano i Moduli, ma addirittura con una perdita di identità soggettiva, autoriale, dello scritto. Le “voci” che intervengono sono infatti  – in lacerti e accenni – quelle che l’autore ha intervistato, registrato e trascritto, per poi montarle riducendo drasticamente (ma non interamente) la propria azione appunto autoriale, ‘creativa’, assertiva. Continua a leggere “Recensione a Giulio Marzaioli, "Voci di seconda fase" (Arcipelago, 2010)”

Recensione a Nicola Ponzio, "Gli ospiti e i luoghi" (Nuova Editrice Magenta, 2005)

 

Massimo Orgiazzi

Tra la considerevole produzione letteraria che ci è dato di affrontare, incontriamo pubblicazioni di poesia il cui percorso è fortemente intriso di citazione, recupero, trasposizione. Molte di esse sono concepite in questo modo per darne un aspetto colto e spesso vi si avverte una componente artificiale, di fattori giustapposti e non bene integrati. Poche altre sono le opere che sanno fare della scrittura un lavoro autentico e al contempo profondo, capace di ospitare; di essere plurali e di cogliere, con modestia ma onestà intellettuale, un respiro ampio di tematiche che rendono l’ensemble un proficuo grano di attualità dell’umano. Una di queste è senz’altro l’opera prima di Nicola Ponzio, poeta e artista visivo. Continua a leggere “Recensione a Nicola Ponzio, "Gli ospiti e i luoghi" (Nuova Editrice Magenta, 2005)”

Contact, interstice, supplément : modalités d’écriture pré-grammaticale chez André du Bouchet

Alessandro De Francesco

Pubblico qui di seguito un saggio inedito di teoria letteraria a partire dall’opera del poeta francese André du Bouchet (1924-2001), scritto per l’edizione 2010 della convention annuale degli studiosi di letteratura francese del XX e XXI secolo, tenutasi a Toronto, Canada. Continua a leggere “Contact, interstice, supplément : modalités d’écriture pré-grammaticale chez André du Bouchet”