Nota su "Una piccola tabaccheria. Quaderno di traduzioni" di Franco Buffoni, Marcos y Marcos, 2012

di   Vincenzo  Frungillo 

 

Mentre si attende l’uscita del suo ultimo lavoro in prosa, Il servo di Byron, possiamo leggere il nuovo Quaderno di traduzioni di Franco Buffoni, dal titolo Una piccola tabaccheria, edito dalla casa editrice Marcos y Marcos nel mese di Febbraio, 2012. Un quaderno che segue di tredici anni Songs of Spring, prima raccolta di traduzioni d’autore. Come lo stesso poeta ci ricorda e ci chiarisce nella premessa al testo, nel suo caso non si può parlare di sole traduzioni, ma di “imitazioni (certamen, aemulatio, imitatio)”, perché, scrive Buffoni, “l’unico modo che conosco per rapportarmi a un altro poeta è quello di incontrarlo ‘poieticamente’ su un dato testo”. Simile in questo a quanto diceva il filosofo e saggista tedesco Benjamin a proposito del compito del traduttore: “Perciò la sua lingua [del traduttore] può, anzi deve agire liberamente nei confronti del senso, per non riprodurre l’intentio di quello, ma come armonia, come integrazione alla lingua in cui quell’intentio si comunica, far risuonare il proprio genere di intentio“. Infatti, per esprimere il suo tipo di relazione con gli autori tradotti, Buffoni usa il termine “lealtà” e non “fedeltà”, perché “il termine fedeltà connota guanciali, lenzuola e sotterfugi; il termine lealtà due occhi che fissando altri occhi dichiarano amore ammettendo un momentaneo tradimento. Sono stato leale alla tua altezza poetica, tradendoti qui e qui e qui: l’ho fatto per restare il più lealmente possibile alla tua altezza. Questo è ciò che dico ogni sera ai poeti vivi e morti coi quali cerco di intessere il dialogo poetico”. E le poesie e le prose che Buffoni incontra in questo Quaderno sono tra le più varie: dagli amati poeti in lingua inglese, Shakespeare, Byron, Wilde, Kipling, Auden, Joyce, all’irlandese Heaney (bello e intenso il saggio di quest’ultimo dedicato ad Osip Mandelstam), dallo svedese Transtroemer (che Buffoni ha contribuito a far conoscere in Italia prima ancora che fosse insignito del Nobel per la letteratura nel 2011), ai francesi Rimbaud, Verlaine, dagli spagnoli Neruda e de Ibarbourou, al portoghese Saramago, fino all’arabo Hafez.

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