Nel corpo della poesia. Recensione a "Le qualità" di Biagio Cepollaro

Giorgio Mascitelli

Biagio Cepollaro ha evidenziato nel corso degli anni una crescente sobrietà nel ricorso alla sua pur fornitissima cassetta degli attrezzi poetici. Tale rarefazione non  funziona  soltanto come una sorta di rasoio di Occam poetico in favore di un stile sorvegliato, ma è una ricerca dell’essenzialità come finalità etica ed estetica del suo fare poetico. Da questo punto di vista l’ultima raccolta Le qualità (Roma, 2012, La camera verde, euro 20) rappresenta un ottimo esempio:  si tratta di poco meno di un centinaio di brevi poesie divise in quattro sezioni più una introduttiva, che mettono cavalcantianamente in scena il corpo  del poeta come personaggio  della poesia. Il corpo con questa mossa  è il soggetto delle immagini e dei discorsi e contemporaneamente è l’oggetto del commento lineare quasi fenomenologico della voce enunciante in uno spazio che potremmo definire, specie nelle prime due sezioni, di sospensione, nel senso di epoché,  del contesto psicologico e invece meticoloso nella definizione delle dinamiche materiali: si capisce che vi è stata una rottura gravosa, difficile di un rapporto di coppia ( ora ci si pente di quella confusione/cellulare e si vorrebbe che il confine fosse/ stato  poco osmotico….) che viene evocata con  precisa elencazione degli stati d’animo provati senza ridondanze emotive( per es. la serie delle poesie sull’odio) e un successivo movimento ascendente riportato in maniera altrettanto rigorosa. Questa quasi asettica compostezza (il corpo si rende conto che senza secernere un po’/di gentilezza non offre spazio né accoglimento/in cui l’umano possa trar conforto dallo specifico/delle sue peregrinazioni: è come se uno dovesse/simulare l’arco aperto del porto che ferma/ il mare ma che non trattiene tempesta o male /ma lui non può:…) non significa naturalmente che l’autore di Scribeide si sia convertito all’ècole du regard, bisogna invece leggerla alla luce di quello che è il metatema sotteso a tutto il percorso poetico di Cepollaro: il tentativo di dar conto dell’esperienza, che non può che essere personale, senza cedere alle lusinghe dell’uso dell’io poetico, sentito come potenziale vettore di consolazioni narcisistiche e di manierismo poetico. Ora si capisce che incontrando l’esperienza un tema ad alta tendenza lirica come  quello della caduta e della salute d’amore, Cepollaro confidi solo nell’oggettivazione più rigorosa per non incappare nei tranelli dell’io poetante.

Proprio in questo senso è utile aggiungere sommariamente alcune osservazioni sull’apparato stilistico retorico del libro. Innanzi tutto molte figure di comparazione in senso ampio sono caratterizzate, pur nel quadro fondamentale dell’accuratezza lessicale, da una tendenza al materiale, al blandamente autoironico e all’abbassamento antidrammatico (il corpo dovrebbe dirsi che la tana che lui è/per se stesso non è al momento penetrabile/dal maligno che si muove al sicuro: è il pensiero/ che punta al primo sole come al vero nuovo//il resto è a misura di corpo ed affrontabile/ come fosse un sentiero divisibile sempre/

in parti passaggi e se piove di colpo in rifugi).  In particolare il modo linguisticamente simile in cui vengono presentate le iniziative pratiche e quelle interiori per far fronte a una separazione come una serie di atti dovuti produce un effetto antistereotipico nella rappresentazione del dolore. Analogamente il ricorso alla spezzatura in brevi poesie quasi del tutto prive di punteggiatura, (l’unico segno che ricorre sono i due punti, cioè la punteggiatura della specificazione, della descrizione) conferisce al discorso un tono di veloce messa a punto di un problema, che non è mai sentenzioso, e quand’anche tende a condensarsi in una massima,  ha sempre la forma e dunque la sostanza della necessaria conclusione logica di un ragionamento (il corpo dopo aver perso pensieri e liquidi si reintegra/lasciando che l’acqua inondi i tessuti e venga lentamente/assorbita e ricombinata in complessiva attesa di prodigio/a questo i muscoli sono chiamati ora che immobili/si distendono lungo la banchina del divano quasi già pronti/a scattare: è questo il profumo che domani vorrà sentire). In realtà l’operazione sui registri è molto più complessa, proprio perché apparentemente semplice, ma non c’è spazio per fare un’analisi del genere. C’è spazio invece per dire questo che ne Le qualità al pari di ogni altro libro di autentica invenzione poetica le formule descrittive sono delle semplificazioni che si giustificano solo come inviti alla lettura, perché per essere precisi bisognerebbe andare con il bilancino, anzi con il saggiatore per osservare con sicurezza la chimica compositiva di ogni testo.

Giorgio Mascitelli

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