Mese: ottobre 2012

Andrea Longega, El tempo de i basi (d’if, 2009)

di Manuel Cohen

Escono nella collana i miosotìs per le Edizioni d’if, curate a Napoli da Nietta Caridei, i versi veneziani di Andrea Longega (1967), giunto alla terza raccolta neodialettale. El tempo de i basi, Il tempo dei baci, nucleo germinale di un lavoro di più ampio spettro a cui il nostro attende, deriva e parte dal nervo scoperto della scomparsa della madre, a cui il libro è dedicato, per attraversare un tempo differente e immedicabile di affetti e relazioni. Nel corso della lettura, più volte sono stato tentato dall’accostamento a un piccolo e fecondo libro di Eduardo Galeano, Il libro degli abbracci, dove l’esperienza della scrittura coincide con la funzione terapeutica. C’è stato un tempo, per Longega, il tempo dei baci, o c’è , perdura come pratica degli affetti e del dolore lenitivo, attraversa le cliniche e le stanze nosocomiali della sofferenza familiare e privata, perché: ‘solo ciò che è ben descritto/ si potrà, dopo, cancellare’, Continua a leggere “Andrea Longega, El tempo de i basi (d’if, 2009)”

Fabio Pusterla, Corpo stellare (Marcos y Marcos, 2010)

di Franca Mancinelli

Ai confini di Corpo stellare, l’ultimo libro di Fabio Pusterla, ci sono ali e acque. Ali che segnano la direzione di rotta, piccole e fragili ma capaci di «calare nel buio», di andare «controcorrente». Acque dove sporgersi, dove scendere e leggere il segreto di qualcosa che sempre si muove. Ed è proprio un segno, una traccia di cammino ciò che custodisce questo libro ampio e che pure sembra continuare ad espandersi sotto gli occhi del lettore, come obbedendo ad un meccanismo inconsapevole, di continua generazione, ad uno slancio che non deve smettere di portarci. Continua a leggere “Fabio Pusterla, Corpo stellare (Marcos y Marcos, 2010)”

Una piccola nota, per Roversi

Marco Giovenale

A ragionevole distanza di tempo, qui una piccola nota sulle note che ho letto su giornali, in rete e altrove, in occasione della scomparsa di Roberto Roversi.

Ho – un po’ in tutte e certo in molte – percepito o chiaramente letto punte o accenni di polemica riferiti alla neoavanguardia e ai Novissimi. In alcuni casi addirittura – si direbbe – negli stessi termini in cui certe questioni si ponevano nella seconda metà degli anni Cinquanta.

Che paese fenomenale l’Italia. In nutrita maggioranza i suoi intellettuali riescono a non tradurre né minimamente conoscere la scrittura di ricerca che negli ultimi trent’anni si è fatta e si fa in tutto il mondo (Italia inclusa), ma sanno con naturale agilità riportarsi e addirittura inchinarsi a polemiche conflitti posizioni di quasi sessant’anni prima. Conflitti, didascalie, lessici e posture che da una parte –  diffratto e mutatissimo il contesto – lo stesso Roversi non trovava davvero più modo di vedere né seguire (razionalmente, giustamente), e che dall’altra un nutrito insieme di autori di tante generazioni successive non sente alcun bisogno di ereditare. Continua a leggere “Una piccola nota, per Roversi”

Le energie del testo: Giovanni Fontana

Gio Ferri

La visual poetry è forse il momento paradigmatico del superamento della discorsività della storia da parte di quella scrittura che voglia rivolgersi al territorio di confine oltre il quale la storia stessa è lasciata all’oblio della propria nullificante contraddizione.

Di questa esperienza di cancellazione e rinascita al di là sono testimoni autori che affrontano la pretestualità storica e contingente nel segno della rivolta anche etica e insieme tuttavia coinvolti nella sollecitazione estetico-formale del quotidiano. Vanno citati fra i maggiori Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti (poesia tecnologica), Sarenco, Nanni Balestrini: essi non ignorano la storia e il suo racconto temporale bensì li manipolano disturbando, e talvolta, appunto, esaltando la rappresentazione con l’ironia, il sarcasmo demolitori del segno. Vivono, secondo la loro originalità, la stessa contrapposizione interna della Pop-art.

Guardano alla storia come pre-testo epocale, mitico, originario, per esempio, Gino Gini, Fernanda Fedi, William Xerra. Continua a leggere “Le energie del testo: Giovanni Fontana”

Qualche giustificazione storica per il non-verso

Paolo Giovannetti 

Come spiegare l’enigmatica nota di Eugenio De Signoribus alla sua ultima opera, Ronda dei conversi (Garzanti, 2005), che è detta composta “di versi, nonversi e quasiprose”? Come giustificare Cronaca perduta di Tiziano Rossi che nel 2006 esce nella collana dello Specchio con una raccolta di sole prose, per giunta spesso simili a racconti? E che dire di un libro come Versi del malanimo (sempre Specchio, ora 2007), di Mario Santagostini, che a dispetto del titolo contiene un numero nient’affatto esiguo di prose prive di ogni intima scandibilità? Ha ragione in effetti Lelio Scanavini quando nel fenomeno della poesia in prosa (e fa davvero piacere rilevare che l’etichetta solo in parte coincidente, in realtà ingannevole, di “prosa poetica” comincia a essere abbandonata) coglie un’evidente emergenza della poesia italiana recente e recentissima, una soluzione ritmica o antiritmica che appare, oggi, sempre più necessaria. E tuttavia le domande restano: in che modo si è giunti a trattare con naturalezza un istituto con ogni evidenza ossimorico, contraddittorio, com’è appunto quello che costringe a fare i conti con l’esistenza di un genere di discorso (la poesia) per contratto in versi, e tuttavia realizzato senza i versi?

A volere essere sintetici, la storia della poesia occidentale suggerisce per lo meno tre temi,  ci permette di dare qualche risposta a partire da tre grandi episodi. Continua a leggere “Qualche giustificazione storica per il non-verso”

Riambientarsi (ma anche difendersi)

Marco Giovenale_ Riambientarsi ma anche difendersi [dato il “cambio di paradigma”] by marco giovenale / differx

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[ annotazione (prolissa) già in slowforward, 29 settembre 2012 ]

 

Mimesi/Benjamin

Marco Giovenale

 

La natura produce somiglianze. Basta pensare al mimetismo animale. Ma la più alta capacità di produrre somiglianze è propria dell’uomo. Il dono di scorgere somiglianze, che egli possiede, non è che un resto rudimentale dell’obbligo un tempo schiacciante di assimilarsi e condursi in conformità. Egli non possiede, forse, alcuna funzione superiore che non sia condizionata in modo decisivo dalla facoltà mimetica.
Ma questa facoltà ha una storia, e in senso filogenetico come in senso ontogenetico.
[…] Bisogna tener presente che né le forze mimetiche, né gli oggetti mimetici, sono rimasti gli stessi nel corso dei millenni. Bisogna invece supporre che la facoltà di produrre somiglianze – per esempio nelle danze, la cui più antica funzione è appunto questa –, e quindi anche quella di riconoscerle, si è trasformata nel corso della storia.
[…]
Tutto ciò che è mimetico nel linguaggio può […] – come la fiamma – rivelarsi solo in una sorta di sostegno. Questo sostegno è l’elemento semiotico. Così il nesso significativo delle parole e delle proposizioni è il portatore in cui solo, in un baleno, si accende la somiglianza. Poiché la sua produzione da parte dell’uomo – come la percezione che egli ne ha – è affidata, in molti casi, e soprattutto nei più importanti, a un baleno. Essa guizza via. Non è improbabile che la rapidità dello scrivere e del leggere rafforzi la fusione del semiotico e del mimetico nell’ambito della lingua.
«Leggere ciò che non è mai stato scritto». Questa lettura è la più antica: quella anteriore a ogni lingua – dalle viscere, dalle stelle o dalle danze. Più tardi, si affermarono anelli intermedi di una nuova lettura, rune e geroglifici. È logico supporre che furono queste le fasi attraverso le quali quella facoltà mimetica che era stata il fondamento della prassi occulta fece il suo ingresso nella scrittura e nella lingua. Così la lingua sarebbe lo stadio supremo del comportamento mimetico e il più perfetto archivio di somiglianze immateriali: un mezzo in cui emigrarono senza residui le più antiche forze di produzione e ricezione mimetica, fino a liquidare quelle della magia.

Walter Benjamin, Sulla facoltà mimetica, in Angelus Novus,
a c. di R.Solmi, Einaudi, Torino 1962, 19939, pp. 71-74.



L’archivio delle somiglianze, dopo il cambio di paradigma, si sposta dal versante grafico e fonico a quello dei rapporti invisibili frasali e di paragrafo/periodo? È un’ipotesi. Continua a leggere “Mimesi/Benjamin”