Recensione a Gabriel Del Sarto, "Sul vuoto" [Transeuropa, 2011]

Daniele Claudi

 

Che cosa è il vuoto di cui scrive Gabriel Del Sarto? Rileggendo ora il volumetto con un certo distacco – il distacco necessario per parlarne –, il senso di quel vuoto ti appare chiaro: esso è legato al lavoro del poeta e al tuo. Hai tra le mani un libro ben cesellato – ma tu sai che nel parlarne con approvazione occorre cautela – perché il tuo è un lavoro delicato, ora che l’universo letterario è penetrato da un moto d’horror vacui: con volumi gonfiati e una pioggia di nomi – che ogni giorno si riversano sugli scaffali. Ma si vede bene che il vuoto attende chiunque tessa il vento; c’è una spinta a riempire ciò che sembrerebbe vuoto, colmando inutilmente di contenuto tutto. Allora forse è più giusto tentare soluzioni per rendere abitabile la dimensione che abbiamo – e tendere noi una mano ai lettori.

Il libro di Del Sarto può essere considerato secondo due preziose qualità. La prima è nell’armatura del volume: cioè nell’idea forte che sorregge l’intero volume; l’altra, di natura linguistica, si rivela nell’angolazione ‘lenta’ e soggettiva con cui Del Sarto restituisce un’immagine.

La riflessione qui può davvero limitarsi anche a una immagine sola, come banco di prova del libro. Prendiamo il piccolo affresco che apre il testo di Questa notte – a pagina 18. «Qui è notte, / su questa spiaggia, e restiamo. Gli scavi / delle ruspe, i lavori per la stagione, tutta / quanta la nostra protezione, il vento. Stare raccolto / fra le tue braccia, le tue gambe, mentre gli eventi / si dispongono in modo da significare / altro attraversando in un momento / i nostri anni, le scelte, il presente come lo vediamo. […]». È l’ambientazione notturna di un abbraccio protettivo fra giovani in uno spazio appartato – l’immagine di una reale esperienza dal basso (mentre uno stupendo tono interlocutorio risuona nel tuo orecchio). Di ambientazione notturna – ma più esattamente sono le ore che scorrono fra un venerdì sera e un sabato mattina in spazi senza identità, luoghi di passaggio come un locale notturno e l’autostrada – è anche Meridiano ovest, la terza sezione del volume, che si può leggere sul sito web di Transeuropa visitando la pagina dedicata all’autore.

«Queste ore, in particolare quelle notturne – annota Gabriel Del Sarto sulla plaquette on line –, sono talvolta vissute come un intervallo nel quale tutto è possibile e una sorta di dismisura non solo è consentita ma è anzi richiesta, come condizione senza la quale non è possibile entrare in contatto con gli altri».

Il cuore del discorso è allora qui: nell’epoca dell’individualismo esasperato la presenza degli altri è data come rebus assoluto. Conviene a questo punto allargare il discorso a un secondo volume, che probabilmente chiude il cerchio – un saggio, questa volta, cui Del Sarto sembra ricollegarsi. Consideriamo lo studio di Guido Mazzoni Sulla poesia moderna (Il Mulino, 2005), che va con lunghe riflessioni alle radici dell’individualismo spinto di oggi, documentato da una forma d’arte, la poesia, in cui è «scomparso ogni riferimento vincolante […] a un mondo della vita condiviso». Assunto, questo di Mazzoni, su cui Gabriel Del Sarto sembra aver puntato, per compiere nel suo stile di cristallo una azione di controtendenza, che riceve giustamente l’approvazione di Guido Mazzoni. Si legga in questa secca luce l’esergo (prelevato a dire il vero con bruciante constatazione dello stilista) da Emerson, che sigla le soglie del nostro volume: «Non esiste, propriamente, la storia. Esiste soltanto la biografia».

«L’aspetto più individualistico della poesia moderna – dice infatti Mazzoni a Del Sarto – […] è il suo conflitto nascosto con le dimensioni della vita che trascendono la sfera della prima persona. Il nostro genere sembra ignorare le due forme in cui si manifesta la trascendenza del mondo rispetto all’io: la presenza degli altri e lo scorrere del tempo».

Ma che cosa accade ricostruendo queste due catene? Nell’ottica di Del Sarto si rimette in circolo un modello di io che ha fatto scuola, annodando Le occasioni a Gli strumenti umani.

Con questa nuova raccolta, la seconda dopo I viali (Atelier, 2003), Gabriel Del Sarto ottiene dunque un effetto di assoluto rigore stilistico, saldato alla tradizione alta del Novecento: la linea Montale-Sereni. Ben riconoscibili – ma non esibiti – i bei prelievi dalla poesia dolcemente interlocutoria del Sereni più altero e maturo, che si registrano anche qui, nella conclusione tranquilla e coraggiosa di Questa notte: «Una qualsiasi fine / di aprile, il buio sulle coste / o i confini del vento, adesso che non mi domando / verso dove, né il bene o il male, ma come / aprire e sollevare e conoscere / quanto anche questa notte / sia un’insensatezza, forma della vita».

 

Daniele Claudi

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