Recensione a "Il professor Fumagalli e altre figure" di Giampiero Neri

Massimo Gezzi

Prima di Il professor Fumagalli e altre figure (Mondadori, € 16), Giampiero Neri – che ha appena ricevuto il Premio Tirinnanzi alla carriera – aveva pubblicato una raccolta intitolata Paesaggi inospiti (2009). I due titoli suggeriscono perfettamente le due sfere di realtà che la scrittura a doppio fondo di questo poeta essenziale e misurato sonda da sempre: di qua il Teatro naturale (altro titolo di un libro del 1998), con le sue forme animali e vegetali allo stesso tempo quiete ed enigmatiche, affascinanti e altre; di là le figure umane tenacemente impresse nella memoria, con il loro alone insieme familiare e perturbante che continua a pulsare e a significare nel presente. Le prose-poesie che Neri raccoglie in queste pagine (per lo più inedite, in qualche caso provenienti da un altro esperimento in prosa pubblicato nel 2005 da Lietocolle sotto il titolo di La serie di fatti) somigliano molto al suo protagonista: “L’andatura del professor Fumagalli era piuttosto eccentrica, forse dovuta a un remoto incidente di gioco. Fumagalli era un uomo singolare”. Con andatura analogamente eccentrica, il libro di Neri si compone per lo più di brani in prosa articolati in paragrafi ‘sintattici’ che raccontano di personaggi insoliti, arguti, talvolta enigmatici, quasi sempre scomparsi e dunque tenuti in vita dalle pagine dell’autore. Al professor Fumagalli, oratore da bar dalla battuta brillante, si affiancano figure di scrittori e artisti amati: primo fra tutti il fratello di Neri, il romanziere Giuseppe Pontiggia, di cui il poeta fu primo lettore e critico; poi l’architetto Terragni, amico del padre; il poeta maceratese Remo Pagnanelli, suicida nel 1987, cui sono dedicate due delle pagine più belle del libro; o ancora il pittore Vaglieri o il poeta Gentilucci. Tutti questi personaggi, però, interessano non tanto per la loro dimensione intellettuale o artistica, quanto per un gesto, una frase, un silenzio improvviso che Neri cattura e interroga, e che non si differenziano da quelli analoghi di uno zio negoziante di vini, un cugino, un amico d’infanzia. Verrebbero in mente certe pagine di Tozzi (di Bestie, per esempio), non fosse che Neri preserva le sue ri-apparizioni da qualsiasi deformazione allucinata: il tic nervoso del giocatore argentino Oscar Massei, protagonista di uno dei testi, o il signorile distacco del tennista Courier, che nella pausa tra un game e l’altro si immerge in un libro, richiamano di più, semmai, certi curiosi personaggi delle prose di Montale, ricordate per altro con ammirazione in una pagina del libro.

Ma non è tutto, perché l’«andatura eccentrica» permette a Neri di divagare, di sorridere (vedi i paradossali Aforismi di una sezione), o di riflettere su questioni naturalistiche o traduttologiche, come quando, con acutezza (stavolta d’autore), si avanza il dubbio che una possibile traduzione dell’espressione francese “il y anguille sous rouche” (“qui gatta ci cova”) dissolva inevitabilmente “l’impressione di viscido e sfuggente che appartiene all’anguilla”.

Non si deve pensare, infine, a un libro sprofondato nel passato: una delle pagine più belle, anzi, racconta l’incontro di due solitudini, in una Milano in cui l’autore si è volontariamente auto-esiliato: il poeta Neri, una sera, s’imbatte inopinatamente in un avvocato omonimo, coetaneo e vicino di casa da più di trent’anni, mai conosciuto prima d’allora e destinato di nuovo a sparire, dopo una breve chiacchierata: “Ma qui a Milano basta girare l’angolo e non si conosce più nessuno e l’avvocato Neri, chi lo conosce?”. Non stupirà, allora, che la poesia conclusiva (l’unica ‘vera’ poesia del libro, insieme a quella di apertura) consegni al lettore un viatico analogo, decifrato nel destino di una figura non umana, stavolta, ma non per questo meno minacciata: “Di quella fontana stile Novecento / che doveva durare / oltre le nostre vite / si è persa la traccia / morta con la sua epoca breve. / Era ridente nella sua rotondità / spensierata all’apparenza, / finita chissà dove”.

Massimo Gezzi

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