Il bersaglio mobile della conoscenza

Recensione a Brunella Antomarini, Pensare con l’errore. Il bersaglio mobile della conosceza, Codice Edizioni, Torino 2007

Giulio Marzaioli

Il postulato da cui prende spunto la riflessione di Brunella Antomarini sembra essere l’incertezza. In Pensare con l’errore, edito da Codice Edizioni, l’autrice potrebbe infatti apparire come ulteriore paladina di un pensiero debole. Tuttavia, proprio la concezione di “postulato” sfugge al pensiero esplorato dalla Antomarini, così da rendere l’incertezza, ovvero la consapevolezza di quanto possa mutare ogni certezza, metodo e non verità.

Accostandosi alle intuizioni di questo libro viene da pensare alla balistica, disciplina che studia il moto di un proiettile, corpo inerte sottoposto alla forza di gravità e all’attrito viscoso. Per “tarare” la mira e considerare la giusta traiettoria, vengono effettuati lanci di gittata maggiore e minore rispetto al bersaglio conosciuto. Brunella Antomarini insinua il dubbio che, anche a minore o maggiore distanza rispetto al bersaglio possano trovarsi risposte, soprattutto nel caso in cui, mutuando un titolo cinematografico, ci si trovi in presenza di un bersaglio mobile, ovvero la percezione del reale. In altri termini, la conoscenza.

Brunella Antomarini insiste sul concetto di forma, assunta a componente sensibile della realtà così come noi la percepiamo. Non esiste una realtà statica, ma diverse forme di una realtà dinamica che possono essere tratteggiate soltanto per mezzo di un’impostazione sperimentale, a meno di non correre il rischio di perdere l’orientamento.

Pensare con l’errore può, quindi, essere l’approccio più esatto per una conoscenza della realtà quanto più approssimata al vero. Essendo questa in continuo movimento, rectius “un” continuo movimento, il giudizio non può che ri-formularsi senza sosta, ri-determinando continuamente il proprio oggetto. L’inclinazione naturale all’errore, insomma, fa sì che l’accostamento al mondo sensibile non sia gravato da una costante discrasia.

Occorre sottolineare come la categoria tempo sia spettro necessario attraverso cui focalizzare quanto scrive l’autrice. L’errore è da intendersi nella sua potenzialità, inteso da un punto di osservazione che sta nel presente e mira al probabile futuro, da determinarsi per effetto di una scelta. Proprio nell’ambito di questa scelta, la consapevolezza di poter sbagliare diviene determinante. Nel rigore del suo esame, l’autrice procede con una sintassi che testimonia la connotazione esperienziale della sua ricerca. Anziché strutturare un saggio dimostrativo, l’autrice guida il lettore attraverso la suggestione continua di nuovi spunti di riflessione che affondano in ogni campo su cui gioca la creazione umana (filosofica, psicologica, artistica) chiamando ad interrogarsi ad ogni capoverso sulla possibilità di condivisione del precedentemente detto. E’ quindi con un duplice interrogativo che si rimane tra le pagine di questo pensiero: quanto l’errore può essere contemplato in una strategia di esattezza? E così facendo, l’errore di cui si tratta non diviene esso stesso elemento certo rispetto al quale poter sbagliare?

Giulio Marzaioli

[il testo è già apparso, il 21/05/2008, su tellusfolio.it, nella rubrica “Vie d’uscita“]

Annunci

Un pensiero riguardo “Il bersaglio mobile della conoscenza

I commenti sono chiusi.