Mese: novembre 2013

Corrado Costa – o della condizione sufficiente

Marco Giovenale

Si potrebbe dire che l’immagine occupa esattamente lo spazio che il poeta si è destinato, e il poeta, come soggetto del discorso, non si è destinato nessuno spazio nel testo poetico, anche se il testo poetico si ritma del suo respiro. A questo limite, oltre il quale arriviamo al soggetto, finisce tutta la storia del sogno del fantastico del surreale. Il limite è fra l’inconoscibilità del soggetto e tutto il mondo nella sua realtà. / Qui l’immagine non ha per sé nessun territorio, è un segno che non si sa dove scrivere, tutto il territorio è il territorio della realtà.

C. Costa, Il territorio alle spalle (in «Tam Tam», 3, 1973), § 4,
ora in Id., The Complete Films, a cura di Eugenio Gazzola,
Le Lettere, Firenze 2007, p. 86

 

– Non guarda/scrive cose con (atteggiamento di) sufficienza: semmai le valuta, apprezza. Ma: considera con sufficienza il proprio valutarle in quanto è un dato (scritto) osservato.

– Dice molto chiaramente: «il poeta, come soggetto del discorso, non si è destinato nessuno spazio nel testo poetico».

– Sa che il lettore “lo” legge, ossia legge Costa, oltre (al)le cose (tra)scritte. Allora la sua (=di Costa) ironia sarà non su se stesso (non si considera a tal punto importante da fare ironia su di sé) né ovviamente sulle cose, ma sul “soggetto/autore còlto nel proprio vedere-e-dire (delle) cose”.

– Chiaro. Spende uno sguardo di sufficienza su questo. O di sorriso (come segno, enigma), meglio. (Perché neanche su quel soggetto/autore risibile ride). (Il sorriso è cenno, invece). (Senza citazioni).

– Questa è appena una condizione di e per un tipo di scrittura. Non una poetica. Né va a formare uno o più set di prescrizioni o procedure, retoriche, indicative.

– Costa è, in questo (e per altro), un autore dopo il paradigma (di secondo Novecento, cfr. «il verri» n. 43, giugno 2010). E tra i maggiori. Continua a leggere “Corrado Costa – o della condizione sufficiente”

Costa volta il nastro. (Un'origine delle 'scritture nuove')

Marco Giovenale

 

È noto: Retro (1990/91) è una pagina sonora in cui Corrado Costa per minuti e minuti ripete quasi solo la parola «retro», appunto, e dà di tanto in tanto altre (esilaranti e pensose) indicazioni. Afferma – fra innumerevoli iterazioni di «retro, retro, retro, questo è il retro, state ascoltando il retro», che si tratta precisamente del retro del nastro, e che gli ascoltatori, i lettori, sono dei «testoni» che non hanno capito, che cocciutamente non intendono, non vogliono intendere, di star perdendo tempo con il lato B della cassetta, quello sbagliato, il lato dove non c’è niente, «il retro del discorso» e «della poesia», e che dovrebbero semmai girare il nastro, andare a cercare sul “davanti” del discorso e della poesia, se mai avessero intenzione di capire qualcosa, orientarsi. Per oltre sette minuti Costa insiste a rammentarci che ci troviamo sul retro e abbiamo dunque sbagliato tutto.

L’intera opera di Costa – in particolare dopo Pseudobaudelaire – è precisamente il nastro voltato – e apparentemente sbagliato – della scrittura. Il lato nuovo, in effetti, in verità: la strada che ad esempio la scrittura di ricerca francese stava già imboccando. È il nastro/testo dell’altro lato: quello in cui ricorrenze e tessiture non sono “più” così importanti; il luogo in cui l’autore ha perso ogni ruolo di cocchiere millimetrico del suono, di retore onnisciente/legiferante, soggetto-guida, pre-ordinatore delle relazioni fra lettore e pagina, fra sguardo e immagine:

Si potrebbe dire che l’immagine occupa esattamente lo spazio che il poeta si è destinato, e il poeta, come soggetto del discorso, non si è destinato nessuno spazio nel testo poetico, anche se il testo poetico si ritma del suo respiro. A questo limite, oltre il quale arriviamo al soggetto, finisce tutta la storia del sogno del fantastico del surreale. Il limite è fra l’inconoscibilità del soggetto e tutto il mondo nella sua realtà. / Qui l’immagine non ha per sé nessun territorio, è un segno che non si sa dove scrivere, tutto il territorio è il territorio della realtà.

C. Costa, Il territorio alle spalle (in «Tam Tam», 3, 1973), § 4,
ora in Id., The Complete Films, a cura di Eugenio Gazzola,
Le Lettere, Firenze 2007, p. 86

L’invenzione Retro è poi molto altro.

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Aprirsi mondi

di Giampiero Marano

A: Attraverso il dominio della comunicazione il paradigma hobbesiano si perpetua con efficienza fanatica, distruggendo gli ultimi spazi condivisi di esperienze e utopie, ponti terra-aria-terra sopravvissuti all’azzeramento moderno.

B: Ma forse qualcuno ancora conosce nella sua pienezza increata la notte prima dell’inizio! Forse qualcuno ascolta i poeti!

 

L’attuale fluidità di linguaggi, idioletti, canoni, codici espressivi non costituisce un fenomeno strutturalmente diverso da quella che ieri è stata la solidità propria di poetiche, tesi, manifesti ma, al contrario, ne cavalca l’onda lunga, è il rovescio dell’identico. Le velleità ideologiche originarie hanno cambiato segno e portato per diverse vie all’impoverimento del logos, alla sua completa privatizzazione, infine al collasso, ma agendo pur sempre entro i confini di un’immutata aura culturale, di un sapere recintato, diurno, sorvegliato dallo sguardo fisso e vuoto della civilizzazione.

 

Critica e solitudine asociale, critica e cosmogonia, critica e rischio mortale della metamorfosi, dell’inconseguenza, dell’aporia: cos’ha a che spartire con questi tesori il marketing dell’autopromozione?

 

Non si tratta di creare il mondo vero a partire dalla critica ma la critica a partire dal mondo vero, cioè dai colori e dai suoni in delirio delle scure periferie che si apprestano a partorire il nuovo, che già si confonfono con il destino dell’Occidente.

 

Non domandare alla critica né formule né sillabe storte e secche ma cercare di liberarla dall’imperio del solipsismo e della deontologia professionale; praticare la scrittura come uno strappo nel tessuto della Rappresentazione e come chance erratica di reinvenzione dell’esistente; non lasciar mai riposare il testo, commissionargli il tormento dei nostri sogni e della nostra disperazione.

 

È in atto un tentativo di omologazione e normalizzazione del bios senza precedenti nella storia per dimensioni e risorse profuse, che ha fatto della Pianificazione Strategica, delle Metodologie Funzionali, della Competitività di Sistema, della Razionalizzazione Flessibile, ecc. le sue parole d’ordine. Contro la retorica che imbelletta questo crimine universale, articolare una pronuncia oltre-novecentesca… far esplodere il montaliano “cinque per cento” che oggi suona singolarmente gretto, conformista, sinistro… aumentare la dose…

 

Dopo un paio di decenni di ripiegamento intimistico, la via del “reincantamento” non passa dalle stagioni del sublime ma dal contatto estremo con la quotidianità, intrisa di quell’irriducibile nucleo allucinatorio che si nasconde sotto la pellicola del reale. Non ha senso appellarsi a una presunta e astratta autenticità del linguaggio che garantirebbe della dignità dei contenuti e della responsabilità verso ciò che è comune, quando sono le parole stesse a chiedere senza requie di essere caricate di ostilità, negatività, oltranza enigmatica, di tutte le scorie non metabolizzate dal corpo sociale.

TESTO LETTO IN OCCASIONE DI UN READING PERSONALE PRESSO L’ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI DI BRERA (21 GIUGNO 2013), NELL’AMBITO DEL CICLO DI INCONTRI “TRANSIZIONI ARTE_POESIA”

di Alessandro Broggi

Buongiorno.

Vorrei prima di tutto ringraziare Italo Testa, le docenti dell’Accademia di Brera e la stessa Accademia per avermi offerto la possibilità, per la prima volta, di ripercorrere – se pur necessariamente in modo non scientifico, per punti e di sorvolo – il mio percorso di studio dell’arte e della critica d’arte contemporanea in quanto autore di versi e prosa. È questo infatti uno dei principali vettori teorici della mia ricerca con la scrittura (non certo l’unico; se questo mio discorso apparirà in tal senso univocizzante lo sarà soltanto per maggiore semplicità e chiarezza). Continua a leggere “TESTO LETTO IN OCCASIONE DI UN READING PERSONALE PRESSO L’ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI DI BRERA (21 GIUGNO 2013), NELL’AMBITO DEL CICLO DI INCONTRI “TRANSIZIONI ARTE_POESIA””