Alcuni appunti introduttivi alla serata di presentazione milanese – con interventi critici di Biagio Cepollaro, Paolo Giovannetti e Paolo Zublena – de "i camminatori" di Italo Testa (18 dicembre 2013)

di Alessandro Broggi

Buona sera a tutti, ho il piacere di introdurre questa sera alla presentazione de “i camminatori”, raccolta di poesia vincitrice del Premio Ciampi Valigie Rosse 2013. Il libro è corredato da alcune fotografie in bianco e nero di Riccardo Bargellini e da una nota di Paolo Maccari, coordinatore del premio letterario nonché a sua volta poeta. Dal volume è stato anche tratto un video (visibile sui siti web Doppio zero e Le parole e le cose), che accosta la lettura dei testi da parte dell’autore ad alcuni scatti dell’artista Margherita Labbe.

Da un punto di vista generale, rispetto ai lavori precedenti di Testa questo libro mi pare un passo ulteriore in direzione, per così dire, della de-liricizzazione del testo, ma al contempo anche del rafforzamento della dimensione poematica, macrotestuale, qui stringente.

“i camminatori”, mi sembra, sorprende immediatamente per la sua trasparenza progettuale, presentando – per così dire – un perfetto rispecchiamento tra la ricorsività ritmica di una metrica molto originale, costruita (di cui meglio di me potranno dire i critici che mi succederanno questa sera), e – proprio letteralmente – il ritmo del passo, implacabilmente sfuggente e quasi meccanico dei comminatori.

Da cui discenderebbe la difficoltà di rapportarsi con loro da parte dell’io poetico, che nonostante ciò – o forse proprio per questo – tenta ripetutamente un approccio, e continua ossessivamente a monitorarli (ciascuna poesia non è che il regesto di un successivo avvistamento, e/o di un mancato contatto).

Direi anzi che, più che la rappresentazione dei camminatori, tutto il libro non è in fondo altro che il resoconto di una modalità dello sguardo, più inquieta e ossessiva del loro stesso camminare; che il tema del libro è lo sguardo del poeta che osserva, immagina e quindi “individua” i camminatori come tali, che li produce quasi – in forma pseudo-paranoica – con tutto il loro spietato, fantasmatico carattere di monocorde mistero.

Lo sguardo del poeta creerebbe insomma dei propri feticci, sfuggenti e inafferrabili, con cui autocondannare allo smacco il proprio essere soggetto lirico, che, infatti – proprio ontologicamente –, non può “afferrarli” (gli è al massimo consentito di riprodurne metricamente le movenze, come in una danza modulare richiusa su se stessa), e proprio in forza di ciò è ossessionato, e indubbiamente attratto, dal loro tremendo modello di allegorica alterità, e insieme di inumana, astratta perfezione alienata.

Questo punto mi sembra segnare una rottura rispetto ai libri precedenti di Italo Testa, in cui erano ancora molto presenti, se pur spesso in modo problematico, gli elementi della corporeità/fisicità e della relazione.

Ancora rispetto ai lavori precedenti del poeta, da un punto di vista dell’ambientazione, il paesaggio, lo spazio urbano, per lo più interstiziale, quasi tipizzato e presente solo in funzione degli attanti (i camminatori e lo sguardo che li dice/produce), è psicogeograficamente prevalente. Questo carattere dominante di astrattezza metropolitana incide anche su un piano metaforico: la simbologia complessiva, evidente anche in altri lavori di Italo e spesso legata ad elementi naturali – penso alla pianta dell’ailanto di un altro suo celebre testo – se pur qui fondativa (e onnipresente), nella figura dei camminatori finisce per risultare sospesa, fertilmente aperta.

Da ultimo, dal punto di vista degli strumenti, dispositivo metrico a parte, mi è sembrato di notare –  e apprezzare – una somiglianza con alcuni dispositivi del primo Porta, quanto a incardinamento del testo su un’insistita predicazione verbale; per la poematicità, e per stilemi legati a una certa opacità referenziale, non mi sembra invece troppo fuori luogo portare l’esempio di certo ultimo Caproni.

Ma, meglio di quanto possa fare io, di queste cose e della loro lettura della raccolta parleranno con l’autore i nostri ospiti di questa serata: Biagio Cepollaro, Paolo Giovannetti e Paolo Zublena.

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