Mese: gennaio 2014

Quattro apparenze sulle novelle. Paragrafi su "Cinema naturale" di Gianni Celati

Cortellessa_ Su Cinema Naturale_ di Gianni Celati, in «L’Illuminista», III, n.8-9, 2003 / Punto critico, 2014

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[ Andrea Cortellessa, Quattro apparenze sulle novelle. Paragrafi su
Cinema naturale di Gianni Celati
, in «L’Illuminista»,
III, 2003, 8-9, pp. 149-177 ]


Lavorare con lentezza ovvero opinioni di un disadattato

Giorgio Mascitelli

La letteratura, come l’ho appresa io negli anni ottanta, quelli del liceo e dell’università, era un’attività regolata da una serie di istituzioni e convenzioni, definite di solito società letteraria (critica accademica e militante, le collane editoriali, le riviste, la figura dell’autore, i concetti di tradizione e avanguardia ecc.), che in realtà erano già  entrate in crisi allora, anche se io non me accorgevo perché ero troppo entusiasta della mia scoperta di quel mondo. Tale società, che si presentava ai miei occhi come un fatto naturale,  si era formata completamente solo nel corso del Novecento e i suoi primi elementi costitutivi risalivano tutt’al più al Settecento.

  Insomma si trattava di un prodotto storico: quello che, per esempio, noi intendiamo con il concetto di autore è qualcosa di diverso da come veniva inteso fino al Settecento.  Eppure proprio in virtù di questa storicizzazione  è possibile affermare in maniera più consapevole che la società letteraria novecentesca ha consentito la creazione di un ambiente abbastanza favorevole all’autonomia dello scrittore e alla sperimentazione di nuovi linguaggi.

  Questa società entra in crisi non perché improvvisamente gli editori pensano solo a fare i soldi e a pubblicare libri commercialmente e non artisticamente validi (questo lo hanno sempre fatto), ma perché, come spiega Bourdieu, il campo letterario moderno, su cui si è edificata la società letteraria, nasce a cominciare dall’Ottocento su un’opposizione tra una polarità antieconomica dei beni simbolici e una economica, capitalistica, che considera i libri una merce come tutte le altre. Ora il primo di questi due poli indebolisce progressivamente la sua forza attrattiva e il campo letterario entra in crisi. Non è  esatto dire che la crisi sia originata da fattori storici, nel senso che ovviamente il trionfo del capitalismo, il neoliberismo, la cultura di massa hanno un’influenza, ma non esiste un rapporto di corrispondenza meccanica. Ciò che invece ha fatto entrare in crisi la società letteraria è un cambio di estetica dominante: in passato, diciamo fino al sorgere del postmodernismo, predomina un’estetica dell’originalità di origine romantica che cede progressivamente il passo a un’estetica del profitto, che ha origine nella cultura di massa.

 Che cosa intendo per estetica del profitto? Semplicemente il fatto che  Continua a leggere “Lavorare con lentezza ovvero opinioni di un disadattato”

Recensione a "Canto e demolizione. 8 poeti spagnoli contemporanei" (Thauma, 2013)

Valerio Nardoni 

L’associazione culturale Thauma, attiva come casa editrice dal 2008, ha recentemente arricchito il suo catalogo con una molto interessante “collana poetica internazionale”; il referente per la Spagna, Lorenzo Mari, propone un’antologia di poeti nati fra il 1969 e il 1986 (Canto e demolizione. 8 poeti spagnoli contemporanei, a cura di Alessandro Drenaggi, Lorenzo Mari, Luca Salvi, Pesaro, Thauma Edizioni, 2013) il cui – giusto – scopo è quello di scalfire lo schermo della moda e dei giochi di potere che spesso orienta il nostro sguardo verso le letterature straniere. L’attenzione, più che all’aspetto generazionale, va qui allo spirito e all’atteggiamento poetico dei vari autori che, ognuno a suo modo, oppongono un canto alla generale demolizione della quotidianità e della coscienza collettiva che sta affossando l’Europa. Continua a leggere “Recensione a "Canto e demolizione. 8 poeti spagnoli contemporanei" (Thauma, 2013)”

Ripartire dal "Lenz"

Elena Frontaloni

A Macerata nasce una nuova casa editrice, la Giometti&Antonello. Il suo testo d’esordio è il Lenz di Büchner.

La storia è quella della pazzia dello scrittore Lenz (1751-1791), amico e rivale di Goethe e anima dello Sturm und Drang, ritratto in una splendida e incompiuta “novella” di Georg Büchner (1813-1837) mentre perde il senno tra i monti Vosgi, presso il rassicurante pastore Oberlin, dopo aver disquisito del rapporto tra arte e realtà e dopo aver toccato il disperante vuoto insufflato in uomini natura e cose intorno dalla morte certa di un dio che non fa nulla contro il dolore del mondo. E la tentazione è di definire questo libro anzitutto una magistrale prova d’editoria: per le scelte tecniche e dei contenuti, che recuperano l’autorevole noto e al contempo aggiungono importante materiale inedito, e per il dosaggio degli apparati e delle illustrazioni, che prendono grandi distanze dall’orpello e forniscono chiavi di lettura plurime, mai perentorie, dell’opera e della sua storia esterna. Ma il Lenz di Büchner pubblicato un mese fa come titolo inaugurale e paradigmatico della nuova casa editrice maceratese Giometti&Antonello non è solo questo. O meglio dimostra nel suo complesso, in un momento di crisi identitaria piuttosto drammatico per gli editori, come anche i libri più grandi – che spesso non sono i più noti, i più rifiniti dall’autore o ancora i meglio pubblicati nelle loro precedenti apparizioni – abbiano bisogno di qualcuno che periodicamente  li dia o restituisca al lettore per quel che sono: “grandi”, appunto, con qualcosa da dire al loro tempo come a quello di chi volta volta li legge nel proprio presente, anche per il tramite di operazioni culturali che dipendono in larga parte dalla capacità tecnica e di pensiero dei lavoratori dell’editoria.

Il Lenz in effetti è un oggetto di rilievo ma difficile da maneggiare: opera postuma (1839), forse edulcorata e senz’altro interrotta almeno nella revisione, è tutto sommato celebre, in termini assoluti e per la ricezione, tanto da rappresentare per molti l’inizio della scrittura letteraria moderna (Heiner Müller lo ha segnalato come “prosa del ventunesimo secolo”). Eppure Continua a leggere “Ripartire dal "Lenz"”

Documenti. (Un'annotazione)

Marco Giovenale

Come rammenta Jean-Marie Gleize [prefaz. a Nioque de l’avant-printemps, tr. it. di M. Zaffarano, Benway Series, 2013], cura di Ponge è o può essere – semplicemente – questa:  fare una «scrittura documentale invece che monumentale». Le datazioni sono parte del documento. Dei frammenti passati (da parte a parte: dalla punta della data).

Stessi anni (Cinquanta) di Nioque:

primi scritti italiani di Rosselli, e prime datazioni dei testi confluiti nel Diario ottuso.

Inoltre: Rosselli, Documento. (Poi ancora diverso il discorso, o meglio il discorrere).

Parentesi: diario “ottuso” anche perché non ego/centrato (se pure il soggetto dell’inconscio c’è, è espresso [e non “si esprime”], e in quanto tale si ottunde, è barrato: ottuso).

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[ già in http://recognitiones-ii.blogspot.it/2013/09/documenti-differx-2013.html
dal 25 sett. 2013 ]

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Sul tema cfr. anche
http://www.puntodisvista.net/2013/12/discorsi-sulla-fotografia-foto-documento-monumento/

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In cerca dell'uomo invisibile. Trovare Corrado Costa

Andrea Cortellessa

poesiaoscura

 

Ivanna Rossi
Poesia oscura con presa. Leggere Corrado Costa
Consulta Libri e Progetti, 2013, 272 pp., € 15,00

 

sadisfazione

 

Corrado Costa
La sadisfazione letteraria. Manuale per l’educazione dello scrittore
con la traduzione in inglese di Paul Vangelisti

Tielleci «Benway Series», 2013, 96 pp., € 10,00

 

iltitolo

 

Il titolo lo mettiamo dopo. I libri d’artista di Corrado Costa
Catalogo della mostra (Reggio Emilia, Biblioteca Panizzi, 7 luglio-1 settembre 2012)

a cura di Mario Bertoni e Chiara Panizzi
Biblioteca Panizzi Edizioni, 2012, 97 pp., € 10,00

 

Suona banale dire quanto ci manchi, Corrado Costa. Tanti protagonisti dell’arte e della poesia di quegli anni, infatti, sono scomparsi prematuramente. Ma in molti altri sensi Costa è mancante. Si sottrae, intanto, agli organigrammi della nostra sicumera storiografica. Dopo un periodo in cui del Gruppo 63 si diceva per lo più peste e corna, condannandolo tutto al dimenticatoio, la vulgata odierna – solo in apparenza più moderata – pare averci regolato i conti, e deciso cosa resterà (e cosa no). Ma neppure il più generoso dei canoni include uno come Costa: che per tutta la vita ha giocato proprio col paradosso della sua assenza-presenza. Il titolo del suo libro forse più bello e introvabile (stampato oltreoceano dall’amico Paul Vangelisti), The Complete Films, è il suo gioco di prestigio per eccellenza. Nessuna biblioteca d’avanguardia potrà mai dirsi «completa» se priva di questo libro; Continua a leggere “In cerca dell'uomo invisibile. Trovare Corrado Costa”