Mese: aprile 2014

Storia scomposta. Su "Geologia di un padre" di Valerio Magrelli (Einaudi, Torino 2013)

Italo Testa

“Evidentemente”, scriveva Roberto Bolaño, “la storia, una volta rimontata, diventa qualcos’altro”. Sottoponendo a un procedimento di montaggio e rimontaggio una serie di appunti, frammenti testuali, micronarrazioni, versi – a volte prelevati da organismi testuali precedenti e trapiantati nel nuovo tessuto verbale – Valerio Magrelli ci offre con Geologia di un padre un originale saggio di “storia scomposta”, ove le schegge della biografia paterna, sezionate e ricomposte con cura amorevole ma allarmata, si riaggregano in forme instabile e metamorfica. Accostati come tessere musive, i lacerti della vita del padre sono dapprima attratti dall’autopsi nevrotica del figlio, trasformandosi in altrettanti capitoli di un’autobiografia sui generis. Ma questa tensione anamnestica conduce i materiali biografici a un grado d’incandescenza tale da eccedere la vicenda personale, lasciando affiorare, per scorci potenti, strati profondi, colate laviche che affondano non solo nella storia collettiva recente – come quando, negli esercizi ginnici del padre, il figlio riconosce l’eredità involontaria delle posture corporee e delle retoriche del Ventennio – ma anche nell’antropologia e nella pre-istoria psichica. Rievocando scene d’infanzia, segnate dalla predisposizione all’ira e alla noia mercuriale del padre, seguendo l’evoluzione della sua malattia senile – l’opera di decostruzione del morbo di Parkinson –, Magrelli decifra nella memoria del genitore le traiettorie ek-statiche del tempo, quel diventar altro, uscire da sé, che è proprio del divenire, degli esseri soggetti a Cronos. Continua a leggere “Storia scomposta. Su "Geologia di un padre" di Valerio Magrelli (Einaudi, Torino 2013)”

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Note sulle "Lettere alla Reinserzione culturale del Disoccupato" di Andrea Inglese

Alessandra Cava

Cosa portano con sé queste Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, poesie-missive che Andrea Inglese raccoglie sotto un titolo un po’ sinistro, eppure così evidente, quasi ridicolo nella sua familiarità straniata? Una lettera è la traccia di una presenza mobile, che si progetta verso il destinatario desiderato, ma qui la voce del mittente, le «lettere che la sostengono, e portano / avanti nello spazio», restano nel movimento del messaggio, nel tentativo di raggiungere un lettore inorganico e silenzioso, senza «voce / corde vocali / trachea / polmoni / aria dentro o fuori / da far vibrare». I pensieri del Disoccupato, nella necessità di lanciarsi verso qualcuno (o qualcosa), diventano deliri di salvezza globale («con quelle risorse io sarei calmo / saprei addirittura rendere il mondo / migliore»), deviano in tormentoni sul controllo delle proprie relazioni sociali («sempre più implose in perfetto / precipitoso ottimizzarsi»), mentre seguono il filo dell’ossessione per un succedersi di «guarigioni», necessarie quanto sgradite, conservando il sospetto di essere «nonostante le quasi irrecusabili evidenze, / meno vivi». Continua a leggere “Note sulle "Lettere alla Reinserzione culturale del Disoccupato" di Andrea Inglese”