Note in margine a "Avventure minime" di Alessandro Broggi (Transeuropa, 2014)

Giovanni Turra

Sul piano tematico, l’analisi del quotidiano e dei suoi particolari inappariscenti è, mi pare, la nota elettiva della scrittura di Alessandro Broggi: non semplice spunto o dato occasionale, ma suo principio essenziale, che si sviluppa sia in estensione che in profondità.

In altre parole, l’esattezza emotiva e la profondità psicologica che informano i fascicoli, i paesaggi, gli abstracts di Avventure minime (Massa, Transeuropa 2013) hanno il loro veicolo espressivo privilegiato nell’allestimento di una minutissima partitura di dettagli: una presa rappresentativa del reale tanto più netta quanto più dotata di mobilità analitica.

Di poi, con una lucida intelligenza del dolore e con un pessimismo la cui secchezza respinge ogni compiacimento, l’autore si sofferma nelle cupe stazioni del nostro pellegrinaggio esistenziale. Al riguardo, mi preme rilevare come il sarcasmo non escluda la pietà, il buio non cancelli del tutto la luce, l’ironia non si raggeli mai in ghigno o in maschera.

Sul piano compositivo, agli slarghi narrativi succedono testi fortemente ellittici; alla costruzione di ben definiti personaggi (indizio di una rara e salutare capacità di mettersi in panni altrui) s’alterna la messa a fuoco, mai narcisistica, delle tranches meno nobili (perciò tipiche e interpersonali) delle vicende biografiche di chi dice “io”; ancora, la ricerca di una pronuncia ben scandita e decisiva (soprattutto in clausola) interferisce con la tendenza opposta – o centrifuga – di ricorrere sistematicamente a lacerti di discorsi quasi colti al volo: come al bar, in una sala d’aspetto, in una carrozza ferroviaria; frasi o parole d’altri, spesso formulari o consunte dall’uso, sono avocate nella loro irriducibilità a nucleo germinale del testo poetico.

Ne viene la tensione al disvelamento di un senso che pare abiti al di fuori del claustrofobico perimetro dell’in situ (situazioni, non a caso, è parola-chiave della raccolta): mi riesce così di interpretare il grottesco e la vocazione allo straniamento che informano soprattutto i primi testi.

Due parole infine in merito al particolarissimo ruolo del soggetto: che non rinuncia al proprio compito ordinatore e che non si ostina sistematicamente a nascondersi dietro personae altre; piuttosto, in una sorta di figura intermedia tra l’io lirico tradizionale e la sua cancellazione, Broggi si pone sempre di sbieco rispetto al mondo e a se stesso, osservati entrambi col medesimo sguardo e tradotti con la medesima pronuncia.

Ecco perciò sventato il rischio del feticismo letterario; parimenti, sono annesse d’improvviso impresumibili tonalità etiche. Ciò che si contrappone al nulla non è il tutto: è il poco; e non si dà riconoscimento reciproco senza l’esercizio della pietà.

Giovanni Turra

Annunci

3 pensieri riguardo “Note in margine a "Avventure minime" di Alessandro Broggi (Transeuropa, 2014)

  1. Pingback: biobibliografia
  2. Pingback: biobibliografia
  3. Pingback: biobibliografia

I commenti sono chiusi.