Mese: maggio 2015

Jourdain, #4: All’inferno con Darien

Andrea Cortellessa

Temo che il Signor Jourdain si stia facendo fama d’incontentabile (chi si ricorda il carosello di Luciano Emmer, con la faccia di pietra di Giampiero Albertini?). Aborrisce la romanzeria industriale, non gli vanno bene le «chicche» prodotte in serie; che dovrebbero fare, poveri editori? Beh, borbotta Jourdain, potrebbero prendere esempio da chi l’editore continua a farlo davvero. Si stupisce, Jourdain, tutte le volte che incontra un gruppo di giovani curiosi, colti e coraggiosi. Uno è nella sua città, Roma, ma lui se ne è accorto tardi. Ha un nome irridente, aristofanesco forse: Le Nubi. Filosofia contemporanea «contro» da un lato, recuperi dal passato dall’altro. Benissimo, si dirà: l’ennesimo chiccodromo. E invece no, protesta Jourdain: anche quello che si «ripesca» dal passato serve all’archeologia del presente. A spazzolarlo contropelo – per parafrasare Walter Benjamin.

Esemplare Biribi. Disciplina militare di Georges Darien (pp. XV-262, € 14,00). Come Jarry, Roussel o Vaché (i cui disegni sono riprodotti in copertina), Darien è una scheggia impazzita degli albori della modernità (nasce nel 1862 e muore nel 1921). Emblematico che, di questo personaggio unico (ne fa un bel ritratto il traduttore Gianluca Reddavide), l’editoria italiana abbia tradotto due volte – Longanesi negli anni Cinquanta, Einaudi nei Settanta – il libro più famoso, Il ladro. E poi stop. Lasciando da parte opere come Bas les coeurs!, l’immagine più disincantata della Comune del ’71, o appunto questo Biribi: il più impressionante documento antimilitarista prima della Grande Guerra (uscì nel 1890). Come altri romanzi di Darien, Biribi è scritto in prima persona: il che fa schiacciare la voce narrante sui casi dell’autore (il quale davvero s’era fatto cinque anni di servizio militare, e quasi tre nella terribile Compagnia di Disciplina di Gafsa, in Tunisia, confidenzialmente appellata «Biribi» appunto) ma a lui permette di inserire – nella sequenza di angherie, sopraffazioni e vere e proprie torture inflitte ai malcapitati soldati – monologhi di forsennata accusa al meccanismo repressivo. Con qualche eccesso di verbosità, impressionano in Biribi la requisitoria violenta e la coltivazione dell’«odio» come strumento di resistenza: «ho sete di dolore, perché il dolore mi dà la rabbia e sono abbastanza forte per superare l’abbattimento». Continua a leggere “Jourdain, #4: All’inferno con Darien”

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Clarice Lispector, l'accidente del vivere

di Raffaella D’Elia

Il  mondo di Clarice Lispector, la visione da cui riemerge “come in trance” la scrittrice brasiliana originaria dell’Ucraina, non può che vivere di dettagli, particolari, occhiali dalle lenti sgranate al massimo, perché  tutti i frammenti di un paesaggio muto, opaco, possano risaltare, e sopravvivere alla loro stessa natura labile, fragile. Non potrebbe essere altrimenti, forse: perché il nucleo della sua indagine esistenziale ed artistica, il suo ferro da battere e mantenuto caldo  fino alla morte, il Destino umano indagato nei suoi vibrati più soavi, atroci, rischierebbe di annacquare lo sguardo, e rendere ogni individuo sostituibile all’altro, ogni condizione sovrapponibile o facilmente riducibile a un’altra. Continua a leggere “Clarice Lispector, l'accidente del vivere”

Jourdain, #3: Talmente lì

Andrea Cortellessa

Al Signor Jourdain sono sempre piaciute le «guide» che, su certe città, tutto fanno meno che dare informazioni turisticamente utili. Se le guide «vere» servono a orientarsi, queste servono a perdersi con gusto: disguide, si dovrebbero piuttosto chiamare. Jourdain pensa per esempio a un vecchio libretto di Diego Valeri, Guida sentimentale di Venezia; l’aggettivo in genere lo insospettisce ma sentimentale, qui, s’intende nel senso del Sentimental Journey di Lawrence Sterne: capostipite della tribù dei perdigiorno – o dei perdiluogo. Da qualche tempo, però, l’industria del libro è riuscita nell’impresa di fare format anche di libri come questi che, per loro natura, sono senza forma. Senza fissa dimora, cioè.

Modena è piccolissima (72 pp. di 30 cm di larghezza per 21 d’altezza, tutte stampate a colori da EDT, € 35,00), di Ugo Cornia e Giuliano Della Casa, rinverdisce tuttavia gli antichi fasti. Sarà perché al Signor Jourdain Modena fa venire sempre in mente uno che formattato non lo sarà mai, uno che gli italiani (dovessero imparare troppo sul loro conto) proprio non vogliono saperne di leggere: Antonio Delfini. Il quale, l’anno prima di morire, si tolse uno sfizio a lungo covato: sottrarre all’odiata Parma il vanto della Certosa di Parma (appunto) di Stendhal – che si sarebbe ispirato, invece, proprio alla «sua» Modena. Così dice, Delfini, in un libriccino deliziosamente folle dal titolo Modena 1831 città della Chartreuse. E da quando l’ha letto per Jourdain Modena è una città mezza matta, proprio come Delfini: stralunata e tutta fantasticata. Continua a leggere “Jourdain, #3: Talmente lì”