Mese: febbraio 2017

La traversata dei tempi. Recensione a “Transito all’ombra” di Gianluca D’Andrea (Marcos y Marcos, 2016)

Gianfranco Fabbri

La prima sezione di “Transito all’ombra” di Gianluca D’Andrea, “La storia, i ricordi”, è dominata dal tempo imperfetto. Questo tempo ci dice di un passato ancora in essere – una stagione fatta di rivisitazioni legate ancora ai trucioli del presente – , in cui l’evocazione non pare insolvibile, ma sembra penetrare nelle fibre di un qualcosa che ancora non sia uscito dall’interesse problematico di chi narra. Gianluca, qui, affronta l’appena trascorso, facendo suo il concetto proustiano della madeleine. Infatti, attraverso l’odore dei luoghi, dell’immondizia nei cortili e del corpo acerbo degli adolescenti, il poeta ci dà buon passaggio conoscitivo in direzione delle proprie istanze formative – i primi baci, le insuperabili ansietà dei rapporti sessuali di chi non ha doppiato ancora il primo percorso dell’e-sperienza.

Il tempo imperfetto, però, talvolta precipita in verticale, verso un passato remoto, laddove l’accadimento è un punto soltanto che fa trasparire, tra le nebbie della mitologia, gli idoli coevi: Maradona e il gioco del calcetto nei campi parrocchiali, che tanto, ancora oggi, ricordano le estetiche neorealistiche della periferia di una Roma pasoliniana.

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La scrittura. Lo stile crea un sistema fibrillante che spesso evita l’accoglienza diretta di una fòla immediata. Gian Luca crea, in tal caso, una specie di aspettativa alimentata dalla reticenza. Il bilanco è tutto quanto blindato alla facile lettura. Ma non sempre; quando la penna si abbandona al sanguigno trasporto dell’urgenza, è possibile godere di quadri di serena compostezza e trasparenza:

… “ un padre torna con un sacchetto, / nell’altra mano, la figlia / stringe (o è stretta), / accanto un’auto calpesta foglie. /

… “in balcone marcivano alcune sere / nocive e l’acero resisteva / ai dibattiti xenofobi / rosseggiava /”

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Nella sezione “Immagini, i ricordi”, la forma nulla può contro il trascorrere dello spazio. Qui il tempo oscilla tra un blando imperfetto e un presente che da quel passato è sradicato. Si colgono elucubrazioni di lampi di luce rifratta, di possibili perfezioni che mutano con notevole velocità il punto di vista:

“Il viso della bambina è diverso / cambia come il giorno / come ogni giorno cambia / per somigliare a se stessa, diversa, / al diverso che cederà nel nulla /”

La riflessione è il cardine di queste pagine. Si passa dagli alunni in classe all’anziano che nel parco legge il quotidiano tra i bambini che giocano. Non vi è narrazione; piuttosto si avverte il viluppo dei pensieri che identificano il fotogramma della scena. L’esito è ragionativo, come del resto anche nello scatto nitido su altri elementi, come il fuoco, il temporale estivo e gli autunni di interni esistenziali.

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Dalla sezione “Era nel racconto” ci è piaciuto estrapolare questo frammento:

… “Vivo alcune ore in compagnia / di docenti scalcagnati, come me, / e aspiranti tali /”

L’esempio è utile a rendere l’intero testo come un piatto misto; alle riflessioni vengono agganciate, come vagoni di un treno, piccoli scampoli di caratura narrante. La temperie, infatti, non è più segnata dal corredo di foto messinesi, ma si dipana nella mesta Lombardia della stagione nuova del poeta. La costruzione metrica ed emotiva è identica alle prime pagine: differisce soltanto lo scenario di città inedite come Zingonia, Treviglio o Vimercate. Il tempo al presente è così del tutto risolto ed è privo di note evocanti perché si nutre di ciò che il poeta vede e metabolizza nel momento stesso in cui produce la scrittura. I personaggi a lui ideali sono quelli della quotidianità giornaliera (la piccola Sofia, sua figlia, e i giochi di questa, con i quali Gianluca rivive le atmosfere della propria fanciullezza).

Insomma, per concludere, è a questo punto che l’autore comprende il giro di vite delle proprie stagioni. I tempi grammaticali, però, non riguardano solo lui, ma servono da paradigma ad ogni uomo. La lezione alla collettività solleva l’opera letteraria dal mero senso personale al senso oggettivo ed assurge a lezione e insegnamento per tutti.

Gianfranco Fabbri

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