Mese: marzo 2017

Marilena Renda, La sottrazione

di Nadia Agustoni

A cosa allude la sottrazione del titolo? Cosa vuole dirci Marilena Renda con questo nuovo libro dal linguaggio essenziale e accuratamente scelto che fin dal titolo La sottrazione richiama a un vuoto possibile, a un togliere o togliersi via? Versi scioltissimi abitati da bambini e da adulti, spesso maestri/e, che portano stretta un’infanzia mal vissuta, ma mai perduta. Nei loro sguardi, nel modo di dire e proprio dove la parola sembra fermarsi, percepiamo il segreto che rende possibile essere sempre bambini. Forse per tutto questo il libro ci incanta. Ci incanta la nostra stessa infanzia, lo stupore rimasto in noi.

La vita è spesso ingiusta, delude, strappa le nostre radici e i più cari affetti, già Marilena Renda con Ruggine 2012, aveva raccontato il terremoto che colpì il Belice e la sua città quasi natale Gibellina. La sottrazione lì era evidente e dalla sottrazione, dallo spazio aperto che conduce non solo il male, ma anche nuove possibilità, sembrava irradiarsi luce. E questa nuova raccolta è un confrontarsi non solo con la perdita, ma con il chiarore che appare, anche se inatteso, dal buio o nei colori: Ti spiegherò volentieri i segni del mondo/ ma al buio come siamo è facile sbagliarsi…/ … I colori hanno una sintassi, te li scrivo sulla mano,/ così non te li scordi,/ rosso non passi, verde invece si…/ (17).

Siamo la città che si getta nel mare, siamo/ la spiaggia intatta dopo l’inondazione (57) ed è il pensiero di chi insegna agli altri qualcosa che va appreso piano e se mi si consente il termine, in mitezza. C’è qualcosa di un piccolo breviario, qualcosa che sfiora la preghiera in quello stare appresso ai bambini con uno sguardo senza troppa speranza, ma anche tenendone il filo. Marilena Renda non offre il fianco alle cose facili da dire, ma non lascia niente d’intentato perché il filo che ha tra le mani non venga strappato. La dedica a “Andreita, Dylan, Melanie, Imma, Roberta, Omar e gli altri” (i bambini, la sua classe?) è certo il segno di qualcosa a cui crede, senza vanagloria, ma lucidamente. Se pensiamo a cosa sta succedendo nella scuola e nel paese ecco dunque un libro da leggere e la bellezza di una poesia che ci ricorda: I bambini molto poveri sanno spesso cos’è giusto. Se chiedi a Sara se è giusto che lei viva in uno scantinato e non abbia i soldi per i libri, lei ti dice che non è giusto. Lei ha molto bisogno del mare o, in alternativa della campagna albanese, dell’estate, i cugini, la nonna. Ahhh — dice allargando il petto — io in campagna rinasco (74).

Un bel mestiere la poesia, ma di più fare i maestri, gli insegnanti.

Ma questo lo penso io adesso.

 

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Marilena Renda, La sottrazioneTranseuropa – Collana nuova poetica 2015

 In QuiLibri n.32 – novembre dicembre 2015

 

Massimo Gezzi, Il numero dei vivi

di Nadia Agustoni

Composto da testi scritti tra il 2009 e il 2014, come dice in nota lo stesso autore, Il numero dei vivi (Donzelli 2015) è un libro meditato, in cui i tratti discorsivi e il monologo interiore raggiungono un equilibrio perfetto. La parola stessa non piacerebbe credo a Massimo Gezzi che sembra volerci dire, tra le altre cose, l’impossibilità e l’inutilità della perfezione.

Nelle sue pagine incontriamo un’umanità un po’ spersa e a volte dolente e vi è una costante tensione a raccontare quell’essere nel numero dei vivi che impegna a un confronto: tra l’esistere subito per noi stessi, facendo i conti con la realtà e il saper accogliere gli altri, anche nella loro incapacità di vivere.  Continua a leggere “Massimo Gezzi, Il numero dei vivi”