Mese: ottobre 2017

Leggendo l’ultimo « si cela peut s’appeler quelque chose » di Philippe Denis (ed. La ligne d’ombre, 2014)

di Jean-Charles Vegliante

Philippe Denis, conosciuto direttamente da poco – in occasione della presentazione di un numero monografico che “L’étrangère” gli aveva dedicato la primavera scorsa, presso la libreria Le Bruit du temps di Antoine Jaccottet (Paris V) –, mi fa recapitare, dal Portogallo ove egli risiede ormai, un «piccolo libro» (scrive lui) curiosamente intitolato si cela peut s’appeler quelque chose (“se questo può chiamarsi qualcosa”, 65 p.), frase stampata tutta minuscola. I presenti appunti, di getto, riprendono semplicemente, ampliandolo, il biglietto di cortesia che gli ho mandato subito, e non hanno altra pretesa se non di ripetere tale cortesia di lettura, dovuta, a me pare, a ogni testo che ci tocca nel profondo. Tanto più in quanto la poesia, come sappiamo, ne ha davvero bisogno.

Quelle sobrie pagine stampate mi raggiungono dopo lungo periplo, dunque, mentre sto cercando, difficilmente, di stendere un articolo sul “realismo” in poesia (si legga il termine con doppie o triple virgolette), ricerca di cui – a me pare – a scapito delle apparenze (ma, si badi, qui la superficie È profondità!) le poesie di Philippe Denis vanno avvicinandosi oggi sempre di più. Ma, se si vuole, al modo in cui degli haiku potessero sembrare “realisti”: quasi per ossimoro quindi… come prospettando un mondo oltre la pagina stampata. Si tratta in ciò, per me, e solo in prima istanza, di semplici impressioni… ma da dove partire, se non si sappia dire altro[1] che l’effetto che la parola “fa” su di noi? Continua a leggere “Leggendo l’ultimo « si cela peut s’appeler quelque chose » di Philippe Denis (ed. La ligne d’ombre, 2014)”

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