La datità, l’essenza delle cose, il sorso / bevuto all’orlo della sepoltura, l’impostura: mi pare, questa scrittura, bordeggiare il nucleo della poesia, la sua immagine che nessuna parola può dire, può soltanto mostrare, sì. Mostrando il vuoto della sepoltura di un senso morto. Per questo non è solo l’amore il mistero, o l’abbandono, ma proprio il sentire l’amore, e la parola. E la parola non è data gratuitamente. Datità: è un titolo che lascia presupporre una non ovvietà del dato, concesso. Sebbene il soggetto scrivente sia originale e unico nel suo soffrire, non toglie questo il peso alla peregrinazione del parlante del linguaggio prestabilito dal potere, dal sistema. La poesia, però, è la dimensione della conquista anche politica del linguaggio. La dimensione di questa raccolta, che vanta la postfazione del poeta Andrea Zanzotto, nel pretesto di una metafisica della parola e del pensiero, si fa carne e corpo politico di un riconquistare continuo.

Le case tutte marroni pure concentrazioni di terra / si appaiono come spettri o scettri di un potere / temporale che inclina il cielo non per versare / ma per succhiare la luce che ricadrà in lutto: dimensione paesaggistica, frastagliata.

Sono più viva su questa carta / che non nella vita: è amore dell’arte per cui ci si limita a vivere nel pensiero e non in questa carne di marmo. Ma il corpo, oltre che essere la marmorea precisione del taglio, è anche sfumatura, gesto grafico della mano che scrive, letteralmente, in corsivo. E le immagini della scrittura-a-mano sembrano essere un senso-di-meno alla dittatura che tutto debba essere compreso. Laddove la ragione non possa, s’inerpica l’emozione, il sentire. Non è solo questa opposizione: mi ha entusiasmato, non per sola pura emozione e pure per la ginnastica del mio pensiero matematico, il dondolio tra scrittura letta e lettura scritta: a volte occhio e respiro si combattono, mente e corpo scissi e uniti, il corpo asfissia per la vertigine dell’altezza, vicendevoli sulla soglia della parte contigua.

Nella forma di rendere l’impossibilità di collimare dentro e fuori. Senza virgole è il mentale che il corpo vorrebbe mettere a tacere o viceversa. La contrapposizione, dialettica, tra pensiero e sentiero, tra sentire e pensare mi pare una cifra dello scrivere-vivere di Frene.

Quanto tempo ancora sarà passato / per astrazione-estrazione della cosa in sé / il giorno in cui ti ricorderò del giorno / nel quale ti dicevo quanto tempo passerà / prima di vederci ancora così lungamente?: è scrittura che ripete, epizeusi matematica, ossessione dolce, allitterazioni; sentimentatore: produttore di sentimenti: molti anche i neologismi, a testimoniare che la creatività è tale quando si accetta il proprio limite, la propria morte. Niente più del neologismo racconta il proprio Desiderio e anche il proprio rapporto con la Legge. E mai una scrittura, che si dica desiderante, può evitare di rendere l’interno un esterno al modo del nastro di Möbius. C’è sì la morte, presenza costante, ma come vuoto che fa risvegliare. Come reale che si riesce a cogliere nella sua essenza avendo la scrittura rinunciato al narcisismo incapace di vedere il totalmente altro.

L’abitudine di smembrare i corpi a partire dal cuore / e dalla testa non reseca la mente dal cervello materiale / rimasto nella sede dotata dalla natura deposta / dal suo scettro bestiale: è un estratto da La mano di Canova che evoca della poesia la dimensione rizomatica, extrasensoriale. Scrittura che non si accontenta di riferire l’oralità del corpo, o il simbolismo della lettera, ma oltraggia, va oltre il senso e partecipa della natura marmorea della scultura, della nuance cromatica. Una matematica della sensazione, un calcolo che fa dell’algoritmo poetico un’abitudine, un abito, un’etica, a volte algido e neutrale posizionamento di sconfitta, ma foriero d’inesauribile vitalità che è tale perché partecipa del suo progressivo annichilirsi, cui non si sottrae.

161. La poesia più pura non ha immagini ma movimenti: è uno dei 168 proverbi sospesi posti in Appendice e che fanno intravedere l’aspetto umoristico di una scrittura che si posiziona accanto all’affetto negativo, sofferente, dandogli scacco, ma riconoscendolo, cinica e materiale accettazione in un vortice di Desiderio, vuoto e trasformazione.

Si ascolta.