Tag: Antonio Delfini

Pagine di una educazione letteraria. Appunti su "La sadisfazione letteraria" di Corrado Costa

Riccardo Donati

Plus je devrais être raisonnable, plus ma

maudite tête s’irrite et devient libertine

M.me de Saint-Ange ne La Philosophie dans le boudoir

Venire via dall’arte è una grandissima fatica

Corrado Costa, L’incognita borghese

 

Il s’agit d’une éducation…

«Costa ci raggiunge con un misurato ritardo, quando tutto sembra risaputo, e invece di Costa ci rimane tutto da sapere, ossia da leggere»: con queste parole uno dei maggiori poeti contemporanei, Andrea Inglese, ha recentemente reso omaggio al multiforme ingegno di Corrado Costa (1929-1991) in un notevole numero de “il verri” interamente dedicato al poeta di Mulino di Bazzano(1). La figura di Costa, «anima ludica ilare e distruttiva» come lo ha definito il sodale Nanni Balestrini(2), si colloca in una posizione di primo piano non solo entro il vastissimo alveo dell’esperienza neo-avanguardistica, ma anche all’interno di un’ideale «linea emiliana» della nostra letteratura, eccentrica e pungente, ironica e autoironica, che, poniamo, da Delfini e Zavattini giunge fino a Celati e Cavazzoni. Per questo duplice motivo, ha ragione Andrea Cortellessa nell’affermare che Costa non merita la riduttiva etichetta di “minore”(3): quella dell’autore di Pseudobaudelaire è una voce originalissima e dagli esiti rimarchevoli, oltre che una presenza intellettuale di non trascurabile rilievo(4). C’è un testo in particolare che ci sembra confermarlo, un’opera che ha tutte le caratteristiche del manifesto di poetica senza averne affatto l’aria, un libro di natura giocosamente sperimentale e intriso di spunti metaletterari, come ben testimonia il jeu de mots del titolo: La sadisfazione letteraria. Continua a leggere “Pagine di una educazione letteraria. Appunti su "La sadisfazione letteraria" di Corrado Costa”

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Jourdain, #3: Talmente lì

Andrea Cortellessa

Al Signor Jourdain sono sempre piaciute le «guide» che, su certe città, tutto fanno meno che dare informazioni turisticamente utili. Se le guide «vere» servono a orientarsi, queste servono a perdersi con gusto: disguide, si dovrebbero piuttosto chiamare. Jourdain pensa per esempio a un vecchio libretto di Diego Valeri, Guida sentimentale di Venezia; l’aggettivo in genere lo insospettisce ma sentimentale, qui, s’intende nel senso del Sentimental Journey di Lawrence Sterne: capostipite della tribù dei perdigiorno – o dei perdiluogo. Da qualche tempo, però, l’industria del libro è riuscita nell’impresa di fare format anche di libri come questi che, per loro natura, sono senza forma. Senza fissa dimora, cioè.

Modena è piccolissima (72 pp. di 30 cm di larghezza per 21 d’altezza, tutte stampate a colori da EDT, € 35,00), di Ugo Cornia e Giuliano Della Casa, rinverdisce tuttavia gli antichi fasti. Sarà perché al Signor Jourdain Modena fa venire sempre in mente uno che formattato non lo sarà mai, uno che gli italiani (dovessero imparare troppo sul loro conto) proprio non vogliono saperne di leggere: Antonio Delfini. Il quale, l’anno prima di morire, si tolse uno sfizio a lungo covato: sottrarre all’odiata Parma il vanto della Certosa di Parma (appunto) di Stendhal – che si sarebbe ispirato, invece, proprio alla «sua» Modena. Così dice, Delfini, in un libriccino deliziosamente folle dal titolo Modena 1831 città della Chartreuse. E da quando l’ha letto per Jourdain Modena è una città mezza matta, proprio come Delfini: stralunata e tutta fantasticata. Continua a leggere “Jourdain, #3: Talmente lì”

Recensione a Giovanna Marmo, "Occhio da cui tutto ride", No Reply, Milano 2009

Daniele Claudi

Nel piacere di guardare e di esibire – suggerisce Sigmund Freud – l’occhio si comporta come una zona erogena. Vale a dire: si comporta sotto ogni punto di vista come una parte dell’apparato sessuale. Ciò che più colpisce nella nevrosi ossessiva – spiega Freud applicando il metodo analitico alla dimensione sessuale dell’esistenza – è l’importanza di impulsi che creano nuove mete sessuali, presentandosi indipendentemente da zone erogene. Cosa ha a che fare tutto questo con la poesia di Giovanna Marmo? È stato Giancarlo Alfano a chiarire, in una recensione apparsa sul «Corriere del Mezzogiorno», che Fata morta (Edizioni d’if, 2006), lavoro precedente di questa autrice, «ruota intorno a temi e motivi francamente legati al mondo fiabesco […], il che vuol dire intimamente connessi a una profonda dimensione psicotica: dove lo stretto rapporto tra i due universi in apparenza così distanti sta nella rappresentazione frammentaria del corpo umano e nella netta separazione tra l’organo e la sua funzione». Ebbene, da questo punto di vista il nuovo libro è perfettamente in sintonia con il lavoro precedente, cui nel 2005 è stato attribuito il premio Antonio Delfini. Ne faccia fede come esempio La mia ragazza II, in cui ritornano tra l’altro un paio di versi (nell’apertura dell’esempio) dal Fiume di Fata morta. E si noti la cruda ‘esibizione’ del corpo offerta al lettore: «Nel mio culo cresce un albero, / lì c’è sempre acqua. Succhia un dito, / ed è dolce. // I miei piedi sono appesi a un filo, / e non si spezza. // Le mie braccia sono lunghe, / non si piegano mai. // La testa, le unghie, gli occhi: / sono in una busta». Continua a leggere “Recensione a Giovanna Marmo, "Occhio da cui tutto ride", No Reply, Milano 2009”