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"Uno sguardo di passaggio". Mimesi e desiderio in "Horae canonicae" di W.H. Auden

Italo Testa

 

Le tracce mimetiche e il dio dei dettagli

Nella Poetica Aristotele afferma che la poesia avrebbe la sua causa na­turale nella capacità imitativa[1]. Sebbene la tendenza mimetica com­pe­netri l’intera vita sociale dell’uomo, è solo nell’espressione poetica che essa si esplicherebbe di per sé[2].

È possibile dunque guardare alla poesia nella pro­spettiva di un’in­dagine sul­­la natura umana? E il problema della natura mi­metica dell’uomo ha lasciato trac­cia nel pensiero dei poeti? In tale di­re­zione ho scelto di confrontarmi con un caso esemplare: Horae ca­no­nicae, una raccolta di Wystan Hugh Au­den. Nei suoi scritti poetici e sag­gistici Auden si è sforzato costantemente di formulare in modo espres­sivo delle diagnosi dell’epoca contemporanea – the age of anxiety, secondo il titolo di uno dei suoi poemi più noti[3] – sullo sfondo di una visione della na­tura e del destino storico dell’uomo come in­di­viduo e come specie. E Hor­ae canonicae è il testo di Auden che tocca nel modo più intenso e dram­matico la condizione mimetica dell’uomo. Au­den, che pure è stato nel Novecento forse il più stupefacente manipolatore di forme poetiche, ha consapevolmente elabo­rato una poesia allegorica, che vuo­le farsi veicolo di alcuni significati uni­versali sulla condizione umana. Continua a leggere “"Uno sguardo di passaggio". Mimesi e desiderio in "Horae canonicae" di W.H. Auden”