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Ad esempio. La scoperta della poesia

Giuliano Mesa

Ad esempio

Ad esempio, dire di ciò che non sappiamo dire. Senza cercare teoria. Senza temere il conflitto, lo stridore, lo stridere delle parti. Se la poesia è relazione, mette in relazione, non finge sintesi.
(Tutto ciò, e ciò che segue, è detto facendo un passo indietro, incauto, di non-silenzio.)

Rumpelstilzchen

“Trampolino Tonante mi chiamo, / il mio nome nessuno lo sa.” Questa la didascalia sotto il disegno di uno gnomo che armeggia con un arcolaio. La vidi in soffitta, sfogliando un libro di fiabe, che stava tra le cose di una zia. Avevo imparato a leggere da poco. Ne rimasi così turbato che ancora ho nella mente l’immagine di quel bambino che guarda e legge, con gli occhi spalancati, forse spaventati. In casa non c’erano libri, e i primi che poi mi procurai non furono di fiabe. E quel libro che stava in soffitta, la zia se l’era ripreso insieme alle altre sue cose lì in deposito. Per tutta la vita mi sono chiesto chi fosse Trampolino Tonante, fingendo di non poterlo scoprire. Infine l’ho scoperto, “per caso”. Trampolino Tonante è Rumpelstilzchen, una delle fiabe più note dei fratelli Grimm. Lettore bulimico, per tutta la vita ho evitato accuratamente quella fiaba, dove la scoperta del nome può salvare dalla morte una ragazza, e poi ne può salvare il figlio, che altrimenti diverrebbe preda, e prole, dell’innominato… “Ach, wie gut is, daß niemand weiß / Daß ich Rumpelstilzchen heiß!”.
Scoprire il nome di ciò che ha un nome, un nome che prima non si conosceva, e che a ciò, alla cosa, dà nome. Ma, dato il nome, qualcosa si dischiude senza chiudersi: la scoperta della poesia. Scoperta tante volte, poi, nel corso degli anni, leggendo e scrivendo. Tante volte? Forse no. Forse “la volta” è sempre la stessa. Il turbamento e l’ansia sono sempre gli stessi. Trovano nome ma quel nome non è mai l’ultimo, non coincide mai perfettamente con la cosa. Trampolino Tonante, disvelato, si squarcia, come nella fiaba, ma non sprofonda nella terra, non scompare.
[Da qui, volendo, tante parole. Anche, banalmente, sull’unheimlich di quella scoperta infantile. Che tuttavia, pur essendo “risalito alla fonte”, sento ancora intatta, poiché quell’esperienza è ancora viva, agisce, ed anzi, invecchiando, diventa ancor più perturbante – il nome si allontana sempre più, la speranza di nominarlo è sempre più tenue… E’ così? Forse no. Forse, la speranza di nominarlo non l’ho mai avuta, ed è stata forse questa di-speranza a farmi leggere e scrivere, e vivere, sapendo che, alla fine, avrei soltanto saputo di non poter sapere. Non più di quell’ombra o di quel bagliore che le parole lasciano dopo di sé: quel non nominato è forse ciò che davvero sappiamo, l’essere di ciò che non permane, l’ombra di un sogno nel proverbio di Pindaro. Senza onirismo. L’impermanenza si percepisce permanendo, per il tempo che ci è dato, in corpo e dolore, nostri e di ognuno e di tutti, nel nostro essere in fine e in parte, finiti e non finiti, incompiuti.] Continua a leggere “Ad esempio. La scoperta della poesia”