Tag: Dante

Leggendo l’ultimo « si cela peut s’appeler quelque chose » di Philippe Denis (ed. La ligne d’ombre, 2014)

di Jean-Charles Vegliante

Philippe Denis, conosciuto direttamente da poco – in occasione della presentazione di un numero monografico che “L’étrangère” gli aveva dedicato la primavera scorsa, presso la libreria Le Bruit du temps di Antoine Jaccottet (Paris V) –, mi fa recapitare, dal Portogallo ove egli risiede ormai, un «piccolo libro» (scrive lui) curiosamente intitolato si cela peut s’appeler quelque chose (“se questo può chiamarsi qualcosa”, 65 p.), frase stampata tutta minuscola. I presenti appunti, di getto, riprendono semplicemente, ampliandolo, il biglietto di cortesia che gli ho mandato subito, e non hanno altra pretesa se non di ripetere tale cortesia di lettura, dovuta, a me pare, a ogni testo che ci tocca nel profondo. Tanto più in quanto la poesia, come sappiamo, ne ha davvero bisogno.

Quelle sobrie pagine stampate mi raggiungono dopo lungo periplo, dunque, mentre sto cercando, difficilmente, di stendere un articolo sul “realismo” in poesia (si legga il termine con doppie o triple virgolette), ricerca di cui – a me pare – a scapito delle apparenze (ma, si badi, qui la superficie È profondità!) le poesie di Philippe Denis vanno avvicinandosi oggi sempre di più. Ma, se si vuole, al modo in cui degli haiku potessero sembrare “realisti”: quasi per ossimoro quindi… come prospettando un mondo oltre la pagina stampata. Si tratta in ciò, per me, e solo in prima istanza, di semplici impressioni… ma da dove partire, se non si sappia dire altro[1] che l’effetto che la parola “fa” su di noi? Continua a leggere “Leggendo l’ultimo « si cela peut s’appeler quelque chose » di Philippe Denis (ed. La ligne d’ombre, 2014)”

Annunci

Oroscopi, di Veronica Fallini (Lietocolle 2012)

di Davide Castiglione

La pulizia descrittiva e il modesto understatement del titolo (Oroscopi) e del sottotitolo (E altre minute ossessioni) dell’ultima raccolta di Veronica Fallini possono di prima battuta trarre in inganno anche il lettore di poesia più navigato: un inganno in realtà dovuto a eccesso di sincerità da parte dell’autrice. Cerco di sciogliere l’apparente paradosso, di tramutarlo da frase di facile effetto a effettivo ma difficile punto d’ancoraggio critico: se infatti – come spesso accade nei titoli dei libri di poesia – “oroscopi” è sostituzione metonimica per “poesie”, e “minute ossessioni” una loro ulteriore caratterizzazione, allora verrà di leggere queste poesie come qualcosa di irrilevante: dopotutto, complice le nostre associazioni automatizzate e perciò acritiche, per noi gli “oroscopi? sono i prodotti di un’arte divinatoria fallace, ingannatrice e commercializzata; non miglior sorte sembrano avere le “minute ossessioni? del sottotitolo, che richiamano alla pratica diaristica, all’annotazione privata e pertanto, ancora una volta e implicitamente, irrilevante. Il titolo ci dice dunque, alla lettera: “qui non troverai niente di vero, né di rilevante, passa oltre se vuoi”.

La lettura dell’intero libro inganna però almeno due volte questa attesa: da un lato, ciò che Fallini fa con la poesia è rilevante e le corrisponde un senso di verità estrema, che corteggia gli abissi della sparizione e della morte; dall’altro, queste poesie sono davvero arte divinatoria per la lucidità e l’ansia con cui interrogano il dopo, mentre ossessivamente tornano su pochi fulcri tematici che illustrerò in seguito. Infine, la loro misura sia versale sia testuale ne fa oggetti linguistici minuti, per l’appunto. Quindi, verità nell’inganno, e viceversa. Continua a leggere “Oroscopi, di Veronica Fallini (Lietocolle 2012)”

Il mostro irriducibile di Andrea Inglese in "Commiato da Andromeda"

Vincenzo Frungillo

La casa editrice di Livorno Valigie Rosse ha pubblicato, in occasione del Premio Ciampi 2011, il testo Il commiato da Andromeda, un estratto del primo capitolo del romanzo di Andrea Inglese. Sfogliando le pagine del libretto ci troviamo di fronte ad una prosa poetica che si alterna ad inserti lirici. Ritornano quindi le scelte stilistiche e gli esperimenti formali che Inglese ha sperimentato in Prosa in prosa e in Quando Kubrick inventò la fantascienza. Accomuna gli ultimi lavori di Inglese anche la scelta di immagini come prima fonte d’ispirazione; se nel libro su Kubrick le immagini sono quelle del film 2001. Odissea nello spazio, ne Il commiato da Andromeda l’immagine chiave è data da un quadro di Piero di Cosimo, La liberazione di Andromeda. Il dipinto, riprodotto in formato poster, campeggia dietro la porta del bagno dell’abitazione parigina dei due amanti, protagonisti del romanzo. Il pretesto in questione è il mito, raffigurato dal pittore, che racconta le vicende di Perseo impegnato nella liberazione dell’amata Andromeda. La donna al centro del dipinto sta per essere divorata da un mostro marino, Perseo è sul punto di colpire il mostro con la sua spada; ma  Andromeda non sarà salvata e il mostro diventerà il vero protagonista del libro. Se etimologicamente mostrum è ciò che si mostra o “ciò che si vede”, per citare un altro titolo di Andrea Inglese, al centro del quadro di Piero di Cosimo c’è lo stesso occhio della conoscenza. Continua a leggere “Il mostro irriducibile di Andrea Inglese in "Commiato da Andromeda"”

Ricordare Baldacci (a dieci anni dalla morte)

Andrea Cortellessa

 

Il più crudele dei mesi è luglio, altroché. La memoria pubblica, nei fatti di letteratura, è già corta, cortissima; la vacanza – in tutti i sensi – dei mezzi d’informazione, non aiuta. Fatto sta che la ricorrenza dei dieci anni dalla morte di Luigi Baldacci, uno dei grandi critici del nostro Novecento, caduta il 27 luglio, ha dovuto attendere il 12 agosto per essere ricordata. Com’era giusto e naturale, dal suo più convinto e conseguente discepolo, Massimo Onofri: sul domenicale del Sole 24 ore. L’unicità di Baldacci, suonava il titolo del suo articolo; ma fa tanto più specie, l’unicità di Massimo Onofri clamans in deserto, nel silenzio delle tante testate cui Baldacci aveva collaborato.

Il mio incontro con Baldacci fu, in tutti i sensi, tardivo. Avevo letto tanti suoi saggi, certo, come è (o era) dovere di qualsiasi studioso di Novecento in formazione. Ma erano sempre “in funzione” dell’autore cui di volta in volta – fosse Bontempelli o Papini, Tozzi o Pizzuto – erano dedicati, mai “in funzione” di chi li aveva scritti. Giustamente Onofri contrappone a Baldacci, in questo senso, Garboli. Tanto Garboli si prendeva la scena, sempre anteponendosi ai propri oggetti (strategia remunerativa se ce n’è una: almeno stando alla rispettiva fortuna, in vita e postuma), quanto Baldacci si metteva in un angolo, dietro le quinte o calato nella buca del suggeritore. Ma la sua voce a distanza di tempo, pur con tratti così poco ostentati (a differenza, ancora una volta, di quella di Garboli: tonitruante e perentoria sempre, sino alla petulanza), si riconosce eccome. Dice bene, con ossimoro barocco a lui non consueto, Onofri: «critico di parossistica intelligenza epperò di prosa sontuosamente quaresimale». E altrettanto si riconosce una linea, un Novecento di Baldacci (il quale fu studioso illustre di tanto altro, beninteso: dai petrarchisti del Cinquecento ai novellieri veristi, dall’umile musa dei libretti d’opera al prediletto – e decisivo – Leopardi).

Ricordo Continua a leggere “Ricordare Baldacci (a dieci anni dalla morte)”

Recensione a Guido Mazzoni, "Sulla poesia moderna", il Mulino 2005

 Niccolò Scaffai

Non mancano, tra i libri sulla poesia moderna e contemporanea usciti negli ultimi anni, ottime raccolte di saggi e pregevoli antologie spesso arricchite da ampie trattazioni su autori e periodi, talvolta anche ben annotate. Ciò che mancava – e pour cause – era un libro appositamente ideato e organizzato per affrontare a viso aperto la storia e la collocazione del genere lirico nella letteratura e nella società moderne. Uno studio, cioè, da affiancare idealmente agli ormai storici Da Baudelaire al surrealismo di Raymond e La struttura della lirica moderna di Friedrich. Sulla poesia moderna di Guido Mazzoni è un libro che, per ambizioni ed esiti se non per metodi e conclusioni, si dispone nella schiera aperta dai primi due.

Mazzoni, già allievo della Normale di Pisa, insegna all’Università di Siena; si direbbe che, nel suo secondo volume (il primo, Forma e solitudine, è uscito da Marcos y Marcos nel 2002), confluiscano le attitudini migliori delle due scuole: l’approfondimento degli aspetti formali e la loro giustificazione in rapporto alla tradizione e alla società.

Il libro è articolato in quattro capitoli (I. La rete dei concetti, II. Un testo esemplare, III. Una storia delle forme, IV. Lo spazio letterario della poesia moderna), preceduti da un’ampia introduzione teorico-programmatica (Le forme dell’arte e la storia degli uomini) e seguiti da una conclusione sopra La poesia moderna come forma simbolica. Ne risulta un volume di proporzioni esatte, calibrato per mettere in risalto problemi e direzioni di ricerca più che per tentare sistemazioni (necessariamente provvisorie, in un campo come questo, e spesso troppo vincolanti). Continua a leggere “Recensione a Guido Mazzoni, "Sulla poesia moderna", il Mulino 2005”

Alberto Casadei, "Poesia e ispirazione", Luca Sossella 2009

 Niccolò Scaffai

Il rischio di un titolo come Poesia e ispirazione è di evocare una stagione tardoromantica e idealistica che gli studi letterari del secondo Novecento hanno definitivamente superato. Ma si tratta di un rischio calcolato, che mette in risalto un’idea critica originale, affermata proprio dall’uso straniato della parola ‘ispirazione’. Nella Premessa, infatti, Alberto Casadei chiarisce come l’obiettivo consista nell’indagare la “connessione fra poiesis e nuove potenzialità ermeneutiche indicate dalla linguistica, dalla cognitive poetics e in generale dagli studi su mente e cervello” (p. 7). C’è un intento militante dietro la proposta di integrare i risultati delle scienze cognitive nella problematica poetologica: “riaprire il credito” nei confronti della poesia, esaminandola quale attività di sperimentazione gnoseologica, accostandone i percorsi di creazione di senso e immagini alle modalità che presiedono alle connessioni sinaptiche. La prospettiva è attuale, acclimatandosi da un lato nel terreno degli studi sul valore cognitivo della retorica (della metafora, in particolare), dall’altro nel campo di tensioni su cui si muove per esempio la poesia italiana contemporanea, spesso disposta a delegare al corpo, alla materia fisica e neuronale, la responsabilità di una percezione profonda che l’io sentimentale non è più autorizzato a detenere. Non idealistico, l’approccio di Casadei non è però nemmeno scientista, dal momento che non elegge un modello teorico elaborato dalle scienze umane applicandone definizioni e criteri al testo letterario. È piuttosto l’indicazione di una via alternativa di concepire la poesia, rifondandone per questo tramite anche la forza e la necessità sociale. Il contributo della scienza si limiterebbe a migliorare la comprensione di meccanismi che la poesia da sempre autonomamente attiva, per così dire in re. Continua a leggere “Alberto Casadei, "Poesia e ispirazione", Luca Sossella 2009”

Zanzotto: un poète généalogique

 Philippe Di Meo

Andrea Zanzotto s’est éteint le mardi 18 octobre en fin matinée à l’hôpital de Conegliano où il avait été admis trois jours plus tôt pour insuffisance respiratoire, soit exactement huit jours après avoir fêté son 90e anniversaire. Avec lui disparaît un des poètes les plus originaux de son siècle. La critique italienne tient en outre généralement son œuvre pour la plus novatrice depuis  celle de Leopardi. Jugement que corroborent implicitement de nombreuses traductions. Cependant, largement reconnu son travail demeure malgré tout aujourd’hui encore mal connu. On l’a malheureusement souvent interprété en ayant recours à des catégories interprétatives inadéquates. Le terme de “maniérisme”, éminemment historiciste, élaboré au XIX° siècle par le critique hégélien De Sanctis afin de valoriser les œuvres fondatrices de la tradition poétique et littéraire italienne, Dante et Pétrarque, a souvent été mis à contribution. Quand, précisément, la poésie d’Andrea Zanzotto bouleverse le bel ordonnancement de l’histoire littéraire occidentale à travers l’italienne. Continua a leggere “Zanzotto: un poète généalogique”

Stase – Italie 1975-1985

[Un saggio ritrovato di Jean-Charles Vegliante, o della visione francese dei nostri anni ’80]

 Jean-Charles Vegliante

… or lui apparut je ne sais quoi de noir,

nuage ou terre ? Dans un éclair vaincu

par l’aube douce…

G. Pascoli, Le sommeil d’Odyssée

Toi qui me lis tu le savais, il n’y a pas de retour possible. Parfois, un instant, dans un éclair nous apparaît le territoire dévasté d’un autre âge ; illusion de la pensée qui croit se souvenir. Ou ce que l’on croit saisir convulsivement dans l’endormissement d’Ulysse (non sapea che nero…), vapeur déjà disparaissante. Ces pages, massacrées par l’éditeur d’un catalogue (Nice, 1985), ont bien sûr jauni, mais justement : les contours essentiels n’en apparaîtront que mieux à distance. Peut-être. J’essaie de réarpenter en tout cas cette contrée d’un temps révolu. Scriptor, je recopie.

« En ce qui concerne la poésie – ou plutôt, disons tout de suite – les poésies italiennes de la décennie 1970-1980, tout au plus pourrait-on rappeler que s’y inscrivent en creux, dans leur attente, les éditions en volumes des Poesie (Poèmes) de Pasolini et de Tutte le poesie (Poésies complètes) de Penna, 1970 : célébrations, déjà. Dans la sidération qui suivit 1968-69. En revanche, le léger déplacement des curseurs, de 75 à ’85, offre peut-être une vision plus articulée – non pas, certes, homogène – où se dessine davantage que notre propre reflet au miroir. Cela pour mettre en garde, d’emblée, contre l’image-repoussoir si souvent proposée des ‘choses italiennes’, tantôt presque annexées, tantôt brandies dans un miroir déformant, que l’on serait tenté d’oublier qu’une histoire, une culture, une langue surtout (et des langues) nous en séparent, aussi proches et différentes que le bien connu autre côté.

Dix ans, cette durée moyenne d’une ‘génération poétique’ semble pour une fois s’imposer assez naturellement, car 1975 aconstitué pour l’Italie une année charnière*. D’un point de vue très général, on y verrait passer la ligne de partage des eaux entre le dernier espoir de subversion marxiste de la société (1968 et alentours) et la résignation secouée par les bombes des années de plomb (triomphe de ce que Pasolini avait nommé « nouveau fascisme »). L’assassinat de Pasolini lui-même – c’est-à-dire, avec tout ce que les media pouvaient y injecter de douteux, mais que l’intéressé avait sciemment accepté, du Poète – va laisser sans voix d’autres ‘parlants’, peu tentés par la reprise du sort de bouc émissaire. Seul Montale, hors d’atteinte, continue de subir en marmonnant les sollicitations les plus variées (mais il n’a jamais été très loquace)… Certains avant-gardistes par exemple, proches des Novissimi et de l’ex-Gruppo ’63, vont désormais se taire ou presque. La même année, d’ailleurs, voit paraître une lecture neuve de ces expérimentations récentes, les tirant à bas de leur piédestal langagier quelque peu désincarné, en incitant à une réévaluation des plus robustes d’entre elles (Pagliarani), sous le titre révélateur de Realismo dell’avanguardia (Réalisme de l’avant-garde, W. Siti, à son corps défendant). C’est justement de réalisme occulté, ou plus exactement de réalité (des référents) qu’il s’agit, dans la sélection sévère à laquelle se livre alors Majorino sur les trente années du second après-guerre : Poesie e realtà ’45-75 (Poésies et réalité : l’ouvrage paraîtra seulement deux ans plus tard chez l’éditeur Savelli). La période des illusions nées de la Résistance et de son mythe, des ‘belle bandiere’ dont Pasolini osait ricaner, est bel et bien close. Les plus jeunes, on peut le croire, lui avaient déjà tourné le dos. Continua a leggere “Stase – Italie 1975-1985”

Due letture di "Due sequenze"


M.Giovenale, Due Letture di “Due Sequenze”http://www.scribd.com/embeds/60117240/content?start_page=1&view_mode=list&access_key=key-22b14gxvzb6riq4r9ahh(function() { var scribd = document.createElement(“script”); scribd.type = “text/javascript”; scribd.async = true; scribd.src = “http://www.scribd.com/javascripts/embed_code/inject.js”; var s = document.getElementsByTagName(“script”)[0]; s.parentNode.insertBefore(scribd, s); })();

Postfazione a Ivan Schiavone, "Enuegz" (Onyx, 2010)

Caterina Venturini

Partire in viaggio con Ivan Schiavone potrebbe significare arrestarsi dopo pochi passi dall’ultimo saluto, se non si accetta l’opportunità di sperimentare un circolo di false partenze e ponti saltati, sul terreno di una lingua che il poeta affabula senza voler dominare fino alla meta. La prospettiva è quella benjaminiana di un’opera che può essere scritta, senza averne composto nemmeno una parte, non una sola senza la contaminazione di altre (parole e omissioni), del loro rumore di fondo che sguscia come identità notevole da panorami asfittici, rituffandosi poi in un vuoto mai afasico, mai solo perlustrativo, non solo canceroso, non solo edulcorato, ma molto perturbato.

Del resto la scelta del titolo, dall’enueg di beckettiana memoria e a risalir più indietro, dall’antico elenco provenzale di noie e lamentazioni, riporta da subito a una visione rallentata in cui l’azione posticipa indefinita e divinatoria senza possibilità vera di accadere. Continua a leggere “Postfazione a Ivan Schiavone, "Enuegz" (Onyx, 2010)”

La poesia di Claudia Ruggeri: fuoco, vetta e caduta

Stelvio Di Spigno

1. Adolescenza di un fenomeno.

Trovarsi davanti al volume Inferno minore di Claudia Ruggeri [1], vuol dire, nello specifico, affrontare una sorta di Moloch gigantesco, inafferrabile, dotato di poteri quasi sovrannaturali e per questo ancora più terribile e sconvolgente: e lo specifico di cui parlo è un tentativo di lettura critica, ancorché provvisorio e superficiale, e di quando in quando fuorviato dall’enorme massa di informazioni che occorrono per tentare di creare una mappa delle funzioni letterarie e psichiche di questa scrittura. Il libro riassuntivo che raccoglie le sue poesie giovanili insieme all’unica raccolta compiuta dell’autrice, introdotto da un commosso e lucido intervento di Mario Desiati, è una sorta di monumento all’oscurità e alla grandezza di una scrittura che ha rischiato, nell’arco di circa dieci anni, di finire nell’oblio, se non fosse stato lo stesso Desiati a riproporla con forza all’attenzione nazionale nel 2006 con una sezione monografica apparsa sul numero 28 di «Nuovi argomenti». Della Ruggeri si sa poco. La sua breve vita non consente, per fortuna, facili e oziosi collegamenti tra la sua produzione letteraria e momenti più o meno significativi della sua esistenza, terminata tragicamente a 29 anni nel 1996. Ma non è detto che questo sia un male. Possiamo affermare che senza la melensa annedotica e i tentativi di ricomposizione biografica che si sviluppano incontrollatamente in questi casi, la sola attenzione sui testi non possa che giovare alla causa.

Continua a leggere “La poesia di Claudia Ruggeri: fuoco, vetta e caduta”