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Draft e notille su alcune scritture di ricerca + un post scriptum

Marco Giovenale

Una serie di appunti, schematica come quella che segue, può valere non come rapporto/supporto di poetica o campitura di un’area, ma forse come sequenza – per quanto prolissa – scarabocchiata sul notes proprio velocemente, quasi frettolosamente, prima di avventurarsi nel dialogo di Poesia13. Sul tema – o  problema – della scrittura di ricerca o delle “scritture nuove” di ricerca. (E sui modi e motivi che ha la mia di ritenersi in queste inclusa).

Se di schema rapido si tratta, non ne verrà negata la natura distratta-provvisoria, niente affatto sistematica (nemmeno in quanto distratta). (Forse la regola è: essere talmente distratti da mandare a monte la regola[rità] della distrazione).

Magari di queste pagine si apprezzerà o non disdegnerà – in ordine a una qualche riduzione di disorganizzazione – il tentato raggruppamento per zone o micronuclei: 1, lettura in pubblico (esecuzione pubblica del testo); 2, tecniche o modi di costituzione del testo; 3, struttura dei testi; 4, rapporto con testi o meglio con modi e forme già noti (cioè con qualche “tradizione”).

Per altro, tutte le notille valgono per taluni autori che nominerò; e – stando a testi miei – solo per le prose che leggerò a Rieti.

Una premessa – ultima: non si intende e non si intenda l’aggettivo “nuove” come “migliori di” altre (che sarebbero “vecchie”).

 

1. In termini di lettura in pubblico

— Carattere non (necessariamente) performativo dei nuovi testi. Un’esecuzione può non essere performance. In termini concreti la delimitazione di tale “non essere” cambia di volta in volta (in ciò, alcune scritture nuove di ricerca non offrono al momento appigli definitori, riferimenti a stili noti di esecuzione di partiture: altrimenti non sarebbero nuove nel senso di inattese; o: non ancora studiate, non ampiamente studiate. È logico).

— Se “performativo” vuol dire Continua a leggere “Draft e notille su alcune scritture di ricerca + un post scriptum”

Del malintendere

Giulio Marzaioli

Del malintendere è il titolo provvisorio che Fabio Teti assegna alla raccolta (la prima organica e, ad oggi, inedita) dei suoi testi e, per chi avesse avuto occasione di conoscere l’autore, già viene offerta una provocazione. Fabio Teti, infatti, è assiduo frequentatore delle letture altrui e ascoltatore tanto attento da assumere una pro-tensione all’ascolto tale da rimanere impressa. In primo luogo, quindi, Teti è autore che sicuramente ben-intende la scrittura che lo circonda e, iniziando a percorrere la sua scrittura, risulta evidente come Teti abbia sì un bagaglio di letture strutturato e di forte tenuta per quanto attiene sia la tradizione che l’avanguardia italiana e straniera, ma altrettanto si palesa un’attenzione nei confronti delle esperienze della letteratura contemporanea tale da restituire, nel proprio dettato, una padronanza assolutamente consapevole:

essendo poi lo stesso non sapere che sostanzia
i materiali e scarsi nessi della frase        fase dove l’anno
non è quello e lui spalanca    scatola in cui tiene
plastica ocra dei soldati, trovata vuota, trovate anzi
alcune parti di neviera       lacune        acacie        poi la zucca
cava marcia coi barbieri
che in latino gli stenagliano
via i denti –

il solo fosforo vicino è alle lancette,
quando si sveglia. continua la torsione della faglia.
continua questa guerra
d’ipotetica frizione con la guerra Continua a leggere “Del malintendere”