Tag: Franca Mancinelli

Semprevivi, di Adelelmo Ruggieri (peQuod 2009)

Franca Mancinelli

Semprevivi sono fiori che non hanno bisogno di acqua e di cure e per questo spesso vengono posti accanto alle lapidi. Adelelmo Ruggieri intitola così il suo terzo libro di versi (Semprevivi, peQuod, 2009) riprendendo il titolo di un poemetto in tre parti dedicato proprio alla visita del camposanto e al sentimento che lo guida ad occuparsi dei morti, adempiendo piccoli e semplici gesti. La poesia è per lui un “atto di parola” (questo il titolo della prima parte del libro), un mantenersi fedeli alla vita, alla responsabilità di proteggerla con la propria attenzione, la propria presenza. I suoi versi vorrebbero dunque essere fiori freschi, un dono ripetuto contro il corrompersi, un rito che sospende l’azione del tempo. Continua a leggere “Semprevivi, di Adelelmo Ruggieri (peQuod 2009)”

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Microfiabe, Claudio Recalcati (Mondadori, 2010)

Franca Mancinelli

Le Microfiabe di Claudio Recalcati (Mondadori, 2010) non appartengono al tempo remoto e dislocato del “c’era una volta”, ma al tempo del rimpianto, della colpa, di una coscienza che s’accende dopo, quando non può più agire sulla vita se non attraverso il corpo frammentato e  incandescente della poesia. «Avremmo potuto», «Avremmo dovuto» ripete più volte Recalcati, scandendo i movimenti del rimorso, nella poesia d’apertura e in altri due testi in cui riprende il tema dell’uomo “addomesticato” (a cui aveva dedicato un poemetto nel suo libro precedente, Un altrove qualunque), sferzando di amara ironia il suo allontanarsi fiero e vanitoso dagli istinti, dal calore animale che «cova nel ventre». Continua a leggere “Microfiabe, Claudio Recalcati (Mondadori, 2010)”

Recensione a Franca Mancinelli, "Pasta Madre" (Aragno, 2013)

Tommaso Di Dio

Il primo libro di Franca Mancinelli (Mala Kruna, Manni, 2007) si concludeva con questi due versi: “entrare con i piedi su una terra morbida e pestata molte volte”. Il piccolo romanzo di formazione trovava il proprio primo approdo sulla consapevolezza che la terra su cui si anima la nostra parola e i nostri gesti non è un supporto ideologico, granitico, immobile; ma una sostanza viva, organica e morbida come la carne di cui siamo fatti, lavorata e sostanziata da un lavoro comune e collettivo che, se ci schiaccia e ci offende, sa rivelare, nella propria malleabilità, la nostra condizione umana più profonda. A distanza di sei anni, il nuovo libro della autrice di Fano riprende e amplia e porta al centro questa intuizione fondamentale. Pasta madre (Nino Aragno, 2013), fin dal titolo, intende mettere al centro quella sostanza indifferenziata e lavorabile, vergine eppure sempre gravida, di cui ogni nostra azione e ogni nostra espressione non è che una forma, un passaggio, un’ipotesi: una protrusione. Incominciare la lettura di questa opera richiede che ci si immerga dentro una dimensione che precede la veglia e precede il raziocinante valutare e porre in giudizio le cose del mondo; il lettore, pur tenendo desta la percezione attiva, è obbligato a concedersi la possibilità di trovare, al fondo della propria intelligenza logica, la forza di torcersi e inchinarsi fino all’esperienza limitare del trapasso di ogni cosa in ogni cosa. Qui, l’umano (e il soggetto lirico con lui) è solo un transito variabile, una traiettoria fra le traiettorie; fra le quali uomo cosa animale perdono i propri caratteri fissi e sovrani e ogni condizione apre all’altra la possibilità di una metamorfosi continua: “cucchiaio nel sonno, il corpo raccoglie la notte. Si alzano sciami sepolti nel petto, stendono ali”. Continua a leggere “Recensione a Franca Mancinelli, "Pasta Madre" (Aragno, 2013)”

Fabio Pusterla, Corpo stellare (Marcos y Marcos, 2010)

di Franca Mancinelli

Ai confini di Corpo stellare, l’ultimo libro di Fabio Pusterla, ci sono ali e acque. Ali che segnano la direzione di rotta, piccole e fragili ma capaci di «calare nel buio», di andare «controcorrente». Acque dove sporgersi, dove scendere e leggere il segreto di qualcosa che sempre si muove. Ed è proprio un segno, una traccia di cammino ciò che custodisce questo libro ampio e che pure sembra continuare ad espandersi sotto gli occhi del lettore, come obbedendo ad un meccanismo inconsapevole, di continua generazione, ad uno slancio che non deve smettere di portarci. Continua a leggere “Fabio Pusterla, Corpo stellare (Marcos y Marcos, 2010)”

Recensione a Mario Benedetti, Materiali di un’identità (Transeuropa, 2010)

Franca Mancinelli

«Scrivo per fratture» afferma Mario Benedetti in un’intervista raccolta insieme a saggi su poeti, prose, schegge diaristiche, poesie, in Materiali di un’identità (prefazione di Antonella Anedda, Transeuropa, 2010). Un libro che porta di nuovo dentro i sussurri, i balbettii, le sagome e i barbagli delle sue Pitture nere su carta (Mondadori, 2008), suggerendo connessioni, aprendo sentieri. Continua a leggere “Recensione a Mario Benedetti, Materiali di un’identità (Transeuropa, 2010)”

Recensione a Antonella Anedda, "La vita dei dettagli. Scomporre quadri, immaginare mondi" (Donzelli, 2009)

Franca Mancinelli

Anche quando tutto appare distrutto dalla violenza, dal male, dall’orrore della storia, restano frammenti, dettagli, che ci chiamano a resistere, a non smettere di credere nella bellezza. Così ad Andrej Rublëv, dopo lo scempio dei tatari nella cattedrale, viene indicato un frammento del suo affresco: ciò che si è salvato e che resiste, tra cadaveri e calcinacci, ciò per cui vale la pena continuare a dipingere. Le pagine che Antonella Anedda dedica a questo grande maestro di icone nel suo saggio-racconto Cosa sono gli anni (Fazi, 1997), conducono nel cuore del suo ultimo e sorprendente libro, La vita dei dettagli (Donzelli, 2009). Continua a leggere “Recensione a Antonella Anedda, "La vita dei dettagli. Scomporre quadri, immaginare mondi" (Donzelli, 2009)”

Dentro la somiglianza

  di Franca Mancinelli

 

[Questo saggio è nato dall’esperienza di “Poesia di classe”, un’iniziativa dell’associazione culturale Nie Wiem di Ancona che per due anni, nel 2008 e nel 2009, ha portato giovani poeti marchigiani, tra cui Massimo Gezzi, Luigi Socci, Renata Morresi, a tenere laboratori di poesia negli istituti d’istruzione secondaria. Un libro avrebbe dovuto raccogliere e dare testimonianza di questa esperienza.

Il breve saggio, scritto nell’estate del 2008, è apparso poi con alcuni tagli redazionali e con il titolo Dentro la somiglianza. La poesia di Milo de Angelis tra i banchi di scuola, nella rivista «Chichibìo», XII, gennaio-febbraio 2010, n. 56, pp. 14-15 e, con alcune modifiche, in «Soglie», Dentro la somiglianza: Milo de Angelis, XII, n. 1. aprile 2010, pp. 57-64.

Il testo che segue, privo dei tagli e con l’aggiunta di alcune note, è la versione apparsa su «Chichibìo».]

Ci sono almeno due motivi per lavorare ad un incontro tra gli studenti e la poesia di Milo De Angelis. Il primo è che, tra i poeti dei nostri anni, De Angelis è quello che più di altri è stato intriso dall’adolescenza, dai suoi abbagli accecanti, dalle sue ferite cercate come marchi sul corpo, come patti di sangue. Pensare inoltre, con la sua opera, alla poesia come gesto atletico e come gesto verso la vita (anche in senso erotico), può essere utile a sfatare i numerosi luoghi comuni che fanno della poesia un referto mostrato per documentare le diverse figure retoriche, gli stili e le fasi con cui si conserva, mummificata, la lingua. Continua a leggere “Dentro la somiglianza”