Tag: Montale

Il «resto» della poesia negli anni Novanta [da “Dissidenze”, Oèdipus, 2012]

                                                                                                                          Giampiero Marano

C’è qualcosa di involontariamente tragico nel “trionfalismo” con il quale, durante gli anni Novanta, è stata accolta la poesia ritornata all’affermazione di una «parola integra, portatrice (…) di una più piena vitalità e visibilità umana» (1). Continua a leggere “Il «resto» della poesia negli anni Novanta [da “Dissidenze”, Oèdipus, 2012]”

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Recensione a Guido Mazzoni, "Sulla poesia moderna", il Mulino 2005

 Niccolò Scaffai

Non mancano, tra i libri sulla poesia moderna e contemporanea usciti negli ultimi anni, ottime raccolte di saggi e pregevoli antologie spesso arricchite da ampie trattazioni su autori e periodi, talvolta anche ben annotate. Ciò che mancava – e pour cause – era un libro appositamente ideato e organizzato per affrontare a viso aperto la storia e la collocazione del genere lirico nella letteratura e nella società moderne. Uno studio, cioè, da affiancare idealmente agli ormai storici Da Baudelaire al surrealismo di Raymond e La struttura della lirica moderna di Friedrich. Sulla poesia moderna di Guido Mazzoni è un libro che, per ambizioni ed esiti se non per metodi e conclusioni, si dispone nella schiera aperta dai primi due.

Mazzoni, già allievo della Normale di Pisa, insegna all’Università di Siena; si direbbe che, nel suo secondo volume (il primo, Forma e solitudine, è uscito da Marcos y Marcos nel 2002), confluiscano le attitudini migliori delle due scuole: l’approfondimento degli aspetti formali e la loro giustificazione in rapporto alla tradizione e alla società.

Il libro è articolato in quattro capitoli (I. La rete dei concetti, II. Un testo esemplare, III. Una storia delle forme, IV. Lo spazio letterario della poesia moderna), preceduti da un’ampia introduzione teorico-programmatica (Le forme dell’arte e la storia degli uomini) e seguiti da una conclusione sopra La poesia moderna come forma simbolica. Ne risulta un volume di proporzioni esatte, calibrato per mettere in risalto problemi e direzioni di ricerca più che per tentare sistemazioni (necessariamente provvisorie, in un campo come questo, e spesso troppo vincolanti). Continua a leggere “Recensione a Guido Mazzoni, "Sulla poesia moderna", il Mulino 2005”

Alberto Casadei, "Poesia e ispirazione", Luca Sossella 2009

 Niccolò Scaffai

Il rischio di un titolo come Poesia e ispirazione è di evocare una stagione tardoromantica e idealistica che gli studi letterari del secondo Novecento hanno definitivamente superato. Ma si tratta di un rischio calcolato, che mette in risalto un’idea critica originale, affermata proprio dall’uso straniato della parola ‘ispirazione’. Nella Premessa, infatti, Alberto Casadei chiarisce come l’obiettivo consista nell’indagare la “connessione fra poiesis e nuove potenzialità ermeneutiche indicate dalla linguistica, dalla cognitive poetics e in generale dagli studi su mente e cervello” (p. 7). C’è un intento militante dietro la proposta di integrare i risultati delle scienze cognitive nella problematica poetologica: “riaprire il credito” nei confronti della poesia, esaminandola quale attività di sperimentazione gnoseologica, accostandone i percorsi di creazione di senso e immagini alle modalità che presiedono alle connessioni sinaptiche. La prospettiva è attuale, acclimatandosi da un lato nel terreno degli studi sul valore cognitivo della retorica (della metafora, in particolare), dall’altro nel campo di tensioni su cui si muove per esempio la poesia italiana contemporanea, spesso disposta a delegare al corpo, alla materia fisica e neuronale, la responsabilità di una percezione profonda che l’io sentimentale non è più autorizzato a detenere. Non idealistico, l’approccio di Casadei non è però nemmeno scientista, dal momento che non elegge un modello teorico elaborato dalle scienze umane applicandone definizioni e criteri al testo letterario. È piuttosto l’indicazione di una via alternativa di concepire la poesia, rifondandone per questo tramite anche la forza e la necessità sociale. Il contributo della scienza si limiterebbe a migliorare la comprensione di meccanismi che la poesia da sempre autonomamente attiva, per così dire in re. Continua a leggere “Alberto Casadei, "Poesia e ispirazione", Luca Sossella 2009”

Recensione a Franco Buffoni, "Roma" (Guanda, 2009)

Niccolò Scaffai

«Nei momenti in cui Roma ti vivo / come una gran quadreria»: sono versi emblematici del nuovo libro di poesia di Franco Buffoni (Roma, Guanda «Fenice contemporanea» 2009, pp. 175, euro 13,50). Il succedersi delle undici sezioni del volume segue infatti il percorso di una contemporanea flânerie attraverso le strade di Roma e i suoi paraggi, nel «segno di Caravaggio e Sandro Penna» (così Buffoni nella nota finale). Lo sguardo del protagonista, il «vecchio longobardo assente» cui è intitolata l’ultima sezione, scruta la contingenza in prospettiva, sovrapponendo spesso alla realtà una silhouette artistica. Così, la dinamica dei corpi può fissarsi in un modello statuario («Salgono al podio sei polpacci d’oro / D’argento e di bronzo, / La conchiglia rigonfia»), come nella prima sezione, Quella stellata sopra il Foro Italico; gli abiti possono fornire ai personaggi un pedigree figurativo: «Dalle scapole sui fianchi un cameriere / Umbro rurale / Buono a reggere alabarde al Perugino». L’effetto è amplificato dalla complicità allusiva dei riferimenti: al Leopardi del Canto notturno («E io che ddevo sognà, dimme che ddevo?»); o al Montale dei Mottetti («Poi brina sui kleenex caduti»). Manipolazione, più che ironia, che si apprezza nei versi perfetti in cui Buffoni mescola inglese e italiano, con un uso quasi camp della metrica: «Toni is a girl contenta del bikini», «Mentre scendono in tribù tre go-go boys». Continua a leggere “Recensione a Franco Buffoni, "Roma" (Guanda, 2009)”

Qualche anno luce e zone entropiche: Sulla poesia di Durs Grünbein e Guido Mazzoni

Gianluca D’Andrea

  Dai territori della poesia europea, culla di un Occidente frantumato nelle sue derive solipsistiche di origine novecentesca, incastrato tra un’immensità immaginifica e virtuale e il microcosmo degli eventi quotidiani che, proprio nella loro esibita insignificanza, mantengono l’ambivalenza dell’accensione minimale in un contesto di noia e routine esacerbanti, proprio nel rischio che questa morsa stritoli il soggetto consapevole di una fine sempre avvenuta, è doveroso constatare, e lo faremo attraverso l’ausilio di due esempi macroscopici, in che modo sia possibile non rassegnarsi alla scomparsa dell’umano nell’inferno della tecnica e dell’informazione o nel paradiso del minimalismo rassicurante e Continua a leggere “Qualche anno luce e zone entropiche: Sulla poesia di Durs Grünbein e Guido Mazzoni”

Recensione a Massimo Gezzi, "L'attimo dopo" (Sossella, 2009)

Niccolò Scaffai

Talvolta chi vive in due luoghi, o chi per lavoro si divide tra due paesi non si abitua del tutto né all’uno né all’altro, cosicché anche i gesti e gli oggetti familiari richiedono una continua riscoperta, una reinvenzione che ne fissi la consistenza e la successione, fino al viaggio successivo. Il nuovo, notevole libro di poesie di Massimo Gezzi, già autore di Il mare a destra (2004), mette appunto in luce la situazione dislocata di un soggetto per il quale l’hic e il nunc non sono dimensioni di effettiva presenza, ma fulcri teorici di un’esistenza centrifuga. Il titolo della raccolta e della sua prima parte, L’attimo dopo, così come quello della quinta e ultima sezione, Poco prima, sono in tal senso rivelatori. Continua a leggere “Recensione a Massimo Gezzi, "L'attimo dopo" (Sossella, 2009)”

Stase – Italie 1975-1985

[Un saggio ritrovato di Jean-Charles Vegliante, o della visione francese dei nostri anni ’80]

 Jean-Charles Vegliante

… or lui apparut je ne sais quoi de noir,

nuage ou terre ? Dans un éclair vaincu

par l’aube douce…

G. Pascoli, Le sommeil d’Odyssée

Toi qui me lis tu le savais, il n’y a pas de retour possible. Parfois, un instant, dans un éclair nous apparaît le territoire dévasté d’un autre âge ; illusion de la pensée qui croit se souvenir. Ou ce que l’on croit saisir convulsivement dans l’endormissement d’Ulysse (non sapea che nero…), vapeur déjà disparaissante. Ces pages, massacrées par l’éditeur d’un catalogue (Nice, 1985), ont bien sûr jauni, mais justement : les contours essentiels n’en apparaîtront que mieux à distance. Peut-être. J’essaie de réarpenter en tout cas cette contrée d’un temps révolu. Scriptor, je recopie.

« En ce qui concerne la poésie – ou plutôt, disons tout de suite – les poésies italiennes de la décennie 1970-1980, tout au plus pourrait-on rappeler que s’y inscrivent en creux, dans leur attente, les éditions en volumes des Poesie (Poèmes) de Pasolini et de Tutte le poesie (Poésies complètes) de Penna, 1970 : célébrations, déjà. Dans la sidération qui suivit 1968-69. En revanche, le léger déplacement des curseurs, de 75 à ’85, offre peut-être une vision plus articulée – non pas, certes, homogène – où se dessine davantage que notre propre reflet au miroir. Cela pour mettre en garde, d’emblée, contre l’image-repoussoir si souvent proposée des ‘choses italiennes’, tantôt presque annexées, tantôt brandies dans un miroir déformant, que l’on serait tenté d’oublier qu’une histoire, une culture, une langue surtout (et des langues) nous en séparent, aussi proches et différentes que le bien connu autre côté.

Dix ans, cette durée moyenne d’une ‘génération poétique’ semble pour une fois s’imposer assez naturellement, car 1975 aconstitué pour l’Italie une année charnière*. D’un point de vue très général, on y verrait passer la ligne de partage des eaux entre le dernier espoir de subversion marxiste de la société (1968 et alentours) et la résignation secouée par les bombes des années de plomb (triomphe de ce que Pasolini avait nommé « nouveau fascisme »). L’assassinat de Pasolini lui-même – c’est-à-dire, avec tout ce que les media pouvaient y injecter de douteux, mais que l’intéressé avait sciemment accepté, du Poète – va laisser sans voix d’autres ‘parlants’, peu tentés par la reprise du sort de bouc émissaire. Seul Montale, hors d’atteinte, continue de subir en marmonnant les sollicitations les plus variées (mais il n’a jamais été très loquace)… Certains avant-gardistes par exemple, proches des Novissimi et de l’ex-Gruppo ’63, vont désormais se taire ou presque. La même année, d’ailleurs, voit paraître une lecture neuve de ces expérimentations récentes, les tirant à bas de leur piédestal langagier quelque peu désincarné, en incitant à une réévaluation des plus robustes d’entre elles (Pagliarani), sous le titre révélateur de Realismo dell’avanguardia (Réalisme de l’avant-garde, W. Siti, à son corps défendant). C’est justement de réalisme occulté, ou plus exactement de réalité (des référents) qu’il s’agit, dans la sélection sévère à laquelle se livre alors Majorino sur les trente années du second après-guerre : Poesie e realtà ’45-75 (Poésies et réalité : l’ouvrage paraîtra seulement deux ans plus tard chez l’éditeur Savelli). La période des illusions nées de la Résistance et de son mythe, des ‘belle bandiere’ dont Pasolini osait ricaner, est bel et bien close. Les plus jeunes, on peut le croire, lui avaient déjà tourné le dos. Continua a leggere “Stase – Italie 1975-1985”