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Marilena Renda, La sottrazione

di Nadia Agustoni

A cosa allude la sottrazione del titolo? Cosa vuole dirci Marilena Renda con questo nuovo libro dal linguaggio essenziale e accuratamente scelto che fin dal titolo La sottrazione richiama a un vuoto possibile, a un togliere o togliersi via? Versi scioltissimi abitati da bambini e da adulti, spesso maestri/e, che portano stretta un’infanzia mal vissuta, ma mai perduta. Nei loro sguardi, nel modo di dire e proprio dove la parola sembra fermarsi, percepiamo il segreto che rende possibile essere sempre bambini. Forse per tutto questo il libro ci incanta. Ci incanta la nostra stessa infanzia, lo stupore rimasto in noi.

La vita è spesso ingiusta, delude, strappa le nostre radici e i più cari affetti, già Marilena Renda con Ruggine 2012, aveva raccontato il terremoto che colpì il Belice e la sua città quasi natale Gibellina. La sottrazione lì era evidente e dalla sottrazione, dallo spazio aperto che conduce non solo il male, ma anche nuove possibilità, sembrava irradiarsi luce. E questa nuova raccolta è un confrontarsi non solo con la perdita, ma con il chiarore che appare, anche se inatteso, dal buio o nei colori: Ti spiegherò volentieri i segni del mondo/ ma al buio come siamo è facile sbagliarsi…/ … I colori hanno una sintassi, te li scrivo sulla mano,/ così non te li scordi,/ rosso non passi, verde invece si…/ (17).

Siamo la città che si getta nel mare, siamo/ la spiaggia intatta dopo l’inondazione (57) ed è il pensiero di chi insegna agli altri qualcosa che va appreso piano e se mi si consente il termine, in mitezza. C’è qualcosa di un piccolo breviario, qualcosa che sfiora la preghiera in quello stare appresso ai bambini con uno sguardo senza troppa speranza, ma anche tenendone il filo. Marilena Renda non offre il fianco alle cose facili da dire, ma non lascia niente d’intentato perché il filo che ha tra le mani non venga strappato. La dedica a “Andreita, Dylan, Melanie, Imma, Roberta, Omar e gli altri” (i bambini, la sua classe?) è certo il segno di qualcosa a cui crede, senza vanagloria, ma lucidamente. Se pensiamo a cosa sta succedendo nella scuola e nel paese ecco dunque un libro da leggere e la bellezza di una poesia che ci ricorda: I bambini molto poveri sanno spesso cos’è giusto. Se chiedi a Sara se è giusto che lei viva in uno scantinato e non abbia i soldi per i libri, lei ti dice che non è giusto. Lei ha molto bisogno del mare o, in alternativa della campagna albanese, dell’estate, i cugini, la nonna. Ahhh — dice allargando il petto — io in campagna rinasco (74).

Un bel mestiere la poesia, ma di più fare i maestri, gli insegnanti.

Ma questo lo penso io adesso.

 

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Marilena Renda, La sottrazioneTranseuropa – Collana nuova poetica 2015

 In QuiLibri n.32 – novembre dicembre 2015

 

Massimo Gezzi, Il numero dei vivi

di Nadia Agustoni

Composto da testi scritti tra il 2009 e il 2014, come dice in nota lo stesso autore, Il numero dei vivi (Donzelli 2015) è un libro meditato, in cui i tratti discorsivi e il monologo interiore raggiungono un equilibrio perfetto. La parola stessa non piacerebbe credo a Massimo Gezzi che sembra volerci dire, tra le altre cose, l’impossibilità e l’inutilità della perfezione.

Nelle sue pagine incontriamo un’umanità un po’ spersa e a volte dolente e vi è una costante tensione a raccontare quell’essere nel numero dei vivi che impegna a un confronto: tra l’esistere subito per noi stessi, facendo i conti con la realtà e il saper accogliere gli altri, anche nella loro incapacità di vivere.  Continua a leggere “Massimo Gezzi, Il numero dei vivi”

Una nota su Abracadabra

di Nadia Agustoni

Nella sua bella postfazione a quest’ultima raccolta poetica di Nicola Ponzio, Renata Morresi si domanda: “Cosa anima questa inaudita profanazione dei mondi fiabeschi?” Se lo chiede non poco sconcertato anche il lettore. Confesso di essere arrivata alla fine del libro senza una risposta in mano. Si erano però aperte varie questioni e nessuna di facile risoluzione. Dirò subito che l’autore, bravissimo, è davvero abile nel non concedere alcun bandolo salvifico e ci lascia lì a sbrogliarcela da soli. I mondi fantastici trattati da Ponzio sono tantissimi e l’elenco finale dei ringraziamenti testimonia la cura della sua ricerca tra autori conosciutissimi come Andersen e i Grimm, Calvino e Collodi, Afanas’ev, Steiner, Propp e molti altri. Abbiamo un catalogo delle favole che si legge come il negativo di tante fotografie. Continua a leggere “Una nota su Abracadabra”

Recensione a Rosaria Lo Russo, “Nel nosocomio” (Effigie, 2016)

Nadia Agustoni

Di cosa ci parla Rosaria Lo Russo nel suo nuovo libro “Nel nosocomio”? Si potrebbe pensare a un luogo ristretto, una grande casa o un condominio adibito alla cura della terza età, ma procedendo nella lettura vediamo che non è così. Libro allegorico, dà conto di alcune, molte anzi, facce del paese Italia. Paese in preda a un vivere meccanico, avulso da tutto quello che può scompaginarne l’ordine apparente. Lo Russo, spietatamente, trova il modo di incarnare sulla pagina vizi e difetti di gente che si compiace troppo di se stessa e più ancora di quello che ha. Perché nessuno sceglie di essere davvero vivo in questi quadri, che l’autrice dispone come per le scene di un teatro, ma dove gli attori potremmo essere anche noi lettori o chiunque conosciamo:

Sposiamo l’idea del nostro direttore: ogni giorno/ che dio mette in terra facciamo almeno un’ora di/ esercizi. C’è una palestra modernissima nel semi- /interrato…” p. 12

Se la saggezza un tempo apparteneva alla vecchiaia, ora è sostituita dalla routine più grigia e banale, quasi ossessiva nei rituali di brioche, cappuccino, pasticche, televisione ecc. Le persone del nosocomio-nazione temono il contatto con gli altri, hanno la fobia dello straniero “gli extracomunitari” che: “Non si lavano bene i denti, non fanno la doccia due volte al giorno… mangiano cavallette fritte e vermi… non sono liberi quelli che chiedono l’elemosina…” p.17 Continua a leggere “Recensione a Rosaria Lo Russo, “Nel nosocomio” (Effigie, 2016)”

Maria Grazia Calandrone, Per voce sola

di Nadia Agustoni

Un libro, Per voce sola, di testi teatrali, quattro monologhi, con cui Maria Grazia Calandrone, affilando la sua poetica, sembra consegnare ad alcune voci femminili quell’ambiguità della memoria che si dà per frammenti, ritrazioni e dialoghi coi vuoti.

Se parlare è decidere la propria lingua e farla/farsi esistere, abbiamo in questi testi, nello stesso tempo, della parola e di più quando questa ci appare come ossessione, un silenzio che nasce dalla materia dei corpi offesi e riempie la scena. La scena è occupata da figure il cui darsi travalica il senso di differenza, diversità e identità, perché con uno spostamento radicale, fanno del palcoscenico il teatro della malattia.

La scrittrice Flannery O’Connor parlò della malattia come grazia e chissà se intendeva uno spazio tra il mondo e l’interiorità, un luogo in cui la parola non agisce che in minima parte. Leggendo Maria Grazia Calandrone, in queste pagine abitate dalla fragile presenza dell’io dei personaggi chiave, si ha la netta percezione che la loro malattia sia piena di vita, ma di una vita inafferrabile. La morte non occupa il loro pensiero, non direttamente, né il loro stare in una solitudine fatta di nomi ripetuti, vocio di morti o insorgenze la cui realtà è dubbia. Percepiamo un moto circoscritto di corpi e voci che afferrano quel che in loro si agita come in un limbo dove il presente è il passato o è un tempo che non conosciamo. Continua a leggere “Maria Grazia Calandrone, Per voce sola”

Recensione a Davide Nota, "Il non potere" (Sigismundus, 2014)

Nadia Agustoni

Questo libro riunisce l’intero lavoro poetico di Davide Nota, giovane autore, critico e blogger, classe 1981, quindi poco più che trentenne, ma con alle spalle un’attività intensa che ha trovato canali diversi per farsi conoscere, non ultimo il blog “Fonti coperte” pagina online dedicata alla poesia e alla scrittura del quotidiano “L’unità”. La stessa Sigismundus Editrice è nata dall’impegno di Davide Nota per far si che testi di autori, fuori dal circuito ufficiale della poesia, abbiano a disposizione delle alternative anche in forma di uno strumento editoriale.

Una premessa, “Il non potere” include uno scritto finale “Per una poesia del margine” che aiuta il lettore a comprendere il senso di quel titolo un po’ oscuro a tutta prima. Scrive Davide Nota: “Non sono un poeta realista, perché lunica realtà che conosco è la solitudine. Sono il tentativo mancato di resistere al disumano. Subire lepoca senza compiacersene vuol dire, anche permanere nella musica, in unarmonia pur degenere che non ceda al cinismo della prosa (se non divorandola come inserto). La tradizione classica è indispensabile: tradirla senza sanguinare è solo unaltra forma di obbedienza al dogma della dismissione”. (p.197) E subito dopo aggiunge: “… è possibile abitare la poesia come un servo in rivolta, che scappa via col cavallo del padrone e apprende da sé sorprendenti numeri di fuga. Ciò che importa è la meta raggiunta, non le cadute che la meta giustifica. Ma provate a farlo capire al padrone! Impossibile”. (ibidem) Continua a leggere “Recensione a Davide Nota, "Il non potere" (Sigismundus, 2014)”

Recensione a Rosaria Lo Russo, "Crolli" (Le Lettere Editrice 2012)

 Nadia Agustoni

Se la parola catastrofi, rigorosamente al plurale, ha per chi è relativamente giovane, sempre evocato epoche passate, ormai da non pochi anni la si associa al presente. La realtà delle medie catastrofi ci sta addosso, ma si dà il caso che nascondano qualcosa di ben peggiore o di maggiore, come le guerre e il venire meno dell’umano.

Rosaria Lo Russo ci dà con Crolli pagine che scavalcano le macerie e parole che danno fiato a una speranza sotterranea, quasi dicendo al lettore che noi siamo oltre le disfatte, più resistenti del nostro nudo resistere agli eventi nefasti, perché in noi bruciano le immagini di un mondo che brucia, ma altre immagini si ricreano, come se ognuno portato dallo sguardo fino alle porte di Tannhauser, non pensasse di morirne ma a rifondere ogni cosa vista e cercarvi quel significato che l’autrice ci restituisce nei gesti minimi del vivere. Continua a leggere “Recensione a Rosaria Lo Russo, "Crolli" (Le Lettere Editrice 2012)”

Nadia Agustoni, "Il peso di pianura" (LietoColle, 2011)

 

Renata Morresi

Che cos’è “il peso di pianura”? Nel sintagma del titolo una estensione di terreno ampia e pianeggiante sembra divenire presenza inevitabile che incombe. Qualcosa di non dominabile, di orizzontale e superiore, ma non già cielo, non ancora trascendenza, anzi, vastità tutta terrena. Nel libro diventerà (anche) allusione a un luogo geo-culturale decisivo per la storia italiana recente: quella pianura (quella Padania) tanto spesso caricata di proiezioni populiste che non hanno però saputo affrontare la questione dei suoi popoli, schiacciati nell’ottundimento da super-lavoro e dalle storiche prevaricazioni dei forti. Continua a leggere “Nadia Agustoni, "Il peso di pianura" (LietoColle, 2011)”

Nadia Agustoni, Il peso di pianura (LietoColle, 2011)

 di Renata Morresi

Il peso di pianura è libro di intricate armonie e cifre complesse. La sua voce poetica si muove dalle profondità di una esplorazione psichica non rassegnata, tra terre violentate e cieche, ancestrali ingiustizie, per dar forma a una invocazione alta, mai patetica. Un io gettato in una acosmia senza apparente carità interroga il denso nucleo dell’essere, attraverso gli assalti e le trasformazioni di una natura tagliente: “io vivo al centro dei cerchi / – uno ad uno – nel loro midollo / di preistoria, la mia vita congiura / ha radice capovolta esiste / come se pensasse” (47). Continua a leggere “Nadia Agustoni, Il peso di pianura (LietoColle, 2011)”