Tag: novissimi

Draft e notille su alcune scritture di ricerca + un post scriptum

Marco Giovenale

Una serie di appunti, schematica come quella che segue, può valere non come rapporto/supporto di poetica o campitura di un’area, ma forse come sequenza – per quanto prolissa – scarabocchiata sul notes proprio velocemente, quasi frettolosamente, prima di avventurarsi nel dialogo di Poesia13. Sul tema – o  problema – della scrittura di ricerca o delle “scritture nuove” di ricerca. (E sui modi e motivi che ha la mia di ritenersi in queste inclusa).

Se di schema rapido si tratta, non ne verrà negata la natura distratta-provvisoria, niente affatto sistematica (nemmeno in quanto distratta). (Forse la regola è: essere talmente distratti da mandare a monte la regola[rità] della distrazione).

Magari di queste pagine si apprezzerà o non disdegnerà – in ordine a una qualche riduzione di disorganizzazione – il tentato raggruppamento per zone o micronuclei: 1, lettura in pubblico (esecuzione pubblica del testo); 2, tecniche o modi di costituzione del testo; 3, struttura dei testi; 4, rapporto con testi o meglio con modi e forme già noti (cioè con qualche “tradizione”).

Per altro, tutte le notille valgono per taluni autori che nominerò; e – stando a testi miei – solo per le prose che leggerò a Rieti.

Una premessa – ultima: non si intende e non si intenda l’aggettivo “nuove” come “migliori di” altre (che sarebbero “vecchie”).

 

1. In termini di lettura in pubblico

— Carattere non (necessariamente) performativo dei nuovi testi. Un’esecuzione può non essere performance. In termini concreti la delimitazione di tale “non essere” cambia di volta in volta (in ciò, alcune scritture nuove di ricerca non offrono al momento appigli definitori, riferimenti a stili noti di esecuzione di partiture: altrimenti non sarebbero nuove nel senso di inattese; o: non ancora studiate, non ampiamente studiate. È logico).

— Se “performativo” vuol dire Continua a leggere “Draft e notille su alcune scritture di ricerca + un post scriptum”

Annunci

Intrattenere i fantasmi

Italo Testa

1. Dietro la tenda

Considera un’interruzione di 23 anni. Tra la nuova edizione 2003 de I novissimi e la quinta ristampa Einaudi del 1979. Un lungo intercorso fantasmatico. Conta gli anni della tua formazione. Coincidono. Considera le parole di Alfredo Giuliani sull’ultima edizione del 1979: «il libro era diventato un piccolo classico». Considera laPrefazione 1965: «per capire la poesia contemporanea, piuttosto che alla memoria delle poesie del passato, conviene riferirsi alla fisionomia del mondo contemporaneo».

Fasi di trasformazione. L’antologia, «libro settario», così Giuliani nel 1961, formula, così Anceschi su Il verri (1, 1962), l’«orizzonte significante» di un nuovo tempo della poesia. Fase 2: un classico, così Giuliani: oggetto della memoria. Fase 3: un fantasma. Dietro la poesia: l’antologia. Alle loro spalle. Entri in quel tratto. Del bosco solo l’apparenza. Di fronte gli alberi. Considera l’incipit dell’Introduzione alla prima edizione del 1961: «scopo della “vera contemporanea poesia”, annotò Leopardi nel 1829, è di accrescere la vitalità».

«Sagome dietro la tenda/[…]/dietro la tenda/sagome». Le sagome appaiono su un’antologia scolastica. Alle scuole medie inferiori. E’ il controcanto, così Giuliani nella nota al testo su I novissimi, delle figure dell’inconscio della ragazza Carla. Tu non lo sai, e vedi solo le sagome, ti ossessionano, non riesci ad afferrarle, le lasci scorrere e guardi avanti. Poi, nel giro di un paio d’anni, accidentalmente, da un fondo di magazzino, non sai più bene come, ne appaiono altre: «Dietro la porta nulla, dietro la tenda,/l’impronta impressa sulla parete, sotto». Dietro la tenda. E’ Aprire, il mantra di Antonio Porta. Il secondo albero. Secondo avvistamento individuale. Ne seguono altri. Con sfasatura temporale. PostkartenBlackout.

Fuga in avanti. E’ il 2011. Hai in mano I novissimi, l’oggetto letterario, lo leggi dall’inizio alla fine. La ragazza Carla Aprire stanno ai due estremi dell’antologia, ne delimitano lo spazio. Considera le parole di Giuliani nella Prefazione 2003:«Ricercavamo procedimenti utili a intrattenere i fantasmi (questo il compito e il piacere di chi scrive poesie)».

Quando entri in scena, ci sono solo gli individui. I loro corpi testuali. Sono tali proprio perché sono esistiti altrimenti, hanno sterzato in una la loro direzione idiosincratica, non sempre prevista dal «libro iniziale». Proprio così possono essere contemporanei, accrescere la vitalità. L’antologia, il corpo collettivo, ha già iniziato un’altra sua forma di esistenza, sotto traccia, fantasmatica. Come dispositivo ideologico. Giuliani è il dispositivo. Non ce n’è altra traccia.

Inizi a pensare a I novissimi come a un trattato sui fantasmi.  Il dispositivo sono le prefazioni, le introduzioni, le note di Giuliani. E la sezione  di saggi Dietro la poesia. Dietro la tenda. Ti chiedi se Ghostbusters abbia giocato un ruolo. «Non si può fare poesia pensando in direzione della poesia se non come tecnica» (Prefazione 1965). Gli anni ottanta in mezzo.«Procedimenti utili a intrattenere i fantasmi (Prefazione 2003). Continua a leggere “Intrattenere i fantasmi”