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Il «resto» della poesia negli anni Novanta [da “Dissidenze”, Oèdipus, 2012]

                                                                                                                          Giampiero Marano

C’è qualcosa di involontariamente tragico nel “trionfalismo” con il quale, durante gli anni Novanta, è stata accolta la poesia ritornata all’affermazione di una «parola integra, portatrice (…) di una più piena vitalità e visibilità umana» (1). Continua a leggere “Il «resto» della poesia negli anni Novanta [da “Dissidenze”, Oèdipus, 2012]”

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La verità del negativo. Recensione a Gabriel Del Sarto, “Sul vuoto” (Transeuropa, 2011)

Gianluca D’Andrea

La presa sul reale parte da una riflessione sul “niente”. Nell’epoca del nichilismo raggiunto e del disorientamento etico la poesia tenta una reazione spostando il proprio linguaggio allo stadio minimo della descrizione di esperienze che si accendono in un’atmosfera di raccoglimento, nei piccoli gesti quotidiani, nel comune formicolio delle esistenze e delle relazioni tra le stesse.

Il tema fondante nella seconda raccolta di Gabriel Del Sarto è proprio la relazione: dalla dimensione lineare del “viale”, di una strada che si allunga, partendo dalle proprie origini, attraversando incroci, siamo condotti ad una inedita vastità, infinita proprio perché non ancora esplorata, quella del vuoto. Sul vuoto è la ricognizione di un orizzonte mutato, anche concettualmente, a cui si giunge da coordinate precedentemente vissute ma ineluttabilmente perdute. Il “senza-dimensione” che il vuoto simbolicamente rappresenta illustra lo spaesamento del soggetto lirico che continua a ritrovarsi nelle micro-percezioni relazionali che lo hanno formato anche attraverso le inevitabili cadute. Scoordinazione e relazione, macro e micro testo (macro e micro cosmo), dimensioni che si creano nella loro apparizione, sciolte da ogni determinismo.

A conferma di quanto esposto andiamo a osservare retrospettivamente l’incipit de I viali: «Radiosa, quest’ora,/ e violenta di luce», sin dagli esordi è possibile notare la modalità di riflessione poetica di Del Sarto che è capace di cogliere l’accensione del reale nella presenza-assenza del soggetto poetico rispetto al contesto, in una posizione anti-dialettica: radiosa è l’ora nella sua violenza (l’aspetto negativo) ma in Sul vuoto troviamo: «I ricordi nella luce obliqua/ dalla porta a vetri, un vento leggero e un ritorno/ di senso, molecolare» (I tigli, p. 11, vv. 10-12), la luce da violenta diventa obliqua, il taglio verticale della stessa luce, correlativo della vista e della possibilità sensoriale del soggetto, si attenua in una percezione liquida e quasi tattile del reale, per questo sembra decadere l’affermazione della quarta di copertina sui toni più metallici della seconda raccolta rispetto alla precedente; piuttosto gli stessi toni aderiscono al panorama più vasto e spaesante e si abbassano in maniera ancora più decisa, rispetto all’humus relazionale che dominava I viali. Continua a leggere “La verità del negativo. Recensione a Gabriel Del Sarto, “Sul vuoto” (Transeuropa, 2011)”