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Postfazione a "Quasi tutti", di Marco Giovenale (Polimata, 2010)

Paolo Zublena

P.Zublena_ Postfazione a QUASI TUTTI (di M.Giovenale) by Punto critico

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Recensione a Alessandra Carnaroli, "Femminimondo. Cronache di strade, scalini e verande" (Polìmata, 2011)

Cecilia Bello Minciacchi

In Postkarten, nel pieno degli anni Settanta, Sanguineti inseriva una ricetta «per preparare una poesia». La ricetta, la “cartolina” 49, è famosissima: «per preparare una poesia, si prende “un piccolo fatto vero” (possibilmente / fresco di giornata): c’è una ricetta simile in Stendhal, lo so, ma infine / ha un suo sapore assai diverso […] / conviene curare / spazio e tempo: una data precisa, un luogo scrupolosamente definito, sono gli ingredienti più desiderabili, nel caso (item per i personaggi, da designarsi rispettando l’anagrafe: /da identificarsi mediante tratti obiettivamente riconoscibili)». Con la consueta ironia, che era il suo modo di trattare il tragico, Sanguineti puntava ad ottenere «una pietanza gustosamente commestibile, una specialità / verificabile», passando per uno stile Gramsci (quello dei Quaderni e delle Lettere) reso piccante con qualche spezia della cucina di Marx, e intendendo «verificabile» nel senso che la parola può avere nell’Arbeitsjournal di Brecht. Nei nostri anni Duemila, Alessandra Carnaroli, che non possiamo riferire al magistero di Sanguineti, per scrivere una poesia prende, anche lei, «un piccolo fatto vero», ma il risultato non è per niente «gustosamente commestibile». Al limite è – sinistramente, dolorosamente – «verificabile». I testi del suo Femminimondo sono durissimi, indigesti sempre, difficilmente fronteggiabili nell’orrore che dicono e nel tono, nell’andamento ritmico e nelle armoniche delle singole voci che quel dolore incarnano. Continua a leggere “Recensione a Alessandra Carnaroli, "Femminimondo. Cronache di strade, scalini e verande" (Polìmata, 2011)”

Recensione ad Alessandra Carnaroli, "Femminimondo. Cronache di strade, scalini e verande" (Polìmata, Roma 2011)

Silvia De March

Il titolo può dissuadere. La pubblicizzazione, firmata dall’Associazione Erinna (donne contro la violenza alle donne), pure. La scarsa o nulla distribuzione delle edizioni Polìmata incentiva a desistere.
E’ improprio circoscrivere l’impegno letterario dell’autrice alla denuncia sociale. La raffinatezza della scrittura colloca la raccolta tra le letture più piacevoli e sorprendenti in una stagione di produzione poetica piatta.
La dedica (a chi ho preso la parola / alle loro figlie) svela un’operazione di ascolto che s’inscrive in un orizzonte propriamente di verità. Una realtà più autentica si svolge in queste Cronache tratte da strade, scalini e verande, ovvero interni, esterni e interstizi intermedi. I componimenti si susseguono in Sfilate come indica una seconda intestazione alla raccolta: i fatti a sinistra, sintetizzati da rastremate coordinate del luogo e del modo del misfatto, disposte in suggestiva dinamica col vuoto; le colpe a destra, in una pagina dedicata alle testimonianze raccolte in veri e propri testi poetici.
Le donne nel mezzo sono soggetti ed oggetti della narrazione, che coglie l’accaduto in medias res oppure a posteriori e si svolge attraverso formule colloquiali. Non ci sono dialoghi: i monologhi si rivolgono spesso ad una seconda persona che non risponde; i componimenti che invece assemblano più di un punto di vista non realizzano un’interazione reciproca, fanno semplicemente coesistere estraneità già irrimediabilmente scisse. Continua a leggere “Recensione ad Alessandra Carnaroli, "Femminimondo. Cronache di strade, scalini e verande" (Polìmata, Roma 2011)”

Recensione a Nanni Balestrini, "Caosmogonia" (Mondadori, 2010)

 Cecilia Bello Minciacchi

Cinquant’anni fa, in Linguaggio e opposizione, lo scritto teorico incluso poi nei Novissimi, Nanni Balestrini sosteneva con argomenti assai persuasivi una poesia «come opposizione. Opposizione al dogma e al conformismo che minaccia il nostro cammino, che solidifica le orme alle spalle, che ci avvinghia i piedi, tentando di immobilizzarne i passi». Era il 1960, quando Balestrini scriveva così, ma quello che valeva allora – ideologicamente e letterariamente – vale di fatto ancora oggi. E in modo tanto più drammatico e urgente, diremmo, in quanto certi meccanismi di azzeramento, di “solidificazione”, non solo di ostacolo al cammino, ma di franco regresso, si sono pervicacemente radicati. E ancora più difficile sembra oggi l’opposizione, data la realtà delle condizioni esterne. Che Balestrini da allora non si sia stancato di resistere e di contestare nei modi propri del linguaggio, nella scrittura e nelle opere visive, è testimoniato ancora una volta dal suo ultimo libro di poesia, Caosmogonia (Milano, Mondadori «Lo Specchio», pp. 88, € 14). La collana in cui appare è tra le più stabili sotto il profilo istituzionale, eppure il libro è tutt’altro che rassicurante. Il tono scelto per la contestazione non è gridato né sopra le righe; è piuttosto coerentissimo e costante, esattamente congegnato, e ad ogni rilettura sempre più destabilizzante. Una forma di resistenza profonda, inoculata nel linguaggio, nel suo stesso funzionamento, messo in crisi e fatto saltare, ove sia noto che Balestrini ha sempre inteso il linguaggio come «oggetto della poesia» e «come fatto verbale», e le parole come elementi cui «tendere agguati». Ordine e bellezza sono irrisi a partire dal titolo che rovescia il kosmos delle religiose o mitiche genesi del mondo in chaos. In direzione analoga già andava il titolo ironico di un precedente libro di poesia, Sfinimondo (Napoli, Bibliopolis, 2003), Continua a leggere “Recensione a Nanni Balestrini, "Caosmogonia" (Mondadori, 2010)”

I versi in sigla di Alessandra Cava


Niva Lorenzini

Mi si chiede di tanto in tanto di indicare quel che penso della poesia che si produce in questo difficile, protratto avvio degli anni 2000 (e siamo già al 2011, con un decennio abbondante alle spalle), e ogni volta mi trovo a rispondere che è la poesia dei giovani o giovanissimi quella che più mi interessa. Ne sono sempre più convinta.

Sufficientemente lontani dai nonni, dai padri, dai fratelli maggiori, che però hanno letto e metabolizzato a dovere, sufficientemente esperti di ciò che capita nell’orizzonte italiano e internazionale, sufficientemente pratici del rapporto tra diversi linguaggi espressivi, che spaziano dalla letteratura al cinema, dalla musica al fumetto, dalla filosofia alla scienza alle arti, la loro scrittura è spesso spiazzante rispetto a categorie in auge ancora a fine Novecento, e resta in buona parte da indagare. E’ una scrittura tutt’altro che naïve, tutt’altro che immediata e irriflessa, tutt’altro che ‘innamorata’ della parola, sia che interferisca con la prosa (non lo scrivo a caso, sto proprio pensando alla Prosa in prosa di Inglese, Bortolotti, Broggi, Giovenale, Zaffarano, Raos, e a molti tra i testi antologizzati nel recente spoglio dei Poeti degli Anno Zero presentato da Ostuni sul numero 30 della rivista “L’illuminista”), sia che si dia parcellizzata in versicoli mutili, in schemi contratti pronti a disgregarsi. Continua a leggere “I versi in sigla di Alessandra Cava”