Tag: realismo

Recensione a Laura Pugno, "Antartide" (minimum fax, 2011)

Antonio Loreto

Il progetto letterario di Laura Pugno è, come i migliori, unitario: dalle sue poesie discendono i suoi romanzi e ogni narrazione deriva quella successiva. Così Antartide è l’ultima di una serie di opere che poggia – anche ripescando singoli motivi particolari – su pochi fondamentali temi: la morte, più o meno nascostamente desiderata; il corpo, perlopiù guasto e comunque destinato a degradarsi in cibo o in cenere; il linguaggio, nella sua negazione afasica: il tutto nel campo di forze che attraggono umanità e bestialità. Continua a leggere “Recensione a Laura Pugno, "Antartide" (minimum fax, 2011)”

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Teoria della letteratura, in pratica: “Pubblici discorsi” di Paolo Nori

[Da poche settimane è uscito La meravigliosa utilità del filo a piombo, che raccoglie i discorsi, diciamo, approssimativamente, ‘politici’ o ‘civili’ di Paolo Nori, così come Pubblici discorsi (2008) raccoglieva quelli ‘letterari’ o ‘critici’. Poiché mi sembra che quest’ultimo libro sia lo sviluppo coerente della posizione allo stesso tempo estetica ed etica che lo scrittore aveva cominciato a elaborare nel precedente, ripubblico una recensione apparsa sulla rivista «Dieci Libri». Ho aggiunto solo i titoli dei paragrafi. L’immagine accanto è di Vladimir Archipov  e si trova nel volume Design del popolo (2007), pubblicato da ISBN.]

Michele Sisto

Prendere Nori sul serio

Vorrei tentare un esperimento critico: prendere Paolo Nori sul serio. Nori ha soprattutto fama di umorista, abile nel restituire i modi del parlato, spassoso nelle performance dal vivo, insomma di scrittore leggero. Si è anche detto, d’altra parte, che a dispetto di questa postura dimessa, e dietro le tecniche di diversione con cui spesso diabolicamente confonde i suoi interlocutori, si celi uno degli scrittori più colti e avvertiti del presente.

Vorrei dunque, consapevole della forzatura, mettere tra parentesi il primo Nori, quello divertente e strampalato, per concentrarmi sul Nori più riflessivo e battagliero, impegnato in un’impresa che non è solo letteraria. E partirei da un’ipotesi: Paolo Nori ha un progetto, e questo progetto, se in letteratura esiste un fronte che divide il passato dal futuro, lo colloca in prima linea. Di più: date le caratteristiche di questo progetto e le strategie con cui viene messo in atto Nori non va considerato soltanto uno scrittore interessante ma periferico nel nostro sistema letterario, bensì una figura centrale, rispetto alla quale fra vent’anni un nuovo entrante non potrà non prendere posizione. Non un Landolfi, tanto per capirci, ma un Calvino. Continua a leggere “Teoria della letteratura, in pratica: “Pubblici discorsi” di Paolo Nori”

Recensione a Marco Giovenale, “Endoglosse” (Cepollaro E-dizioni, 2005)

Gherardo Bortolotti

Da circa un anno a questa parte, Biagio Cepollaro sta pubblicando sul suo sito alcuni testi di poesia che sono usciti dal circuito commerciale o che non riescono ad entrarvi.  Le ragioni di queste “scomparse” – o delle mancate presenze – non possono essere affrontate in questa sede; mi limito a segnalare uno degli inediti apparsi per la Biagio Cepollaro E-dizioni. Si tratta di Endoglosse di Marco Giovenale <http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/GioTesto.pdf>.

Due aspetti, soprattutto, mi sembrano interessanti di Endoglosse, dando luogo a quella che potremmo definire un’estetica della dichiarazione, che ritengo nuova e che, probabilmente, è decisiva per una letteratura in grado di offrire strumenti e modelli di esperienza per i nostri giorni. Questa estetica, e la poetica che nel caso se ne deriva, si basa sull’idea che il testo non è tanto la testimonianza di una realtà che esiste a priori, ma ne è una delle fonti, diventando il dettato la traccia di un processo di azione sul mondo (un processo che dà luogo a ciò che poi si intende per reale). Da un punto di vista retorico, poi, questa operazione si fonda sull’interruzione della continuità del discorso, che smonta la simbolizzazione e, senza interromperla, la lascia alla deriva.

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Il movente reale. Considerazioni sui “ritorni di fiamma” di Sereni

Umberto Fiori

Nel 1961, in un breve intervento intitolato Due ritorni di fiamma[1], Vittorio Sereni proponeva e commentava le nuove stesure di due poesie del Diario d’Algeria: Lassù dove di torre, E tu così leggera e rapida sui prati. Eccole nelle due versioni (a sinistra il testo del 1947; a destra la nuova stesura con -in corsivo- i versi aggiunti e le variazioni):

Lassù dove di torre
in torre balza e si rimanda
ormai vano un consenso
il chivalà dell’ora,
chi va nella tetra mezzanotte
dei fiocchi veloci, chi l’ultimo
brindisi manca su nere
soglie di vento sinistre
d’attesa, chi va…
E’ un’immagine nostra
stravolta, non giunta
alla luce. E d’oblio
solo un’azzurra vena abbandona
tra due epoche morte dentro noi.Sainte-Barbe du Thélat, Capodanno 1944
Lassù dove di torre
in torre balza e si rimanda
ormai vano un consenso
il chivalà dell’ora,
come quaggiù di torretta in torretta
dai vertici del campo nei richiami
tra loro le scolte marocchine-
chi va nella tetra mezzanotte
dei fiocchi veloci, chi l’ultimo
brindisi manca su nere
soglie di vento sinistre
d’attesa, chi va…
E’ un’immagine nostra
stravolta, non giunta
alla luce. E d’oblio
solo un’azzurra vena abbandona
tra due epoche morte dentro noi.

*** Continua a leggere “Il movente reale. Considerazioni sui “ritorni di fiamma” di Sereni”