Tag: René Girard

Archeologia e comunità: Appunti sull’opera di Fabio Pusterla

Gianluca D’Andrea

La familiarità con un mondo nato da una ricerca assidua e ostinata, completa nella scelta di una direzione che conduce alla riscoperta di appartenenza alla communitas umana, alla specie vivente, è ciò che mi spinge a provare un excursus nell’opera, a tal proposito significativa, di Fabio Pusterla.

Agli albori del lavorio del poeta svizzero è subito avvertibile la tendenza allo scavo delle potenzialità “erosive” della lingua che, nella sua capacità espressiva e comunicativa, manifesta la necessità di testimoniare:

Le parentesi

L’erosione
cancellerà le Alpi, prima scavando valli,
poi ripidi burroni, vuoti insanabili
che preludono al crollo. Lo scricchiolio
sarà il segnale di fuga: questo il verdetto.
Rimarranno le pozze, i montaruzzi casuali,
le pause di riposo, i sassi rotolanti,
le caverne e le piane paludose.
Nel mondo Nuovo rimarranno, cadute
principali e alberi sintattici, sperse
certezze e affermazioni,
le parentesi, gli incisi e le interiezioni:
le palafitte del domani[1].

Se la lingua appare residuo archeologico, luogo minimo di un sapere sempre più fagocitato dal tempo, allora la tensione di chi aderisce totalmente a questa protesi millenaria si fa coraggio emancipante, urlo attenuato, emblema di una sobrietà da sparare addosso a chi fa, della stessa protesi, possibilità offuscante e falsificatrice: in Heteroptera[2] è proprio questo scontro tra le possibilità linguistiche ad essere focalizzato: Continua a leggere “Archeologia e comunità: Appunti sull’opera di Fabio Pusterla”

Annunci

Dello stupore postumo. Su "I Mondi" di Guido Mazzoni

Italo Testa
I mondi è il primo, lungamente atteso libro di poesia – preceduto da pubblicazioni in rivista e da una silloge comparsa nel Secondo Quaderno di Poesia Italiana (Guerini, 1992) – di Guido Mazzoni, già autore dei saggi di Forma e solitudine (Marcos y Marcos, 2002) e della monografia Sulla poesia moderna  (il Mulino, 2005): un’opera, quest’ultima, che ha suscitato un vasto dibattito e segnato, con  il suo sforzo teorico di ridefinire la lirica all’interno di una vera e propria filosofia dei generi letterari, una tappa importante nel panorama critico dell’ultimo decennio.
 Articolata in sei brevi sezioni, I mondi è un’opera molto bella, di equilibrio compositivo raffinato, in cui l’alternanza stilistica tra verso libero e prosa determina una serie di variazioni – sorrette da una profonda unità tonale – intorno ad alcuni pensieri dominanti. Questo elemento riflessivo non si lascia ridurre a determinazione contenutistica ma si rifrange in una forma espressiva prismatica, governata da una lingua trasparente e comunicativa ma insieme dotata di un alto tasso figurale e che, pur collocandosi saldamente all’interno del genere della lirica moderna, ne riconfigura internamente lo spazio in un rapporto mobile ad altri generi quali il saggio, il frammento filosofico – Nietzsche e Kafka sono gli autori citati in esergo – la prosa narrativa o lo zibaldone. Continua a leggere “Dello stupore postumo. Su "I Mondi" di Guido Mazzoni”