Tag: Rosaria Lo Russo

Recensione a Rosaria Lo Russo, “Nel nosocomio” (Effigie, 2016)

Nadia Agustoni

Di cosa ci parla Rosaria Lo Russo nel suo nuovo libro “Nel nosocomio”? Si potrebbe pensare a un luogo ristretto, una grande casa o un condominio adibito alla cura della terza età, ma procedendo nella lettura vediamo che non è così. Libro allegorico, dà conto di alcune, molte anzi, facce del paese Italia. Paese in preda a un vivere meccanico, avulso da tutto quello che può scompaginarne l’ordine apparente. Lo Russo, spietatamente, trova il modo di incarnare sulla pagina vizi e difetti di gente che si compiace troppo di se stessa e più ancora di quello che ha. Perché nessuno sceglie di essere davvero vivo in questi quadri, che l’autrice dispone come per le scene di un teatro, ma dove gli attori potremmo essere anche noi lettori o chiunque conosciamo:

Sposiamo l’idea del nostro direttore: ogni giorno/ che dio mette in terra facciamo almeno un’ora di/ esercizi. C’è una palestra modernissima nel semi- /interrato…” p. 12

Se la saggezza un tempo apparteneva alla vecchiaia, ora è sostituita dalla routine più grigia e banale, quasi ossessiva nei rituali di brioche, cappuccino, pasticche, televisione ecc. Le persone del nosocomio-nazione temono il contatto con gli altri, hanno la fobia dello straniero “gli extracomunitari” che: “Non si lavano bene i denti, non fanno la doccia due volte al giorno… mangiano cavallette fritte e vermi… non sono liberi quelli che chiedono l’elemosina…” p.17 Continua a leggere “Recensione a Rosaria Lo Russo, “Nel nosocomio” (Effigie, 2016)”

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Recensione a Rosaria Lo Russo, "Crolli" (Le Lettere Editrice 2012)

 Nadia Agustoni

Se la parola catastrofi, rigorosamente al plurale, ha per chi è relativamente giovane, sempre evocato epoche passate, ormai da non pochi anni la si associa al presente. La realtà delle medie catastrofi ci sta addosso, ma si dà il caso che nascondano qualcosa di ben peggiore o di maggiore, come le guerre e il venire meno dell’umano.

Rosaria Lo Russo ci dà con Crolli pagine che scavalcano le macerie e parole che danno fiato a una speranza sotterranea, quasi dicendo al lettore che noi siamo oltre le disfatte, più resistenti del nostro nudo resistere agli eventi nefasti, perché in noi bruciano le immagini di un mondo che brucia, ma altre immagini si ricreano, come se ognuno portato dallo sguardo fino alle porte di Tannhauser, non pensasse di morirne ma a rifondere ogni cosa vista e cercarvi quel significato che l’autrice ci restituisce nei gesti minimi del vivere. Continua a leggere “Recensione a Rosaria Lo Russo, "Crolli" (Le Lettere Editrice 2012)”

Rosaria Lo Russo, Nel Nosocomio (Transeuropa, 2011)

 Renata Morresi

A differenza che nell’ospedale, dove, etimologicamente, si raccolgono gli ospiti, nel nosocomio si cura la malattia, o, se si presta fede all’ipotesi della radice latina nex, la morte. Nel nosocomio di Rosaria Lo Russo, in un gigantesco e grottesco rovesciamento, ci si prende cura, letteralmente, della malattia e della morte, attraverso il culto del consumo e della dissipazione. Lo Russo ci parla con un “noi” ingenuo, impotente, tanto più disperato quanto inconsapevole della sua dissoluzione come corpo sociale e della sua assunzione a corpo docile di foucaultiana memoria.

Sposiamo l’idea del nostro direttore: ogni giorno

che dio mette in terra facciamo almeno un’ora di

esercizi. C’è una palestra modernissima nel semi-

interrato del nostro nosocomio, fornita di tutti

gli attrezzi necessari. Quelli che stanno peggio

possono anche fare yoga, c’è un tizio vestito di

bianco che viene apposta da fuori e fa anche

respirazione. […]

(10) Continua a leggere “Rosaria Lo Russo, Nel Nosocomio (Transeuropa, 2011)”

Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-77

Marco Giovenale


1. Corpo, gelo, tempo, oggetti


Il secondo termine del titolo scelto per questa piccola rassegna di voci poetiche, ossia il termine indistinto e plurale “generazioni”, riceve da tempo e da più parti critiche severe. Sono giustificate, a parere di chi scrive. Si parlerà qui di una generazione, meglio: quella dei nati nel decennio chiuso tra il 1968 e il 1977. Per due motivi: in primo luogo, perché alcune delle voci che ad essa appartengono, pur lette e studiate, meritano ulteriore approfondimento, attenzione e riscontro critico. E in secondo luogo perché può esser bene che il riscontro si svolga – da parte dei critici che vorranno accogliere le proposte di lettura – intorno ad alcune questioni precise e ricorrenti che i nati in quell’arco di tempo sembrano porre senza mezzi termini ai lettori.

Si viene così alla prima parte del titolo. Se parlando della poesia scritta e letta dagli anni Settanta in avanti non sono rari gli accenni a una polverizzazione delle tematiche e delle forme, tale da non permettere di ricondurre i poeti pubblicati nell’ultimo quarto di secolo a contorni troppo minutamente precisabili, è altrettanto vero che per gli autori giovani, ossia per chi giusto in anni di polverizzazione nasceva, si può ora – con esattezza difendibile – parlare di elementi di identità, coesivi di temi e stili. Si possono intravedere anzi vedere somiglianze, tracciare isoipse nel paesaggio variabilissimo delle scritture. Tanto i poeti chiamati in causa quanto i due campi tematici attorno a cui vengono raggruppati meriteranno poi approfondimenti, che qui si sollecitano: anche per ampliare la serie dei nomi in gioco; e per una – del tutto sperabile – estensione dei temi e delle categorie di riferimento.

L’ipotesi avanzata consiste nell’individuare, nel/dal complesso delle voci, alcuni nodi tematici e formali comuni, tra i quali due possono essere per il momento evidenziati: quello relativo a una nuova scrittura antirealistica fredda; e quello di una poesia della visibilità e dicibilità del mondo (senza neorealismo, e senza astrazione). In questa prima sezione Continua a leggere “Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-77”