Mese: settembre 2015

Recensione a Andrea Inglese, "La grande anitra" (Oèdipus, 2013)

Raoul Bruni

Nella nota d’autore che si legge in appendice a La grande anitra, Andrea Inglese rivolge queste parole al proprio pubblico: «Lettore, tu puoi leggere il libro come vuoi, come se si trattasse di poesie messe assieme, ad esempio. Io volevo raccontare una storia, che non ho avuto la pazienza di raccontare. Ne è venuto fuori questo libro, a tre voci. L’anitra sembrava una piega spaziale e temporale sufficientemente propizia: alla meditazione, alla visione, al poetare». L’autore fornisce in tal modo un’essenziale chiave di lettura per accostarci a una raccolta poetica complessa e polifonica, costruita attorno ad un’immagine, o meglio, ad un emblema, quello dell’anitra intitolante, che si presta, credo volutamente, alle più varie interpretazioni. Del resto, lo stesso fatto che il libro sia stato scritto e concepito come un’opera tre voci lo sottrae ad una lettura monolitica. Le tre voci che parlano nelle altrettante sezioni («Le mie meditazioni di A. I.», «Le mie visioni di Minnie» e «Le mie poesie di Guardiano Notturno»), infatti, sono dotate ognuna di un proprio timbro e di una propria modalità stilistica autonoma (diversi sono anche i ceti sociali di origine: «il guardiano notturno è di origine popolare / io sono di origine borghese», recita una delle meditazioni in versi di A. I.), pur nell’ambito della generale complementarità delle tre voci, che rende il libro, in definitiva, compatto. Da sottolineare, a questo proposito, il fatto che in tutti e tre i titoli delle sezioni compaia l’aggettivo «mie», quasi a voler ulteriormente rivendicare una irriducibile autonomia delle tre voci. In tal senso, se, come ricorda giustamente Cecilia Bello Minciacchi, il vocabolo meditazioni, sembra rinviare alle classiche Meditazioni metafisiche di cartesiana memoria, la ricorrenza dell’aggettivo possessivo non può non far pensare allo Zibaldone di Leopardi, chiamato dall’autore, nell’indice autografo del 1827, «il mio Zibaldone di pensieri». Al nostro massimo poeta-pensatore moderno fa inoltre pensare l’intrecciarsi, nella Grande anitra, della dimensione filosofica (delle meditazioni di A. I., in specie), con la dimensione più propriamente poetica (delle poesie del Guardiano Notturno); alle quali, però, Inglese aggiungere anche una terza dimensione: quella visiva (in particolare, delle visioni di Minnie, prose poetiche scritte in forma di quadro; ma in tutto li libro l’aspetto visivo è fondamentale, tant’è che ogni sezione è preceduta da immagini in bianco e nero del’anitra).
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