Mese: gennaio 2015

Novecento o post-? [“Tensioni di necessità” e scritture nuove]

Marco Giovenale

 

Forse le ipotesi che qui di séguito si fanno possono trovare verifiche anche nelle opere presenti in EX.IT – Materiali fuori contesto, volume collettivo e incontri di Albinea (12-14 aprile 2013: http://eexxiitt.blogspot.it/p/exit.html).

A mio avviso, alcune nuove scritture di ricerca possono non insensatamente venir definite non testuali. Ed essere in qualche modo distanti dal discorso e percorso anche storico della testualità (se con tale vocabolo intendiamo tessitura, campo di forze e di indagine di una prassi stilistica, in un orizzonte di “poetiche”). Alcune nuove scritture portano cioè in italiano traccia e senso (e mutazioni) del vocabolo francese écriture. Interrogano e si interrogano su una collocazione di se stesse all’interno o all’esterno del Novecento.

Se giusto di écriture propriamente si parla, a proposito di opere, esperimenti, luoghi o insomma ‘ambienti’ noti e già perimetrati da una parte – ancorché estrema – del secolo XX, sarà tentazione logica restare al Novecento. Ossia ricondurre al secolo passato=presente le pratiche attuali, quelle che costituiscono per chi qui scrive un riferimento implicito: in breve googlism, flarf, opere ‘glitched’, scrittura concettuale, prosa in prosa, letteralismo, scritture della “nudità integrale”, interazione fra codici, loose writing. (Pratiche in certi casi assai lontane fra loro; per certi aspetti o in certi autori addirittura quasi avverse una all’altra. Oppure no. Cfr. http://puntocritico.eu/?p=952).

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Su "Con fatica dire fame. Poesia 1998-2013" di Giovanni Turra (La vita felice, 2013)

Agostino Longo

1.

Quando ci si accosta a questa raccolta di poesie, una delle prime impressioni è quella di venire a contatto con un mondo solido, luminoso, rigorosamente quotidiano: ci sono descrizioni (piccole, accurate), scene qualche volta pronte a svilupparsi in una brevissima storia, altre volte tali da presupporla o da avviarla lasciandola alla nostra immaginazione; ci sono persone, figure, corpi; soprattutto particolari di persone, particolari di corpi: Continua a leggere “Su "Con fatica dire fame. Poesia 1998-2013" di Giovanni Turra (La vita felice, 2013)”

Franco Buffoni, "Jucci" (Mondadori, 2014)

Stelvio Di Spigno

Jucci è un libro struggente, quasi un’altra pagina rispetto al Profilo del Rosa (2000), che pure appartiene a quella corda lirica da Buffoni accarezzata in modo tanto originale, senza cadere nei tranelli della lirica. L’ho trovato subito affabile, come se l’urgenza di ricordare e quella di raccontare si fossero fuse in un solo unico intento creativo. Le poesie non sono mai state così delicate e insieme definitive, con finali perfetti, chiusure nette, espressioni icastiche, eppure ricchissime di evocazioni, di sentimento, di pietà. Continua a leggere “Franco Buffoni, "Jucci" (Mondadori, 2014)”

Dietro ogni cosa una voce: su "Argéman" di Fabio Pusterla (Marcos y Marcos, 2014)

Gianluca D’Andrea

Speranza è il tema di Argéman, l’ultimo libro di Fabio Pusterla; “sperante” è tutta l’opera dell’autore svizzero e fondata sul recupero o conservazione, a disastro avvenuto, di barlumi di vita e natura, perché l’accesso alle vicende estinte – o a rischio d’estinzione – passi dalla “nominazione” che è volontà residua di salvaguardia, appunto, e protezione.

“Argéman”, lingua di neve perenne, sarà l’altro nome della poesia, il vero senso, l’eterno resistere della parola alla fine, e ammissione della stessa, ineluttabile, necessaria.

Come ogni vera poesia, anche quella di Pusterla ammette la sua “dispensabilità”, nonostante sia rimasto in vigore l’impulso alla ricerca di un approdo, rifugio o pausa di respiro di un flusso esistenziale avvertibile solo in termini di catastrofe: continua, avvenuta, a venire.

Tracce, ancora, segnali possibili tornano in questa raccolta di poesie a riconferma dell’importanza del ricordo e preavviso di qualcosa di ancora innominabile ma, nella volontà agonistica della scrittura, possibile. Continua a leggere “Dietro ogni cosa una voce: su "Argéman" di Fabio Pusterla (Marcos y Marcos, 2014)”

Le poesie italiane di questi anni

Claudia Crocco

1. Durante gli ultimi quindici anni sono stati pubblicati libri di poesia molto diversi fra loro. Solo per nominarne alcuni: Il profilo del Rosa di Franco Buffoni (Milano, Mondadori, 2000), Quattro quaderni. Improvvisi 1995-1998 di Giuliano Mesa (Lavagna, Zona, 2000), Ritorno a Planaval di Stefano Dal Bianco (Milano, Mondadori, 2001), Umana gloria di Mario Benedetti (Milano, Mondadori, 2004), Dal balcone del corpo di Antonella Anedda (Milano, Mondadori, 2007), Il colore oro di Laura Pugno (Firenze, Le Lettere, 2007), La distrazione di Andrea Inglese (Roma, Sossella, 2008), Tecniche di basso livello di Gherardo Bortolotti (Sant’Angelo in Formis, Lavieri, 2009), L’attimo dopo di Massimo Gezzi (Roma, Sossella, 2009), Fuoco amico di Paolo Maccari (Firenze, Passigli, 2009), I mondi di Guido Mazzoni (Roma, Donzelli, 2010), La divisione della gioia di Italo Testa (Massa, Transeuropa, 2010), Sul vuoto di Gabriel Del Sarto (Massa, Transeuropa, 2011), Avventure minime di Alessandro Broggi (Massa, Transeuropa, 2014). Alcune di queste opere contengono testi in prosa, in altre si trovano forme metriche canoniche; talvolta sono inclusi sia prose sia versi dal ritmo tradizionale. In molti casi chi dice io coincide con l’autore, ma non di rado vengono usate la prima persona plurale o la terza singolare. Può accadere che chi scrive si rivolga ad un tu indefinito, oppure a se stesso.

Per la ricchezza di esperienze, questo primo segmento del secolo può essere paragonato al periodo fra il 1911 e il 1925, quando compaiono le prime opere dei poeti nati negli anni Ottanta dell’Ottocento (i Colloqui nel 1911, i Frammenti lirici nel 1913, i Canti Orfici e Pianissimo nel 1914, Il porto sepolto e L’Allegria fra il 1916 e il 1919, il primo Canzoniere nel 1921, Ossi di seppia nel 1925), oppure al quindicennio 1956-1971, quando escono alcune delle opere più importanti di Bertolucci, Caproni, Fortini, Giudici, Luzi, Montale, Pagliarani, Pasolini, Raboni, Rosselli, Sanguineti, Sereni, Zanzotto. Per la poesia italiana, dunque, il primo quindicennio del Ventunesimo secolo è un periodo particolarmente vivace. Ma di cosa parlano i libri di poesia degli anni Zero? Quali modelli hanno? Che immagini dell’uomo trasmettono?

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