Mese: febbraio 2015

“La mia Urbino”: Paolo Volponi e l'Italia della mutazione

Martina Daraio

Scrisse Volponi: “chi è partito ha ragione” ma “chi fugge salva solo se stesso / come un passero, se un passero / si salva fuori del branco”. C’è qualcosa di molto simile in questa tentazione alla “fuga” degli anni raccontati da Volponi e quelli in corso, che vedono sempre più giovani italiani partire per l’estero. Sono anni di profonda mutazione, in cui il cambiamento scuote ogni ambito dell’esistenza: dalla politica, al lavoro, al rapporto degli uomini con se stessi e con gli spazi che vivono.

Dinanzi ad un disorientamento tanto forte il comportamento più naturale è quello di provare a razionalizzare ciò che accade. Prima ancora, è però necessario trovare un punto di riferimento solido e stabile su cui poter agganciare i ragionamenti. Numerose discipline, dalla critica letteraria, alla storia, alla geografia, negli ultimi anni sono arrivate a convergere sullo stesso punto di partenza: il territorio. La coordinata spaziale sembra l’unica ad aver conservato la sua “realtà” dopo che quella temporale ha iniziato a sfaldarsi e relativizzarsi con mezzi di trasporto e comunicazione sempre più veloci. Continua a leggere ““La mia Urbino”: Paolo Volponi e l'Italia della mutazione”

"Il cane di Pavlov (resoconto di una perizia)" di Vincenzo Frungillo , Edizioni D’If , 2013

Francesco Filia

 

 

L’uomo non si rassegna/ ad una vita senza storia,/ lascia tracce sul suo percorso,/ anche se si è appena mosso. Il cane di Pavlov (resoconto di una perizia), Edizioni D’If , 2013 – ultima opera di Vincenzo Frungillo – è un’altra magnifica esplorazione nel rapporto tra bios e storia, questa volta visto nell’ottica del rapporto traeros e scienza, o, meglio, Continua a leggere “"Il cane di Pavlov (resoconto di una perizia)" di Vincenzo Frungillo , Edizioni D’If , 2013”

Recensione ad Andrea Inglese, "La grande anitra" (Oèdipus, 2013)

Marco Giovenale

Andrea Inglese, nel suo libro di versi e prose La grande anitra (Oèdipus, 2013), elabora e articola=ramifica una struttura intenzionalmente contraddittoria più che complessa; un ecosistema chiuso e insieme infinito, pieno di cose: la struttura o teatro in cui tutto si ambienta è una sorprendente grande «anitra cotta» dentro il cui ventre svuotato e reso abitabile tre personaggi non solo si muovono fra gesti ed elucubrazioni ma anche scrivono (scrive «meditazioni» il primo, A.I.; scrive «visioni» la seconda, Minnie; scrive «poesie» il terzo, Guardiano notturno), e si impossessano – da auctores – delle tre sezioni in cui il volume appunto si divide.

Questo ecosistema (o anti-egosistema) prende le distanze dall’allegorizzare e metaforizzare; non perché eviti di accumulare in sé (e sia in sé) allegoria, figura, metafore. È inevitabile che accumuli rinvii e profili così pensati. Il linguaggio ne è tessuto, di fatto, e così questo libro. Ma il loro accatastamento è scientemente quasi scientificamente finalizzato proprio alla vaporizzazione di ogni tensione rigida all’allegorizzare (e metaforizzare) solito, transitivo, diretto. È semmai una freccia lanciata contro le frecce biunivoche troppo facili che in qualsiasi manuale uniscono due punti A e B noiosamente distanti.

L’efflorescenza verbale ossessiva, la lista, l’elencazione (fin dalla prima raccolta organica, Inventari, 2001), l’irraggiamento semantico, i frequenti rapidi spostamenti di focus dell’attenzione: Continua a leggere “Recensione ad Andrea Inglese, "La grande anitra" (Oèdipus, 2013)”

Il male necessario di Arturo Mazzarella (Bollati Boringhieri, 2014)

Vincenzo Frungillo

 

L’ultimo libro di Arturo Mazzarella, Il male necessario (Bollati&Boringhieri, anno 2014), si propone un compito delicato: analizzare il senso del male nella produzione artistico-letteraria dei nostri giorni. L’intuizione davvero notevole di questo saggio sta nell’aver riportato l’esperienza del male dalla dimensione etica a quella estetica. Così il Don Giovanni mozartiano, affrontato da Kierkegaard in Enter-Eller, diventa un modello per i nostri tempi. “Egli non apparteneva alla realtà, e tuttavia con essa aveva molto a che fare […] Non soccombe sotto il peso della realtà, non era troppo debole per sostenerlo, no, era troppo forte; ma questa forza era una malattia. Appena la realtà aveva perso il suo significato di stimolo, era disarmato; stava qui il male. Continua a leggere “Il male necessario di Arturo Mazzarella (Bollati Boringhieri, 2014)”

Su "Tutti gli altri" di Francesca Matteoni (Tunué, 2014)

Vincenzo Bagnoli

Francesca Matteoni scrive principalmente poesie, ma è anche autrice di saggi densi e interessanti; in rete ha pubblicato interventi sulla cultura contemporanea e soprattutto, essendo studiosa di queste materie, su fiabe e folklore, temi anche del suo saggio Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (l’ho definita una volta «fiabologa», ma non se questo dica tutto delle sue ampie competenze antropologiche). Di fiabe, in particolare di riletture (e riscritture) di fiabe, è anche autrice e promotrice (sul blog fiabesca.org): infaticabile organizzatrice di eventi, ha la capacità non comune di indurre gli altri a dare il meglio si sé.

Con questo libro prova una misura che finora non aveva tentato, quella del romanzo. A dire il vero, le raccolte di poesia contemporanea spesso hanno il respiro del romanzo (anche se i lettori, che snobbano la poesia, colpevolmente, non lo sanno); e in particolare le raccolte di Francesca, per il suo tipo di scrittura poematica, contengono forti elementi narrativi. A rigore, quindi, non possiamo considerarlo un «debutto»…

E poi: cosa intendiamo in realtà oggi quando ci serviamo dell’etichetta «romanzo»? La definizione è infatti tutt’altro che ovvia, se si voglia andare appena un passo più in là della grossolana categoria «merceologica»… perché quello del romanzo è un genere attualmente in crisi, nel pieno di problemi d’identità, forse più della poesia stessa. E se da un lato l’editore ha collocato Tutti gli altri in una collana di romanzi, dall’altro a una prima vista si potrebbe anche dubitare che lo sia a pieno titolo: scorrendo infatti l’indice, ci si trova davanti a una serie di nomi di persona e questa eterogeneità, unitamente all’assenza di una scansione cronologica per capitoli, potrebbe far pensare piuttosto alla raccolta di racconti. È però vero che queste figure eponime, collocate ognuna al centro dei vari nuclei del romanzo, sono fortemente archetipiche, proprio come i personaggi degli arcani maggiori dei tarocchi (di cui Francesca è studiosa), e quindi, come tutti gli archetipi, rivelano subito la tendenza a non restarsene tranquilli al proprio posto, e anzi a combinarsi fra loro, a intrecciarsi in trame e storie. Inoltre, entrando di più nel testo, si nota in tutte le parti di cui esso è composto il ricorrere della stessa voce che dice «io», quindi la presenza ricorrente della medesima narratrice (che coincide parzialmente con l’autrice), la quale, attraverso le varie storie dei singoli personaggi, racconta il proprio crescere ed evolversi, da bambina ad adolescente, quindi a giovane adulta e infine adulta, ma un’adulta che continua sempre a mantenersi uguale alla bambina che era, per il modo di guardare e sentire il mondo, e in particolare certi aspetti del mondo: la fragilità corporea, animale davanti al dolore e alla morte, la tenera e «benevola» indifferenza del paesaggio davanti a questo dolore, la meraviglia della distanza e dell’uguaglianza/somiglianza che si ritrova attraverso tali distanze, spaziale o temporale. Continua a leggere “Su "Tutti gli altri" di Francesca Matteoni (Tunué, 2014)”

Considerazioni circa una poetica della relazione

Vincenzo Frungillo

 

La critica è fatta di singole sensibilità letterarie che riescono ad ampliare la visione dei lettori. La capacità percettiva, la sensibilità, non è faccenda secondaria. A questa, va da sé, deve essere affiancata una conoscenza approfondita della produzione poetica o letteraria tout court, bisogna essere in possesso degli “strumenti umani”, per dirla con il titolo di un libro di Sereni. Preferisco parlare di critici, quindi, piuttosto che di critica, termine fin troppo astratto.

Bisogna puntare in ogni caso sulla centralità del testo, e sulla domande che da esso nascono. Discutiamo quindi di una critica che cerchi di essere un luogo dell’interrogazione radicale. Per questo motivo la relazionalità tra testo e autore è di per sé problematica. Continua a leggere “Considerazioni circa una poetica della relazione”

Il castello errante di Balestrini

Italo Testa

Città utopiche. A partire dagli anni sessanta Nanni Balestrini si è mosso furiosamente tra forme artistiche diverse. E non solo nel senso delle molteplici collaborazioni con i più vari ambiti (pittura, scultura, musica, teatro, video…), ma anche giocando in prima persona, esponendosi sia come artista visivo che come artista della scrittura. Balestrini ha costantemente utilizzato all’interno di ciascuna forma espressive le procedure delle altre. Come poeta, romanziere, Balestrini ha fatto un uso costitutivo delle più disparate tecniche di manipolazione dell’immagine provenienti dall’arte d’avanguardia, ricombinandole costantemente: Continua a leggere “Il castello errante di Balestrini”